Ucraina, la tomba delle relazioni diplomatiche uccise anche dalla mancata intesa di Antalya

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Ucraina, la tomba delle relazioni diplomatiche uccise anche dalla mancata intesa di Antalya

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martedì 15 settembre 2026 - 4:05
Ucraina, la tomba delle relazioni diplomatiche uccise anche dalla mancata intesa di Antalya

Redazione 15 Settembre 2026, 06:05 KIEV – Mosca continua a parlare di negoziati mentre non...

15 Settembre 2026, 06:05

KIEV – Mosca continua a parlare di negoziati mentre non smette di bombardare il territorio ucraino. Kiev, dal suo canto, si dice disponibile a “compromessi” per discutere di una possibile tregua, ma persiste nel chiedere agli alleati – Usa ed Europa in primis – di fornirle armamenti per proteggersi.

Guerra Russia-Ucraina, oltre 1.600 giorni di conflitto

Dal momento dell’invasione russa in Ucraina, il 22 febbraio 2022, sono ormai trascorsi oltre 1.600 giorni. Un periodo di tempo superiore alla durata della Prima guerra mondiale. Nel corso di questi anni di conflitto le due parti hanno parlato spesso della possibilità di riunirsi attorno a un tavolo per portare avanti i negoziati per una pace che possa portare sollievo alla popolazione e all’economia di quel Paese.

Antalya, il primo tentativo di negoziato tra Russia e Ucraina

La prima occasione utile per portare il conflitto russo-ucraino sui binari del dialogo avvenne a marzo 2022, poche settimane dopo lo scoppio delle ostilità. Ad Antalya, in Turchia, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, e l’omologo russo, Sergei Lavrov, parteciparono al tavolo del negoziato diretto tra i due Paesi, in compagnia del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu.

Al tempo, così come sostenuto dalle ricostruzioni – in particolare da quella effettuata dalla rivista statunitense Foreign Affairs nelle righe di un articolo a firma degli analisti politici Samuel Charap e Sergey Radchenko -, l’Ucraina sarebbe stata disposta ad accettare diverse richieste russe. Tra queste, la garanzia della “sua neutralità permanente, dichiarata e sancita dalla Costituzione dell’Ucraina” e la promessa di “non aderire ad alcuna alleanza militare”.

Le concessioni dell’Ucraina nei negoziati di Antalya

Ma non solo. Tra le concessioni, Kiev non avrebbe permesso “la presenza di basi militare straniere e altre infrastrutture militari sul territorio dell’Ucraina” e si sarebbe impegnata a “non condurre esercitazioni militari con la partecipazione di forze armate straniere” e a garantire “che la lingua russa” sarebbe stata “una lingua ufficiale”, funzionante “su base paritaria con la lingua ucraina in tutte le istituzioni legislative, esecutive e giudiziarie” del Paese.

Al termine del primo incontro di alto livello, tuttavia, le due Parti non riuscirono a trovare un’intesa per fermare le armi. Secondo alcune speculazioni del periodo, a gravare sull’esito negativo del meeting sarebbero state le presunte pressioni portate da alcuni Paesi occidentali, in primis dagli Stati Uniti retti dall’allora presidente Joe Biden, e Gran Bretagna, rappresentata dal primo ministro dell’epoca, Boris Johnson. Tale ipotesi, citata nell’articolo di Foreign Affairs, viene comunque seguita da una smentita da parte degli stessi giornalisti: “L’affermazione che l’Occidente abbia costretto l’Ucraina a ritirarsi dai negoziati con la Russia è infondata”, viene sottolineato nel pezzo.

Russia e Ucraina, le nuove mediazioni dopo Antalya

Da Antalya a oggi sono stati replicati diversi incontri, mediati non solo dalla Turchia ma anche dagli Stati Uniti che, nel frattempo, hanno assistito al cambio di testimone alla presidenza tra Joe Biden e Donald Trump. Quest’ultimo ha trascinato gli Usa al centro del tavolo di mediazione, ponendoli come il principale conciliatore tra le parti. Tuttavia, il tycoon statunitense ha cambiato più volte linea, passando prima da una posizione accondiscentente a un’altra più dura, in particolare nei confronti di Kiev.

In particolare, Trump ha rimproverato all’Ucraina di colpire la Russia con le munizioni americane fornite dagli Usa sotto l’Amministrazione Biden e ha minacciato a più riprese di sospendere il sostegno militare. L’ultimo affondo si è registrato soltanto pochi giorni fa, quando Trump ha sollecitato Kiev a non colpire ancora le raffinerie in territorio russo.

Zelensky e Putin, posizioni ancora lontane sulla pace

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sempre auspicato una pace “giusta” per il suo Paese, ancora prima di una “possibile”. Ma contemplare l’idea di una riconciliazione tra le forze in campo in grado di ristabilire lo status quo precedente allo sconfinamento del Cremlino sul terreno di Kiev appare decisamente distante dalla sua piena applicazione. Un po’ per la ritrosia del presidente russo Vladimir Putin a fare concessioni sulle proprie posizioni, che continua a mantenere ferme dall’inizio delle ostilità – cessione delle quattro regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson rivendicate da Mosca, dimensioni dell’esercito di Kiev e impegno a non entrare nella Nato – un po’ per il timore di Kiev di vedere trasformata una potenziale condizione di pace in una resa.

Territori contesi, il nodo dei negoziati Russia-Ucraina

Resa che, almeno indirettamente, è stata suggerita di recente da Jared Kushner, genero del presidente Trump e inviato speciale del presidente degli Stati Uniti. Intervenendo in collegamento al forum Yalta European Strategy che si è tenuto la scorsa settimana a Kiev. Il rappresentante diplomatico della Casa Bianca ha confermato che la disputa sui territori rimane ancora il principale ostacolo all’intesa tra Russia e Ucraina e, secondo la valutazione americana, l’accordo potrebbe diventare molto più vicino nel caso in cui Kiev accettasse di arretrare le proprie linee e cedesse definitivamente i territori contesi.

“Torneremo quando avremo qualcosa di cui discutere, quando sarà necessario”, ha affermato Kushner. L’obiettivo di Washington è quello di riuscire ad annunciare nuovi passi avanti nella trattativa già nelle prossime settimane, in vista di un nuovo trilaterale Ucraina-Stati Uniti-Russia a cavallo tra settembre e ottobre. Gli Emirati Arabi si sono già detti disponibili a ospitare i prossimi negoziati, così come la Svizzera e la Turchia.

Cina e India pronte a contribuire alla pace in Ucraina

Nelle stesse ore, anche il leader cinese Xi Jinping e il primo ministro indiano Narendra Modi hanno mostrato disponibilità a contribuire per il processo di pace in Ucraina. “Durante i loro incontri a Nuova Delhi, sia il presidente Xi sia il primo ministro Modi hanno mostrato un vivo interesse per la questione ucraina e hanno espresso la disponibilità dei loro Paesi a svolgere un ruolo in una soluzione, se necessario, e la loro volontà di contribuire. Ciò è stato accolto molto positivamente dal presidente Putin”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, citato dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti.

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Fonte: QdS.it