Strage di Via D'Amelio Imagoeconomica Edoardo Ullo 17 Settembre 2026, 09:12 Si chiude il processo...
Si chiude il processo per depistaggio delle prime indagini sulla strage di via d’Amelio del 19 luglio del 1992 nella quale morirono Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta.
A 34 anni dall’eccidio, la corte di Cassazione ha respinto tutti i ricorsi e lasciato così ferma la sentenza d’Appello del 2024 nei confronti dei tre poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia in concorso per aver contribuito alla costruzione della falsa pista investigativa che si basava sulle dichiarazioni di falsi pentiti.
Rigetti i ricorsi delle difese
I giudici della Sesta sezione penale hanno rigettato sia i ricorsi delle difese sia quello della procura generale di Caltanissetta. Di contro ha accolto le richieste formulate dal sostituto procuratore generale Cristina Marzagalli.
La procura generale aveva chiesto il riconoscimento dell’aggravante di aver commesso il reato per favorire Cosa nostra, con condanne fino a undici anni e dieci mesi. L’aggravante, però, era già stata esclusa dalla Corte d’Appello di Caltanissetta, facendo così scattare la prescrizione del reato di calunnia.
Nel giugno 2024 i giudici avevano confermato la sentenza di primo grado nei confronti dell’ex funzionario Mario Bo e dell’ex vicesovrintendente Fabrizio Mattei, dichiarando invece prescritto il reato anche per l’ex assistente Michele Ribaudo, che in primo grado era stato assolto.
L’accusa
Secondo l’accusa, i tre avrebbero contribuito a costruire falsi pentiti, inducendoli a mentire per depistare le indagini sulla strage di via D’Amelio. Tutti e tre, oggi in pensione, facevano parte del gruppo investigativo sulle stragi del 1992 guidato da Arnaldo La Barbera, morto nel 2002. Bo, Mattei e Ribaudo sono difesi dagli avvocati Giuseppe Seminara e Giuseppe Panepinto.
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