Il rendering dei due progetti per Catania e PalermoTermovalorizzatori di Catania e Palermo - rendering...
“Le caratteristiche del 19.12.12 illustrate dai progettisti saranno valide solo dopo la messa a regime delle piattaforme pubbliche di trattamento del rifiuto indifferenziato”. Questa frase è stata pronunciata dal dirigente regionale Onofrio Gullo nel corso della conferenza di servizi svoltasi a fine agosto nell’ambito della procedura di valutazione del termovalorizzatore di Catania.
Le parole di Gullo, in servizio all’Ufficio speciale per la valorizzazione energetica dei rifiuti, sono utili a riportare al centro dell’attenzione un dato inconfutabile: i termovalorizzatori, che il governo Schifani vuole costruire in Sicilia, potranno funzionare soltanto se l’intero sistema di impiantistica dedicata ai rifiuti si adeguerà.
Un assunto noto agli addetti ai settori, ma che legittimamente non lo è a parte dell’opinione pubblica: l’idea secondo cui i termovalorizzatori potranno sostituire le discariche, processando i rifiuti indifferenziati con l’obiettivo di recuperare energia, rischia di risentire di un eccesso di semplificazione. I termovalorizzatori accoglieranno l’indifferenziata, ma quest’ultima dovrà soddisfare determinati requisiti e rispettare dei parametri che oggi non di rado verrebbero sforati.
I termovalorizzatori in Sicilia e la questione Tmb
Le parole di Gullo sono riportate nel verbale redatto a margini delle due sedute che si sono tenute tra il 27 e il 31 agosto. Il dirigente è intervenuto poco dopo che i progettisti incaricati dalla Regione avevano specificato che il rifiuto noto con il codice Eer 19.12.12 – ovvero rifiuti non pericolosi che derivano dal trattamento meccanico – per essere ammesso al termovalorizzatore dovrà risultare conforme a una serie di prescrizioni: avere un potere calorifero inferiore (quello che si calcola non tenendo conto del calore latente di vaporizzazione dell’acqua) compreso tra 8 e 15,5 megajoule per chilogrammo (Mj/Kg), un’umidità non superiore al 35% in massa, una quantità di cloro non superiore allo 0,5% sulla sostanza secca. E poi ancora che abbia almeno il 50% di sostanza organica combustibile sulla sostanza secca e quantitativi non superiori al 20% di frazioni non combustibili, come vetro, metalli, pietre, sabbia e inerti.
Stando a quanto appreso da QdS.it da fonti che operano nel settore, tali valori non sarebbero garantiti dai processi su cui si basano gli attuali impianti di trattamento meccanico-biologico presenti nell’isola. A esserne consapevole, d’altronde, è anche Renato Schifani. Nell’aggiornamento al Piano regionale dei rifiuti, approvato nella veste di commissario nel 2024, si parla della realizzazione di nuove piattaforme intermedie per il trattamento dei rifiuti.
Gli impianti da fare
Il piano della Regione è quello di investire nell’ammodernamento degli attuali cinque Tmb pubblici e di realizzarne altri undici nuovi.
“Gli esistenti impianti intermedi sono costituiti da Tmb per la quasi totalità privi di sezioni di recupero e raffinazione delle matrici omogenee dei rifiuti indifferenziati da essi trattati”, si legge nel piano. Il motivo è spiegato con la destinazione finora avuta dai rifiuti: le discariche. I Tmb finora sono serviti soltanto a ridurre in termini di massa e volume i rifiuti da abbancare nelle vasche.
“La pianificazione regionale prevede l’implementazione (quali-quantitativa) di questa tipologia di impianti (limitatamente a quelli a pubblica gestione) al fine di produrre combustibile solido secondario-combustibile (CSS-C) destinato a recupero energetico presso cementifici) e recupero di materiali da avviare a riciclo, oltre che la raffinazione della frazione organica finalizzata alla valorizzazione energetica di questa frazione merceologica omogenea”, viene spiegato.
La geografia dell’impiantistica esistente dice che “in particolare le province orientali sono sprovviste di tali impianti”.
Impianti nuovi
Nel piano regionale sono indicati i 16 impianti da cui passerà l’indifferenziata prima di arrivare ai termovalorizzatori. I cinque esistenti che dovranno essere ammodernati si trovano a Gela, Enna, Palermo, Ragusa e Trapani. Quelli indicati come nuovi, e dunque da realizzare, sono localizzati a Sciacca, Ravanusa, Randazzo, Catania, Grammichele, Mazzarrà Sant’Andrea, Castellana Sicula, Corleone, Melilli, Castelvetrano e, infine, un altro a Trapani. Nel complesso dovrebbero essere capaci di processare circa un milione e mezzo di tonnellate all’anno.
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