Mondello, il Cga contro la Bolkestein

Carlo Alberto Tregua

Mondello, il Cga contro la Bolkestein

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Carlo Alberto Tregua |
venerdì 08 maggio 2026 - 6:29
Mondello, il Cga contro la Bolkestein

Il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) – che ricordiamo, non è autonomo, ma è la...

Il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) – che ricordiamo, non è autonomo, ma è la settima sezione del Consiglio di Stato, come ci ha detto il presidente nazionale Luigi Maruotti, ospite del forum pubblicato il 28 febbraio 2024 – ha accolto con un provvedimento “inaudita altera parte”, confermato da un’ulteriore ordinanza, la richiesta del gruppo italo-belga che deteneva la concessione della spiaggia di Mondello.

Schifani revoca la concessione di Mondello per applicare la direttiva Bolkestein del 2006

Tale concessione era stata revocata dal presidente della Regione, Renato Schifani – cui abbiamo attribuito il nostro plauso per tale provvedimento – per mettere in gara i lidi, in osservanza della direttiva europea denominata Bolkestein (dal suo autore), che risale nientemeno che al 2006.

Però, il vecchio concessionario ha fatto ricorso prima al Tar e poi, come detto, al Cga e dopo i due provvedimenti citati, si attende la sentenza il prossimo 14 maggio.

Non siamo giuristi e quindi non ci permettiamo di entrare nelle relative questioni, tuttavia, come rappresentanti dell’Opinione pubblica, esprimiamo quanto segue.

150 milioni di canoni contro miliardi di fatturati: la sproporzione delle concessioni balneari italiane

La direttiva Bolkestein citata obbliga gli Stati a mettere all’asta pubblica tutti i siti marini e non marini alla scadenza delle precedenti concessioni. Ciò perché si è evidenziato, al livello europeo e anche in Italia, un’enorme sproporzione fra i canoni pagati e i volumi d’affari delle concessionarie. Viene stimato da più parti che di fronte ai 150 milioni di euro complessivamente pagati nel nostro Paese ai concedenti, cioè agli Enti pubblici, i concessionari, cioé gli imprenditori, hanno realizzato volumi d’affari per miliardi.

Sull’argomento siamo intervenuti più volte e quindi non sembri strano che di fronte a questa vicenda interdittiva della liberalizzazione della concorrenza riteniamo di portare all’Opinione pubblica i fatti come sono, per evitare che essi non si comprendano nella loro vera natura.

Le lobby delle concessioni contro la concorrenza: il meccanismo dei privilegi in moneta sonante

La resistenza dei concessionari alla concorrenza deriva dalla mentalità classica delle lobby, le quali sono privilegiate e intendono mantenere inalterati i loro privilegi perché essi si trasformano, ovviamente, in moneta sonante, cioè in euro.

Il presidente Schifani ha dunque compiuto un atto coraggioso nel revocare la concessione a chi la deteneva, perché si è messo contro una lobby che governa tutti gli ottomila chilometri di coste, nonché le fonti di acqua minerale e altri luoghi dati in concessione.

Voi, cortesi lettori e lettrici, sapete che è mia abitudine dire le cose come stanno, indipendentemente dalle simpatie o dalle antipatie che mi possono procurare. Abbiamo più volte rilevato comportamenti, a nostro avviso, non appropriati del presidente della Regione, per cui oggi non abbiamo difficoltà a lodare nuovamente questo gesto.

Concorrenza e libero mercato: da Adam Smith al 2026, il monito che i governi ignorano

L’Opinione pubblica deve avere un peso nei comportamenti dei rappresentanti delle istituzioni e i quotidiani, soprattutto quelli cartacei, hanno il dovere di rappresentarla senza se e senza ma, soprattutto senza filtri e senza assecondare gli interessi dei pochi contro quelli di cittadine e cittadini.

Ovviamente questa posizione costa molta fatica perché bisogna resistere alle pressioni, esplicite o implicite, che riceviamo costantemente.

L’argomento in rassegna è solo una porzione di tutta la materia, che riguarda l’assenza di concorrenza in molti versanti del nostro Paese, quella concorrenza che è salutare perché fa migliorare la qualità dei servizi prestati e contemporaneamente ne fa diminuire i costi.

Pensate che l’argomento risale, per esempio, al 1776, quando il filosofo-economista Adam Smith (1723-1790) pubblicò quell’opera colossale denominata “La ricchezza delle nazioni”. Nell’opera, Smith esaltava il libero scambio e quindi la concorrenza, criticando dazi e monopoli commerciali perché: “Il mercato, se lasciato libero, tende a un equilibrio naturale che massimizza la ricchezza collettiva”.

Nonostante le critiche e le evoluzioni delle circostanze, tale monito potrebbe guidare le azioni dei governi, assediati dalle potenti lobby, fra cui citiamo: armi, finanza, energia e farmaci.

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it