Dati informatici, foto di Muhammed Ensar da Pexels Emanuela La Mela 13 Settembre 2026, 12:56...
“Creare un sistema centralizzato che sappia in tempo reale lo stato di saturazione dei pronto soccorso può salvare vite umane. Se ho un’urgenza medica, non è detto che il più vicino a me sia il più veloce perché magari ci sono dei tempi di attesa in base al codice di gravità assegnato”.
Al QdS.it l’ingegnere informatico Simone Messina parla del progetto Open Sicilia, nato all’interno del dipartimento Innovazione tecnologica di Controcorrente che presiede insieme al fratello Marco. L’obiettivo è superare gli ostacoli che ogni giorno i residenti siciliani si trovano a fronteggiare in alcuni ambiti.
La piattaforma civica nasce per aiutare i cittadini a orientarsi tra dati pubblici e servizi online. Il funzionamento della pubblica amministrazione siciliana “è un po’ complesso da raggiungere e da utilizzare, digitalmente parlando”. Se ne parla ancora troppo poco in una regione che si dichiara aperta all’innovazione – anche nelle agende politiche se ne parla sempre di più -, ma che nei fatti continua a rimanere indietro.
Il malfunzionamento dei portali siciliani e la nascita del progetto
“Quanto è facile per un cittadino sapere se un servizio pubblico digitale funziona? Dove si può trovare un’informazione su un’interruzione di servizio? Come consultare i dati disponibili e capire cosa significano?”. Questi gli interrogativi principali alla base della nascita di Open Sicilia.
“Spesso queste informazioni ci sono ma sono distribuite tra tante fonti e portali obsoleti e difficili da trovare”, dice Simone.
L’idea nasce circa sei mesi fa per poi trasformarsi in realtà. Parallelamente emerge un’effettiva necessità legata al portale della Regione Siciliana. “Ci siamo accorti di un difetto: in quel momento era inutilizzabile. Non sappiamo tecnicamente perché ma abbiamo capito che sarebbe stato utile avere una mappa costante dei disservizi”. Quindi offrire strumenti di orientamento immediati per non lasciare soli gli utenti davanti ai blocchi del sistema.
Un linguaggio a misura di utente
L’intento è di abbattere la complessità dei portali pubblici e rendere le informazioni alla portata di tutti: “Vogliamo raccogliere le informazioni in modo che possano essere verificate in maniera più semplice e con un linguaggio accessibile all’utente medio. L’ambizione è quella di costruire una sorta di osservatorio civico permanente con un approccio costruttivo fondato sui dati”.
I primi riscontri ottenuti confermano come la transizione digitale sia un tema sentito. “Da subito abbiamo ricevuto tante mail di sostegno e richieste di collaborazione da professionisti e semplici cittadini, indice di un reale desiderio di creare una comunità attiva sul tema in Sicilia”.
La Sicilia è una regione open data?
Sul fronte della trasparenza dei dati in Sicilia, Simone evidenzia uno scenario ancora complesso e con notevoli margini di crescita. “Il concetto di ‘open data’ è ampio – spiega -. Bisogna innanzitutto capire la tipologia di dati esistenti, chi li detiene e chi non li mette a disposizione o lo fa in maniera errata“. I ‘dati aperti’ sono informazioni che chiunque può utilizzare, riutilizzare e ridistribuire liberamente. Toccano così aspetti cruciali come l’accessibilità e l’adozione di formati digitali facilmente fruibili dai cittadini.
In quest’ottica, gli open data diventano il pilastro stesso della trasparenza poiché permettono agli utenti di monitorare e valutare da vicino l’operato della Pubblica Amministrazione.
Estrapolare i dati: una sfida complessa
Per chiarire la portata del problema, si cita un caso di rilevanza nazionale: “La Motorizzazione civile, ad esempio, pubblica l’elenco dei quiz per gli esami di guida. Tuttavia, dal punto di vista informatico, non è un documento pertinente a una vera banca dati ma un semplice PDF, un formato orientato all’immagine più che all’elaborazione del dato a differenza di file nativi come Excel, CSV o XML”.
