Servizi condivisi e meno costi, 125 Comuni ci provano: 23 richieste alla Regione

Michele Giuliano

Servizi condivisi e meno costi, 125 Comuni ci provano: 23 richieste alla Regione

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Michele Giuliano |
venerdì 28 agosto 2026 - 4:28
Servizi condivisi e meno costi, 125 Comuni ci provano: 23 richieste alla Regione

Michele Giuliano 28 Agosto 2026, 06:28 PALERMO – La Regione apre la fase istruttoria per...

28 Agosto 2026, 06:28

PALERMO – La Regione apre la fase istruttoria per i contributi 2026 destinati a sostenere e incentivare l’associazionismo tra Comuni. L’elenco delle istanze pervenute entro i termini, pubblicato dal Dipartimento delle Autonomie locali, conta 23 realtà associative composte da 125 Comuni. Il documento del Servizio 6 fotografa la platea delle amministrazioni che chiedono di accedere alla misura, ma non costituisce ancora una graduatoria, né l’elenco dei beneficiari.

Il provvedimento riguarda le Unioni e le Convenzioni tra Comuni. L’obiettivo è favorire la gestione associata di funzioni e servizi, mettendo in comune strutture, personale, organizzazione e risorse amministrative. Per i piccoli Comuni, soprattutto nelle aree interne e territorialmente frammentate, la gestione associata può consentire di mantenere servizi e capacità amministrativa, riducendo duplicazioni e costi. La misura si inserisce nel quadro previsto dall’articolo 32 del Testo unico degli enti locali per le Unioni di Comuni e nella disciplina regionale che incentiva l’esercizio associato delle funzioni. Il sostegno è collegato all’effettivo esercizio associato delle funzioni, dopo la delega esclusiva delle stesse da parte di tutti i Comuni aderenti. La normativa prevede inoltre che i contributi possano sostenere la costituzione di nuove Unioni e la stipula di Convenzioni.

Le 23 realtà associative che chiedono i contributi

L’avviso 2026 è stato approvato con decreto del 24 giugno scorso. Entro la scadenza risultano arrivate le istanze di: Paesi dei Nebrodi; Alto Verdura e Gebbia; Comuni dei Nebrodi; Terre Sicane; Valle del Belice; Comprensorio di Naxos e Taormina; Etna Nebrodi Alcantara; Corvo Eleuterio; Valli Joniche Peloritani; Terra dei Lancia; Valle del Patrì; Area Interna Val Simeto Etna; BESA; Costa Alesina; Trinacria del Tirreno; Elimo Ericini; Unione Ibleide; Unione della Rocca e dei Vivai; Valle del Sosio; Comuni del Calatino; Area Interna Troina; Valle Iblei; Paternò-Ragalna.

La fotografia è territorialmente ampia e coinvolge aggregazioni delle province di Messina, Palermo, Agrigento, Trapani, Catania, Enna e Ragusa. Alcune realtà riuniscono numerosi Comuni. L’Elimo Ericini comprende Buseto Palizzolo, Custonaci, Erice, Paceco, San Vito Lo Capo e Valderice; l’area interna Troina riunisce numerosi Comuni dell’Ennese; i Comuni del Calatino comprendono Caltagirone, Grammichele, Licodia Eubea, Mazzarrone, Mineo, Mirabella Imbaccari, San Cono, San Michele di Ganzaria e Vizzini.

Oltre un milione di euro per i Comuni siciliani

Le risorse complessivamente stanziate per il 2026 ammontano a 1.053.644,18. I fondi derivano da due fonti di finanziamento distinte: 503.644,18 euro come quota di contributo statale e 550 mila come quota di compartecipazione della Regione Siciliana. Di questi 1.026.644,18 euro sono riservati alle Unioni di Comuni e i restanti 27 mila ai Comuni con Convenzioni attive.

La misura va letta anche nel quadro del sistema nazionale di sostegno all’associazionismo comunale: nel 2026 il riparto delle risorse statali alle Regioni è stato definito nell’ambito dell’Intesa della Conferenza Unificata del 18 marzo scorso. La Regione Siciliana ha quindi emanato il proprio avviso per raccogliere le domande delle forme associative presenti sul territorio.

Gestione associata dei servizi per ridurre i costi

La logica dell’intervento è rafforzare la capacità dei Comuni di esercitare insieme funzioni e servizi. L’associazionismo permette di condividere personale e strutture, organizzare servizi comuni e utilizzare in modo più efficiente le risorse pubbliche. Per territori composti da numerosi piccoli municipi, la cooperazione può diventare uno strumento per mantenere una capacità amministrativa adeguata senza replicare in ogni Comune la stessa organizzazione.

Non basta però la semplice esistenza formale dell’aggregazione: la disciplina collega il contributo all’effettivo esercizio associato delle funzioni e, per le Unioni, alla delega esclusiva delle funzioni da parte di tutti i Comuni aderenti. La normativa regionale ha inoltre previsto espressamente la possibilità di destinare i contributi anche alla costituzione di nuove Unioni e alla stipula di Convenzioni.

Il dato che emerge dall’elenco è significativo: 23 istanze entro il termine mostrano un interesse concreto verso una forma di collaborazione che può rafforzare servizi e capacità amministrativa, soprattutto nelle aree interne e nei territori con Comuni di piccole dimensioni.

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Fonte: QdS.it