Isola di Vulcano - Eolie - foto QdSIsola di Vulcano - Eolie - foto QdS...
Un lavoro lungo 18 mesi, svolto da professionisti del settore e con un metodo di osservazione continua, costante, incessante. Dal 10 giugno 2024 al 9 dicembre 2025 infatti, l’Isola di Vulcano – e alcuni dei suoi edifici – sono finiti “ai raggi X” di Arpa, che è letteralmente entrata dentro le case dei “vulcanari” per scoprire il tasso di inquinamento indoor in termini di anidride carbonica (CO2) e idrogeno solforato (H2S).
Per quanto riguarda il primo caso, sono stati riscontrati superamenti delle soglie di allerta in 7 immobili dell’Isola, mentre 8 sono gli immobili giudicati fuori dai limiti sull’idrogeno solforato. Quello svolto da Arpa Sicilia nel corso di questi 18 mesi è stato un progetto sperimentale, nato e ritenuto essenziale dopo che sull’Isola di Vulcano è stata dichiarato uno stato di emergenza nel 2021 a seguito del degassamento vulcanico. La fase di sperimentazione invece, ha totalizzato le proprie stime basandosi su 35 immobili di Vulcano, situati tutti a piano terra e nella zona del porto.
Isola di Vulcano, lo stato di emergenza dopo il riscontro del degassamento passivo nel lontano 2021
Prima di addentrarsi sulle evidenze esposte da Arpa Sicilia, è importante chiarire la situazione riscontrata sull’Isola di Vulcano ormai diversi anni fa. In particolare, viene sottolineato, “è stato rilevato un forte aumento del degassamento passivo di CO2 dal suolo, una variazione delle specie chimiche emesse dalle fumarole crateriche ad alta temperatura a vapore dominante, nonché un incremento sia della concentrazione che del flusso di CO2 e SO2 emessi in atmosfera dalle fumarole, che, a seconda delle condizioni del vento, hanno interessato la zona abitata di Vulcano Porto”.
Una situazione che ha naturalmente acceso i riflettori su Isola di Vulcano, chiamata a capire cosa stava realmente accadendo sul proprio territorio. Parte qui dunque la fase di verifica (accurata e lunga) di Arpa Sicilia, che analizzeremo in questo testo. Vai alla relazione completa per ulteriori dettagli su tutte le componenti osservate dall’ente da più di un anno a questa parte.
La relazione di Arpa: oltre 1 anno e mezzo di lavoro sugli immobili dell’Isola di Vulcano
Ma andiamo nel dettaglio dell’immenso lavoro di Arpa Sicilia, svolto sull’arco temporale di 18 mesi su 35 immobili dell’Isola di Vulcano, tutti situati area porto. Nato dopo lo stato di emergenza annunciato nel 2021 a seguito del “degassamento vulcanico”, il progetto (sperimentale) è stato basato sul monitoraggio delle case “scelte” con dei sensori specifici (di norma uno nella zona giorno e l’altro nella zona notte delle abitazioni analizzate) sia per l’anidride carbonica (CO2) che per l’idrogeno solforato (H2S).
I dispositivi monitorati dagli esperti di Arpa, hanno trasmesso i dati in tempo reale e ogni 2 minuti, attivando dei segnali luminosi e acustici ogni volta che veniva superata la soglia di allerta, per garantire la sicurezza degli abitanti dei locali interessati. Per quello che riguarda gli immobili “rischiosi” per la presenza di eccessiva anidride carbonica, è stato riscontrato un superamento delle soglie in 7 abitazioni.
Secondo Arpa, questo è principalmente dovuto a una scarsa situazione di ventilazione al loro interno, oltre che ai ridotti cambi d’aria e di caratteristiche strutturali degli edifici che tenderebbero a favorire l’infiltrazione dal suolo. L’attenzione più forte si registra però nella zona Camping Sicilia, dove è stata confermata da Arpa una correlazione diretta con i fenomeni di degassamento del suolo.
Sono invece 6 su 8 gli immobili in cui – monitorati a lungo, per 18 mesi – sono emersi dei livelli oltre il consentito di idrogeno solfato (H2S). Come viene spiegato dalla relazione di Arpa, la sua presenza – a differenza dell’anidride carbonica – è sottolineata dalle sorgenti naturali della vasca di fango. Inoltre, le concentrazioni indoor dell’idrogeno sono state riscontrate come fortemente condizionate dai fenomeni meteorologici, in particolare dal vento che trasporta il gas verso alcune tipologie di strutture abitative, quelle sottovento.
Le reali condizioni delle case dei vulcanari
In sintesi, il progetto pilota targato Arpa sull’Isola di Vulcano – durato 18 mesi – ha messo alla luce dei risultati chiari sulle condizioni delle abitazioni del territorio isolano. Le stime riportate infatti, frutto di analisi consolidate con sensori e intrecciate con un appoggio integrato tra fattori outdoor, indoor, oltre che meteorologici, evidenziano come la sicurezza delle case di Isola di Vulcano dipenda in sostanza da due fattori: da dinamiche vulcaniche naturali e da fattori microambientali e strutturali delle case.
In futuro, possibili delle evidenze ancora più ristrette
L’Arpa, analizzando i propri parametri raggiunti con il progetto isolano, evidenzia come ulteriori studi di modellazione – integrati ai dati del gas – permetteranno in futuro di comprendere in una maniera ancora più netta i fenomeni di gas “transfer” tipici del territorio dell’Isola delle Eolie.
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