Morte Onorato, una pista porta a Capaci. Donato: “Non mi arrendo, fare piena luce sull’omicidio di mio marito”

Elian Lo Pipero

Morte Onorato, una pista porta a Capaci. Donato: “Non mi arrendo, fare piena luce sull’omicidio di mio marito”

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Elian Lo Pipero |
sabato 11 luglio 2026 - 17:56
Morte Onorato, una pista porta a Capaci. Donato: “Non mi arrendo, fare piena luce sull’omicidio di mio marito”

Angelo OnoratoAngelo Onorato Elian Lo Pipero 11 Luglio 2026, 19:55 Dalle parole di un pentito,...

11 Luglio 2026, 19:55

Dalle parole di un pentito, Salvatore Bisconti, una volta capomandamento di Belmonte Mezzagno e componente della Cupola 2.0 e oggi collaboratore di giustizia, si riaccenderebbero le speranze della famiglia di Angelo Onorato. L’imprenditore è stato trovato morto nella sua auto, una Range Rover, il 25 maggio 2024 in via Ugo La Malfa, a Palermo. Da sempre la famiglia, in primis la moglie ossia l’ex eurodeputata Francesca Donato, ha pensato che si è trattato di un omicidio e non suicidio.

La richiesta di archiviazione respinta e il nuovo filone di indagini

A marzo era arrivato il rigetto della richiesta di archiviazione da parte del gip, dopo che a settembre scorso i pubblici ministeri Clio Di Guardo e Luisa Vittoria Campanile avevano chiesto l’archiviazione del caso. “Le indagini non hanno consentito di individuare seri, concreti e specifici elementi a carico di alcuno e neppure è stato possibile escludere che il decesso sia stato frutto di una scelta autonoma dello stesso Onorato”, aveva scritto la procura nelle motivazione della richiesta di archiviazione.

A marzo il gip ha respinto la richiesta di archiviare il caso, accogliendo l’opposizione della difesa permettendo di continuare ancora le indagini. Tra le prime motivazioni il giudice aveva evidenziato come “l’assenza di segni evidenti di colluttazione macroscopica sul corpo della vittima non esclude una dinamica violenta”. Il gip ha spiegato inoltre “che le immagini provenienti da numerosi impianti di videosorveglianza privati hanno permesso di ricostruire con precisione i movimenti dell’auto nella mattina del 25 maggio 2024 e la sua sosta prolungata nel tratto in cui è stata rinvenuta con il cadavere a bordo”.

Presenza di terze persone non è da escludere

In più il giudice ha sottolineato di come l’assenza di terzi non sia tecnicamente dimostrabile, così come aveva affermato la pubblica accusa in quanto “le telecamere coprono solo gli accessi veicolari, non l’intero tratto, e non esiste alcuna telecamera che riprenda pedoni che possano entrare da aree laterali, marciapiedi, terreni adiacenti, spazi non visibili e non è dimostrato che non esistano varchi pedonali, passaggi tra edifici, accessi secondari”. E poi ci sono la lettera manoscritta e alcuni messaggi whatsapp inoltrati da Angelo Onorato al legale, l’avvocato Vincenzo Lo Re. Sempre secondo il giudice questi elementi “costituiscono segnali oggettivi di allarme, attraverso i quali la vittima “esprimeva timori concreti per la propria incolumità, che non sono stati adeguatamente approfonditi nella fase delle indagini”.

E infine ci sono una serie di elementi tecnici che riguardano la scena del crimine: le fascette, lo sportello dell’auto, la cintura di sicurezza, le impronte digitali. Una serie di considerazioni che hanno spinto il gip a prolungare ulteriormente le indagini.

La pista che porta a Capaci

In questo nuovo filone di indagini sulla morte di Onorato entra in gioco il pentito Bisconti, il quale ha invitato gli investigatori a cercare nuovi elementi nella zona di Capaci. Si tratta di un territorio sul quale sin da subito la famiglia di Onorato aveva spinto gli inquirenti a cercare la verità. La Donato, infatti, ha sempre raccontato in questi anni che il marito, i giorni prima del decesso, appariva strano. Aveva confessato alla coniuge di essere preoccupato e che c’era una persona di Capaci che lo poteva far uccidere.

Bisconti conosceva la famiglia Onorato, soprattutto il papà di Angelo, Salvatore. Era anche lui costruttore, attivo in ambito di cantieri, costruzioni e investimenti principalmente nella zona di Capaci. Angelo seguiva alcune attività del comune capacioto, ma nell’ultimo periodo non aveva nascosto alcune difficoltà economiche.

