Un libro da leggere e assaporare quando le ansie e le preoccupazioni della quotidianità prendono il sopravvento. Un po’ come facevano i nostri avi, che affidavano al racconto il compito di alleggerire il peso della vita e strappare un sorriso anche nei momenti più difficili. È da questa filosofia che nasce “C’era ‘na vota e c’era… 2”, il nuovo volume di Antonella Marascia, la cuntatrice mazarese che continua a raccogliere e custodire il patrimonio della tradizione orale siciliana.
Dopo il successo del primo volume, l’autrice mazarese propone una serie di “cunti e cunticeddii” rivolti soprattutto a un pubblico adulto, caratterizzati da ironia, doppi sensi e quella leggerezza che, spiega, appartiene da sempre alla cultura popolare. “Si tratta sempre di cunti e cunticeddi – ci spiega l’autrice –. Questa volta più per adulti, tra virgolette, vi faranno sorridere perché sono teneri e divertenti, però hanno questo piccante di sottofondo per cui non li potevo mettere nella raccolta delle fiabe per i bambini”. Un patrimonio recuperato attraverso la memoria familiare e il confronto con parenti e amici, nel tentativo di non disperdere un’eredità culturale che rischia di andare perduta. “Li abbiamo tenuti da parte e devo dire che piano piano ne ho raccolti anche tanti altri, atturrando il cervello alle mie cugine e ai miei cugini: ‘Ma ti ricordi la nonna Rosina quannu cuntava lu fatto di…’. Insomma, abbiamo recuperato quest’altra bella manciata di racconti che ci parlano delle nostre memorie e delle nostre radici, che sono radici anche queste antichissime”.
Nel suo percorso di ricerca, la “cuntatrice” ha scoperto come molte di queste narrazioni abbiano origini lontanissime, addirittura riconducibili alla mitologia greca. “Per caso ho scoperto che addirittura derivano da questa dea sporcacciona che accompagna Demetra e la fa ridere mentre cerca disperata la figlia Persefone. Da qui mi sono ricordata che anch’io avevo una zia baùbba e mi sono ricordata di questi cunti, filastrocche, prese in giro e doppi sensi che fanno parte della nostra tradizione”. Secondo Marascia, nel corso del tempo questa parte del patrimonio narrativo siciliano è stata spesso edulcorata o censurata. “Pitrè non li raccontava, li depurava, li addolciva, li abbelliva. Noi invece li abbiamo ascoltati e trascritti per com’erano, molto graziosi, ci fanno sorridere e ci rendono la vita più leggera”.
Per l’autrice, però, il racconto non rappresenta soltanto un esercizio letterario, ma una necessità profonda, quasi viscerale. “Nasce dalle viscere proprio, nasce dalle viscere e dalle radici. Io sento proprio questi racconti e più affondo le radici più scopro che vengono da lontano, molto più lontano di quanto io potessi immaginare”. Una filosofia che l’ha portata a recuperare e custodire storie apparentemente semplici, ma capaci di raccontare un’intera comunità attraverso il linguaggio, l’ironia e la spontaneità della tradizione orale. Con “C’era ’na vota… e c’era 2”, Antonella Marascia prosegue così un percorso di valorizzazione del patrimonio immateriale siciliano, restituendo dignità a quei racconti, anzi a quei cunti e cunticeddi, che per decenni hanno animato case, corti e piazze delle città. Un lavoro di ricerca e memoria che guarda al passato, ma che continua a parlare anche alle nuove generazioni.