donne-scienza-stemdonne-scienza-stem Carlo Alberto Tregua 11 Luglio 2026, 07:15 I medici, quando visitano i pazienti, in...
I medici, quando visitano i pazienti, in funzione della loro esperienza (breve o lunga) individuano all’incirca la malattia, che è l’effetto, ma hanno difficoltà a individuarne la causa. Ciò perché essa rientra in un universo sconosciuto o semi-sconosciuto, per cui è difficile collegare l’origine e la sua conseguenza.
Perché questo incipit? La risposta è nei fatti di tutti i giorni: chi si ritrova una qualunque malattia vorrebbe sapere da dove essa è provenuta, se vi siano state cause esterne o un cattivo funzionamento degli organi del proprio corpo o altro ancora. Purtroppo nessuno è capace di dare queste risposte.
Per cui la medicina non è considerata una scienza, ma un’attività che serve per guarire gli ammalati. Naturalmente la casistica aiuta molto, perché quando si verificano casi analoghi si possono trarre delle conclusioni, ma sempre statistiche e non certe.
Insomma, gli ammalati, per guarire, debbono contare sulla sapienza dei medici curanti, i quali necessitano di opportune attrezzature per focalizzare la malattia e prescrivere i relativi farmaci.
L’evoluzione della medicina tra esperienza e innovazione
Una volta i cosiddetti medici-clinici non avevano strumenti di sorta (tac, risonanze, e altro) e le analisi cliniche erano piuttosto arretrate, per cui si dovevano affidare al loro intuito.
Avevo appena dieci anni ed ero ospite di un mio parente, il quale era medico-condotto di un paese con settemila abitanti. Egli mi portava con sé nella vecchia Topolino e andava a visitare tutti coloro che lo avevano richiesto. Era ostetrico, ma anche dentista e curava tutti con una velocità impressionante (io ne fui testimone in tanti casi). Bastava che guardasse l’ammalato, che facesse alcune visite sul corpo e propinava subito la cura.
Ricordo che allora non vi erano pillole di sorta, ma la prescrizione doveva essere portata dal farmacista del luogo il quale, in grandissimi recipienti di vetro, teneva tutti i componenti che poi miscelava e metteva nelle cosiddette “cartine”. Queste ultime poi, nel tempo, sono state sostituite dalle pillole.
Non si tratta di “amarcord”, ma è giusto che il passato non si dimentichi, perché insegna a guardare al futuro.
Ricerca scientifica e malattie rare: le sfide della medicina
La ricerca delle malattie che affliggono l’umanità è importantissima. Gli Stati danno risorse, ma non sono sufficenti; le stesse industrie farmaceutiche hanno settori di ricerca, ma non sono sufficienti; vi sono anche importantissimi enti del terzo settore che fanno ricerca, ma non sono sufficienti. Non sono sufficienti soprattutto per il versante delle malattie rare, per cui attualmente non esistono farmaci e bisogna arrangiarsi in qualche modo per mantenere i pazienti in condizioni vivibili, sapendo però che la loro sorte è segnata.
Nonostante quanto precede, la vita dell’umanità si è in media allungata fortemente e, in qualche caso, la durata si è raddoppiata, soprattutto nei Paesi occidentali. Non solo la durata della vita si è allungata, ma anche la qualità è migliorata perché la ricerca medica aiuta malati e anziani a vivere meglio. Questi sono grandi progressi che non bisogna mai dimenticare perché consentono di guardare al futuro con ottimismo. Un ottimismo che consiste non tanto nell’allungamento della vita, ma in un suo netto miglioramento.
Salute globale, cambiamenti climatici ed equità
In questo quadro rientra purtroppo la grave situazione dei Paesi del Sud del mondo: molta parte del continente africano, parte del Medio Oriente e del Sud-America, ove ancora lo stato di salute medio non è al livello di quello dei Paesi più avanzati. La situazione rischia oltretutto di peggiorare con l’avanzata dei cambiamenti climatici e della distruzione dell’ambiente. Sugli 8,3 miliardi di esseri viventi, probabilmente un terzo di essi è ben curato, un altro terzo è curato mediocremente e l’ultimo terzo non è curato per niente. Ciò perché la ricchezza si concentra sempre di più su poche mani, anziché essere distribuita secondo il principio etico di equità.
Purtroppo l’avidità e l’egoismo di molti li rende ciechi, perché non vogliono vedere questa realtà. Per cui le persone di buona volontà o tutte quelle che hanno cultura e conoscenze debbono prodigarsi per rendere possibili ed evidenti tutte le iniziative che servono ad alleviare le pene dei malati nel mondo, poco o per nulla curati.
L’altruismo non è una virtù, ma un dovere!