Morte Angelo Onorato, la moglie: “Spero che non ci siano più dubbi che si sia trattato di omicidio”

La pista mafiosa che porta a Capaci non è nuova alla famiglia di Angelo Onorato. “Noi sin da subito – sottolinea Francesca Donato, contattata dalla nostra redazione – nella nostra opposizione abbiamo indicato in maniera dettagliata dinamiche, cause, moventi e nomi. La Procura ha avuto a disposizione tutto il materiale per orientare le indagini sull’ambito mafioso e assegnare l’inchiesta all’Antimafia. Già soltanto per le modalità della morte. Non è un modo comune e banale di uccidere una persona.

Spero che, ormai, non ci siano più dubbi che si sia trattato di omicidio e non di suicidio – prosegue -. Purtroppo non c’è stata questa sensibilità di chi dirige la Procura e l’indagine è rimasta alla Sezione Omicidi. Tuttavia il gip, a marzo, ha dirottato le indagini verso una precisa direzione e ci auguriamo che adesso vengano approfondite tutte queste circostanze, situazioni che per una serie di ragioni è la pista più fondata da seguire”.

Sul fatto che gli investigatori non hanno dato credito a questa ipotesi sin dall’inizio, Donato ammette: “Questa domanda ce la siamo sempre fatti, non abbiamo trovato una risposta. Un quesito inquietante, se proprio vogliamo dirla tutta. Io penso che ci sia stata superficialità nella valutazione di alcuni aspetti, fortunatamente il gip si è dimostrato attento ai fatti”.

La morte di Onorato e lo spettro del Mandamento San Lorenzo Tommaso Natale

Con la nuova pista Capaci e il luogo del ritrovamento del cadavere di Onorato (nella zona di Tommaso Natale), non è difficile ipotizzare, sempre che venga confermata la tesi della difesa, che dietro ci possa essere il Mandamento mafioso di San Lorenzo. Così come evidenzia la Donato a QdS: “Una cosa che mi è stata fatta notare è che un omicidio del genere non viene eseguito se non c’è l’ok del capo Mandamento di una zona precisa. In questo caso Tommaso Natale fa parte del Mandamento San Lorenzo che arriva fino a Capaci. Credo – prosegue – che stiamo assistendo tutti a quello che è ricominciato ad accadere all’interno di questo Mandamento e minimizzare questi aspetti mi sembra ingenuo o peggio, strano perché è evidente che ci sia il coinvolgimento di questa realtà nella morte di mio marito.

“Per questo, dal primo giorno voglio che venga fatta giustizia perché – continua la moglie di Onorato – non penso sia giusto che chi lo ha ucciso debba stare libero e potenzialmente essere una minaccia per me e i miei figli. Secondo, perché potrebbe continuare a fare azioni del genere, come stiamo vedendo, anche in altri ambiti e contro altre persone. Quella di mio marito è stata un’esecuzione mafiosa, esemplare, che ha voluto dare un segnale a tutta una categoria di persone, ovvero di non sognarsi di comportarsi male con determinati personaggi. L’ho pensato dal primo momento, sia per come abbiamo trovato Angelo e sia per le circostanze. Io ho avuto soltanto riscontri di conferma su questa tesi, se avessi avuto segnali diversi l’avrei messa in dubbio. Mi interessa la verità e fino ad adesso ho avuto solo conferme su questo orientamento”.

Francesca Donato: “Pronta a qualsiasi esito, ma non mi arrendo. Questo deve essere chiaro”

Il termine ultimo per presentare ulteriore documentazione utili alle indagini dovrebbe essere tra fine settembre e ottobre. “Speriamo non ci sia nuova richiesta di archiviazione – precisa Donato – perché se ci dovesse essere verrebbe da porsi il dubbio se manchi l’interesse, la volontà o l’incapacità di arrivare ad individuare. E onestamente, non so quale delle due sia peggio” sottolinea l’ex eurodeputata. “Siamo speranzosi, dobbiamo aspettare”.

Francesca Donato non si considera “né ottimista né pessimista”. “Sono pronta a qualsiasi esito”, ammette. “Una cosa è sicura, non mi arrenderò. Se ci dovesse una nuova richiesta di chiusura delle indagini ci opporremo finché non sia fatta luce sui colpevoli dell’omicidio di mio marito, non me ne starò zitta e buona. Non è un opzione per me ed i miei figli”, ha concluso.

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Fonte: QdS.it