Il vero ostacolo emerge all’atto pratico: “Cercare una riga o consultare un’informazione in un PDF è un’operazione completamente diversa. I dati, pur essendo presenti, sono presentati nel formato sbagliato o non sono accessibili per problemi tecnici del portale che li ospita. Spesso il cittadino clicca ma il sistema restituisce un errore – è una delle segnalazioni che riceviamo più spesso”. Così, accade che professionisti elaborino le informazioni tramite complessi processi tecnici “facendo, privatamente, un lavoro di collezionismo di dati“.
Il problema interessa diversi ambiti che spaziano dai flussi turistici, al calo delle nascite fino agli indici demografici. “Anche pratiche come Resto al Sud sono intricate e senza procedure guidate. I portali non sono intuitivi e le finestre si bloccano. È una barriera che ci proponiamo di abbattere. Il lavoro da fare è immenso, siamo ancora al primo step”.
Un’esperienza digitale su misura per il cittadino
L’obiettivo finale deve essere una migliore esperienza per il cittadino, capace di semplificare e velocizzare il suo percorso online. A tracciare la rotta sono i pilastri del web design moderno. “Ci sono due aspetti importanti: la user experience e la user interface”, viene spiegato, facendo riferimento alla facilità e alla rapidità con cui un utente riesce a compiere un’azione online. Un traguardo che sul locale sembra essere ancora lontano. “I portali regionali sono indietro anni luce perché il cittadino medio non riesce a trovare facilmente la sezione di cui ha bisogno, né a utilizzarla concretamente. Il sito della Regione Siciliana, ad esempio, è sviluppato con un Cms chiamato Drupal. Senza entrare nel merito tecnico, fatto sta che nel 2026 c’è sicuramente di meglio”.
Il problema, però, non è solo strutturale, ma riguarda anche la gestione quotidiana e la manutenzione delle piattaforme. “La squadra di tecnici che gestisce un sito istituzionale dovrebbe mettersi nei panni dell’utente”. Per comprendere il disservizio basta calarsi nella realtà ponendo l’esempio di un cittadino che cerca i dati sull’inquinamento in Sicilia nell’ultimo anno: “Io tecnico dovrei fare dei test per capire se ottengo il dato in pochi click”.
Se mancano le basi, l’Intelligenza Artificiale resta un miraggio
Il divario digitale appare ancora più urgente e macroscopico oggi, in un’era dominata dall’intelligenza artificiale e da innovazioni tecnologiche che corrono a dismisura.
“Le medie e grandi aziende italiane vanno in quella direzione. In Sicilia, invece, non se ne parla ancora in maniera decisa. Figuriamoci se si parla di intelligenza artificiale orientata ad aiutare il cittadino, quando siamo indietro sui semplici portali”.
Il futuro di Open Sicilia, un hub digitale partecipativo e open source
L’obiettivo, dunque, è ampliare progressivamente le possibilità offerte dalla piattaforma e renderla sempre più partecipata, anche attraverso il contributo della comunità informatica. “In futuro ci aspettiamo di poter agevolare il cittadino su nuovi posti di lavoro e opportunità in generale, segnalazioni sul malfunzionamento di un lampione rotto o una buca per strada. Vogliamo dare l’opportunità di segnalazione semplice al cittadino”.
Un’evoluzione che passa anche dalla scelta di rendere aperto il processo di sviluppo, coinvolgendo chi può contribuire alla crescita del progetto. “E c’è questa volontà di creare una community di informatica e di svilupparlo come un progetto pubblico open source, cioè alla luce del sole, sia come codice sia come servizi offerti”.
Per ora, il lavoro è concentrato sulle tante idee già arrivate e sulla selezione di quelle che potranno diventare nuove funzioni. “C’è tanto lavoro dietro e in questo momento stiamo vagliando le semplici moltitudini di proposte che ci sono arrivate”.
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