Rosario Vitale, presidente regionale di Assolivo Coltivatori (mg)Rosario Vitale, presidente di Assolivo Coltivatori (mg) Michele...
La nuova campagna olearia in Sicilia si apre tra preoccupazioni e incertezze. Da una parte ci sono le previsioni di un forte ridimensionamento delle quotazioni dell’olio e la concorrenza di prodotti di scarsa qualità a prezzi bassissimi, dall’altra lo spettro di una concorrenza sleale, fatta soprattutto dal sommerso, che, secondo Rosario Vitale, presidente regionale di Assolivo-Coltivatori Sicilia, rischia di penalizzare soprattutto le aziende che lavorano nel rispetto delle regole.
Prezzo dell’olio siciliano, la produzione potrebbe calare del 70%
Il primo nodo riguarda il prezzo dell’olio. In questi giorni si sono diffuse stime, da parte degli addetti ai lavori, che ipotizzano quotazioni nell’ordine dei 4,5-6 euro al chilo. Vitale contesta però l’idea di un crollo dei prezzi e lega la sua posizione soprattutto all’andamento della produzione siciliana, che, sulla base delle sue valutazioni e della propria esperienza diretta, potrebbe registrare una riduzione molto consistente. “Quest’anno praticamente abbiamo un 70% in meno di produzione”, afferma Vitale in esclusiva al QdS, spiegando che la valutazione nasce dalle sue osservazioni sul territorio e dalla propria attività, che comprende anche quasi 8 mila alberi di ulivo. Il tema si intreccia con le giacenze della precedente campagna e con la pressione esercitata dall’olio presente nella grande distribuzione. Esiste infatti una differenza enorme di prezzi tra il prodotto venduto direttamente dai produttori e gli oli confezionati (anche di rinomati marchi) disponibili nei supermercati, spesso proposti a prezzi più bassi.
Vitale richiama inoltre l’attenzione sull’indicazione “olio comunitario”, spiegando che può trattarsi di miscele di oli provenienti da diversi Paesi dell’Unione europea. Il presidente solleva anche dubbi sul sistema di confezionamento e sulla conservazione del prodotto, indicando quella che, a suo giudizio, potrebbe essere una criticità da sottoporre alle verifiche degli enti competenti. Ma il punto centrale della sua denuncia riguarda i costi sostenuti dalle aziende regolari, che quindi hanno le carte in regola. Anche qualora il prezzo dell’olio dovesse scendere, spiega Vitale, i costi di gestione non seguirebbero la stessa dinamica: personale regolarmente assunto, energia, carburante, materie prime, formazione e sicurezza continuano a pesare sui bilanci.
Olio a 5-6 euro al chilo, i costi non permettono alle aziende di reggere
“Le quotazioni di 5-6 euro al chilo non riescono a reggere, considerate le spese”, sostiene parlando dell’attività di trasformazione e dei costi della filiera. Vitale, che è anche un produttore avendo un frantoio di proprietà, racconta inoltre di aver deciso, per una scelta commerciale, di mantenere a 20 euro al quintale il costo della molitura, nonostante l’aumento delle altre voci di spesa. Da qui la critica nei confronti del sistema economico e delle condizioni in cui operano le imprese agricole: “Se i costi di produzione sono identici, se non addirittura aumentati, com’è possibile che diminuirà il prezzo dell’olio del 50%? – si chiede e aggiunge -. In questo momento tu, politica, stai mandando al suicidio le aziende sane in Sicilia”.
La seconda questione affrontata è quella del sommerso e del lavoro nero. Vitale sostiene che il fenomeno non sia nuovo, ma che l’aumento dei costi e la difficoltà di restare sul mercato possano aver amplificato il divario tra chi opera con personale e procedure regolari e chi riesce a sostenere costi inferiori attraverso il lavoro irregolare. “Chi opera nel sommerso – specifica il presidente siciliano di Assolivo-coltivatori – è sicuramente meno esposto ai costi legati a contributi, imposte, sicurezza e adempimenti. Il risultato è una concorrenza difficile da sostenere per chi invece registra e documenta ogni passaggio dell’attività”. Vitale porta l’esempio della manodopera agricola. “Per un’azienda che assume – ricorda – non ci sono soltanto le ore di lavoro: entrano in gioco visite mediche, formazione, sicurezza, contributi e, in alcuni casi, corsi specifici per l’utilizzo di mezzi e attrezzature. Quando prendi un operaio gli devi fare la visita medica, il corso di formazione, il primo soccorso, i contributi”.
Lavoro nero nell’agricoltura siciliana, la richiesta di controlli
L’altro tema è quello dei controlli. Vitale non nega che nel territorio vengano effettuate attività di contrasto al lavoro nero, ma chiede che l’attenzione non si concentri esclusivamente sulle imprese formalmente tracciabili. “Le autorità non si possono soffermare sulle aziende tracciabili con partita Iva, che sono identificabili facilmente, andare a cercare il pelo nell’uovo, quando invece poi esiste un mondo che è certamente più pericoloso come quello legato al sommerso”, è il suo pensiero. Il messaggio finale è quindi rivolto alle istituzioni e agli organi di controllo: rafforzare l’attenzione sul sommerso, senza trasformare i controlli in un ulteriore peso per le aziende già sottoposte agli obblighi fiscali, contributivi e di sicurezza.
“Il buon senso prevarrà sugli speculatori economici”, sostiene, ribadendo che il problema non riguarda soltanto il prezzo finale dell’olio, ma la possibilità stessa per le imprese regolari di continuare a produrre. Il quadro che emerge dall’intervista è quello di un settore alle prese con una stagione complessa: produzione in calo, incognita delle giacenze, pressione dei prezzi della grande distribuzione e costi aziendali elevati. A questi fattori si aggiunge, secondo la denuncia di Vitale, il rischio che il lavoro irregolare allarghi ulteriormente la distanza tra chi opera nella legalità e chi riesce a muoversi fuori dalle regole. Una partita che, con l’avvio della nuova campagna olearia, torna a chiamare in causa produttori, istituzioni e organismi di controllo.
