Quale futuro per la città? Appello per un’altra Marsala (di Daniele Nuccio)

Vincenzo Figlioli

Quale futuro per la città? Appello per un’altra Marsala (di Daniele Nuccio)

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giovedì 17 Luglio 2014 - 23:14

A due anni dall’insediamento della giunta Adamo e dopo le ultime vicende giudiziarie che stanno sconquassando gli equilibri del palazzo municipale, penso sia il caso di fare qualche considerazione in merito al biennio appena trascorso.
Del prossimo futuro e delle mosse che il primo cittadino in carica intenderà compiere non è ancora dato sapere.

Di certo rimane mortificante per l’intera collettività l’idea della incombente sospensione del Sindaco a seguito della condanna appena riportata.

Garantismo o meno ed a prescindere dalle convenienze politiche del momento, resta il fatto che in una democrazia matura le sentenze vanno rispettate.

Chi ha seguito da vicino la tornata elettorale delle amministrative 2012 e le dinamiche politiche del territorio nel quinquennio precedente (in molti mi criticarono quando scrissi su un blog che a Carini non avrei affidato l’amministrazione dell’ultima palazzina di via Trusso, confermo anche oggi la considerazione di allora), chi si è interessato a tutto questo, dicevo, sa quanto fosse necessario per la città di Marsala provare a dare una netta sterzata.

Le urne diedero ragione a Giulia Adamo, è un dato di fatto.

Spettava a lei il compito di costruire un progetto politico tale da portare fuori dalle secche la città (allora non si sapeva avesse un pessimo rapporto con la posidonia) e proiettare la stessa verso nuovi orizzonti.

Per fare questo un sindaco a mio avviso non dovrebbe fare altro che scegliere alcune priorità da seguire: valorizzare le emergenze che insistono nel territorio, farsi consigliare da persone di provata onestà (magari non appartenenti ad alcuna loggia massonica), selezionare una squadra di persone competenti con i quali avviare un percorso di rinnovamento e su tutto avere di base una “idea di città”.

Non si può pensare di fare la rivoluzione seguendo rotte di piccolo cabotaggio.

Non ci si può aspettare la definizione dell’idea di città, di progetto a dieci anni, da una compagine di governo della cosa pubblica che, al contrario di quanto sopra detto, viene selezionata seguendo un unico principio: la fede verso la Regina.

Perché questo abbiamo visto nei trascorsi due anni.

Se Marcuse suggeriva “l’immaginazione al potere”, a Marsala abbiamo assistito alla messa in scena di un’opera che senza temere smentita potremmo intitolare “il trionfo della mediocrità”.

Ieri come oggi a farla da padrone nelle stanze dove si decide è la più totale e a dir poco allarmante improvvisazione.

E quanto accaduto all’avvocato Patrizia Montalto ed all’assessorato da lei diretto ne è la plastica dimostrazione.

Non si può pensare di gestire le politiche culturali guidando questo settore con sole due direttrici: pressappochismo e superficialità.

Alla luce di tutto questo intendo rivolgere alla cittadinanza e a tutte le forze che operano nel territorio questa sorta di appello. Mi rivolgo alla grande forza rappresentata dagli studenti delle scuole superiori ed agli universitari, ai professionisti ed ai commercianti che in questi anni hanno rivestito il ruolo di supplenza alle tante carenze del “pubblico”, ai disoccupati (tanti), ai precari, imprenditori e quant’altri.

Proviamo a pensare per un attimo se è il caso di innescare qualche “focolaio di dibattito” per capire e fare chiarezza sulle sfide che ci presenta il futuro.

Se è il caso che si torni a pensare tutti insieme che un’alternativa allo stato di cose presente può essere sempre costruita.

Un’alternativa che prenda esempio da quanto costruito negli ultimi anni dall’amministrazione della città di Petrosino.

Piaccia o non piaccia non si può non riconoscere al sindaco della piccola città nostra vicina il merito di essere riuscito ad infondere nella cittadinanza il “senso di comunità”.

Abbiamo bisogno di questo e di un minimo di entusiasmo.

Inutile fermarsi ad analizzare l’operato delle opposizioni in Consiglio Comunale, di fatto inesistente, laddove non interessato a piccoli interessi di bottega.

In conclusione mi rivolgo ai dirigenti locali del Partito Democratico, affinché presi da un moto di orgoglio e di coraggio si sgancino da questa amministrazione (alla fine, bello o brutto che sia un processo di rinnovamento è avvenuto all’interno di detto partito), favorendo così quello che gran parte della cittadinanza alla luce di tutto questo ormai dovrebbe cominciare a chiedere con forza: le immediate DIMISSIONI di una delle giunte peggiori  che la città abbia mai avuto dal dopo guerra ad oggi.

Fatto questo sarà più semplice pensare alla costruzione di una nuova idea di città.

Una città che sa valorizzare le risorse delle quali dispone, che sa investire in cultura, seguire ed accompagnare i processi riguardanti il mondo agricolo e la pesca parlando della costruzione del porto a prescindere da rancori personali pregressi.

Una città che riesca ad attrarre il turismo, che sia una città “a misura di turista”.

Che oltre a valorizzare le risorse ambientali delle quali dispone riesca anche a rispettarle attraverso un piano sull’edilizia e sull’abusivismo.

Una città che rimetta in discussione la questione dell’edilizia scolastica e che ponga fine all’annosa questione riguardante lo sperpero di denari che finiscono nelle tasche dei privati con gli affitti, per avere in cambio strutture che nella quasi totalità per niente rispettano le leggi sulla sicurezza degli studenti

Una città che faccia dell’integrazione uno dei suoi punti di forza per il futuro, sperando che mai più possa accadere di sentire dichiarazioni farneticanti come quelle recentemente donateci dal Sindaco in merito all’opportunità di destinare una trentina di immigrati allo Stagnone, in quanto questi avrebbero in qualche modo “contaminato” il paesaggio con la loro sola presenza o comunque limitato l’appeal turistico che la zona come è noto vanta.

Una città che non ha paura del futuro e che sappia, per concludere con una citazione colta, lanciare il cuore al di là dell’ostacolo.

Un’altra Marsala.

Daniele Nuccio

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