Sapiente è chi sa di essere ignorante

Carlo Alberto Tregua

Sapiente è chi sa di essere ignorante

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Carlo Alberto Tregua |
martedì 29 settembre 2026 - 6:25
Sapiente è chi sa di essere ignorante

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29 Settembre 2026, 08:25

La questione in rassegna oggi è nota a tutti (forse), ma vale la pena ritornarci. Riguarda la diffusa ignoranza degli umani, i quali generalmente non si raccapezzano di fronte a eventi, situazioni e fatti diversi, e così immaginano cose inesistenti, raccontandosi storie senza fondamento.
Ad alcuni di essi (una minoranza), però, passa per la testa la voglia di saperne di più, ed ecco che cominciano a leggere in modo ingordo centinaia e centinaia di libri (saggi), nei quali vi è la conoscenza vista nei secoli, dalla quale si possono trarre barlumi di verità.
Un lavoro continuo di lettura e apprendimento consente di immagazzinare informazioni in quella prodigiosa macchina che è il cervello e consente altresì all’altra parte di esso, quella che elabora, di avere risposte ai quesiti che ognuno di noi si pone in tempi brevissimi.
Il guaio è che più si legge, più si conosce, più si impara e più aumenta la sensazione di essere ignorante, sensazione – forse corrispondente alla realtà – che è maggiore nei sapienti.

Ignoranza e conoscenza, il valore della consapevolezza

Al contrario, chi non sa vaga senza meta e senza punti di riferimento perché non capisce ciò che accade, la natura delle cose, gli sviluppi, le cause, gli effetti. E quando deve rispondere a quesiti o affrontare problemi, diventa una sorta di “Tira in lungo”. Tutti quelli che, come si dice, “menano il can per l’aia”, sono persone che non possiedono conoscenze e non sanno come regolarsi di fronte agli eventi che si presentano loro.
Fra gli umani vi sono due grandi categorie di persone: quelle che sanno il più possibile, che è anche molto meno dell’esistente, ma che, tuttavia, consente loro di affrontare e, in qualche misura, di risolvere i problemi; e tutte le altre, cospicua maggioranza, che non sanno “sbrigarsela” poiché non tutti possiedono i requisiti e quindi rinviano di tempo in tempo, in modo inconcludente.
La questione è nota, ma non sono molti quelli che ne hanno la consapevolezza, il che si deduce dal fatto che quasi nessuno ha la voglia di leggere, leggere e leggere per scoprire un pezzettino di realtà che gli occhi non vedono.

Conoscenza e limiti del sapere umano

Estendendo quanto precede, potremmo citare, per esempio, i biologi, che non sanno spiegare come il cervello produca l’autoconoscenza; i fisici, che non sanno spiegare cosa abbia prodotto il Big Bang.
Si dice largo ai giovani. Evviva! Certo che bisogna fare spazio a chi arriva dagli studi, ma attenzione, non bisogna generalizzare. Occorre fare largo ai giovani bravi, che sono anche quelli volenterosi, che hanno un progetto di vita; in altri termini, che immaginano cosa vorranno fare da grandi, cosa li appassiona.
Anche questi giovani costituiscono, purtroppo, una minoranza, mentre la maggioranza è più attratta da svaghi, ferie e altre amenità.
Non parliamo della Cosa pubblica, nella quale cittadine e cittadini sono capaci solo di blaterare, reclamando diritti senza pensare ai doveri. I responsabili delle istituzioni, dalla loro, cercano di accontentare le diverse parti richiedenti indipendentemente da un disegno programmatico generale, che dovrebbe fare l’interesse di tutti, anche incidendo negativamente sugli interessi di questa o quella parte.

Cultura e libertà contro l’ignoranza

Da tempo abbiamo cominciato la campagna nazionale “Cultura è Libertà”, lotta contro l’ignoranza delle masse. Infatti riteniamo che una vera Democrazia debba derivare dalla volontà consapevole di chi la esprime. Tale volontà consapevole può essere espressa solo se chi la emette ha sufficienti conoscenze per capire i fenomeni dei problemi e prospettare adeguate soluzioni.
La dimostrazione di quanto diciamo è la situazione attuale: una Collettività che non cresce, né in dati economici, né in civiltà, né in conoscenze, che sono parametri fondamentali per capire se vi è evoluzione o meno. Questi parametri sono indiscutibili perché esprimono chiaramente una realtà inoppugnabile, contro la quale si scagliano i “Contaballe”, cioè coloro che sparano stupidaggini a raffica per nascondere la loro insipienza.
Non vogliamo essere cattivi, ma non possiamo trascurare questa verità lampante, contro la quale la classe dirigente si esprime balbettando, per cui le cose restano come sono. Evviva!

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it