Il paradosso della norma anti-cespugli: moltiplicate le sigle in Parlamento

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Il paradosso della norma anti-cespugli: moltiplicate le sigle in Parlamento

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venerdì 23 ottobre 2026 - 19:31
Il paradosso della norma anti-cespugli: moltiplicate le sigle in Parlamento

Redazione 23 Ottobre 2026, 21:31 Roma, 23 ott. (askanews) – Fatta la legge, trovato l’inganno....

23 Ottobre 2026, 21:31

Roma, 23 ott. (askanews) – Fatta la legge, trovato l’inganno. La norma pensata per evitare il proliferare delle liste civetta alle prossime elezioni politiche finora ha prodotto l’effetto contrario: la moltiplicazione delle sigle presenti in Parlamento. È il paradosso della legge elettorale voluta dal centrodestra. Nelle due settimane intercorse tra l’approvazione definitiva della riforma e la sua entrata in vigore, sabato 24 ottobre, sono quattro le componenti nate in seno ai gruppi misti di Camera e Senato con il dichiarato intento di evitare l’impegnativa raccolta di firme – 6000 a collegio, circa 450 mila in tutto – necessarie ai partiti non presenti in Parlamento per presentare le liste alle prossime elezioni politiche: si tratta di “Avanti Psi-Progetto Civico”, “Rifondazione comunista” e “Civici Marche” al Senato, e di “Sud Chiama Nord” alla Camera.

Per chi ha una componente in Parlamento le firme da raccogliere scendono a 1500 a collegio, cioè poco più di 110mila, poi dimezzate in caso di elezioni anticipate. Perché la norma inserita nel testo durante la seconda lettura al Senato, contiene anche un garbuglio di eccezioni che presto con ogni probabilità finiranno sotto la lente della Corte Costituzionale in seguito ai ricorsi che partiranno lunedì 26 ottobre.

Vale la pena ricordare la genesi della nuova regola frutto dell’approvazione di un emendamento di Fdi a Palazzo Madama. La proposta di modifica doveva servire a sopprimere un’altra disposizione anti-frammentazione, inserita alla Camera, per cui i voti di tutte le liste che non avessero superato la soglia del 3% – ad eccezione della miglior perdente – sarebbero andati persi, non avrebbero concorso al raggiungimento del 42% necessario a una coalizione per ottenere il premio di maggioranza. La disposizione, su cui anche il Quirinale aveva acceso un faro, sembrava un cavillo ma in realtà rischiava di ribaltare l’esito del voto tanto che la maggioranza stessa in seconda lettura è corsa ai ripari. Dopo un braccio di ferro interno alla coalizione sulla soglia sotto la quale rendere inservibili i voti – con il Rosatellum era l’1% – si è deciso di eliminare totalmente qualsiasi percentuale: per raggiungere il 42% e ottenere il premio vale tutto, anche i voti della lista che ottiene lo 0,1%. Per sbarrare comunque la strada a liste civetta modello ‘Forza Roma’ e ‘Forza Lazio’, tuttavia, gli sherpa hanno scelto la strada di quadruplicare le firme necessarie a presentarle.

Date le eccezioni, e complici i regolamenti di Camera e Senato, sono iniziate subito le manovre per aiutare vecchie e nuove liste non presenti in Parlamento a raccogliere meno firme. Per aiutare il neonato Progetto civico di Alessandro Onorato, a Palazzo Madama, dove per la nascita della componente è necessario un senatore e un simbolo sulla scheda elettorale alle ultime elezioni, M5s ha fatto transitare il senatore Luigi Nave nel Misto dando vita, grazie al prestito del simbolo del partito di Enzo Maraio, alla componente Avanti Psi-Progetto Civico. Ad aiutare il partito di Rifondazione comunista di Maurizio Acerbo ci ha pensato invece il senatore eletto all’estero Andrea Crisanti passato proprio alla vigilia dell’entrata in vigore della legge elettorale dal Pd al Misto: “Mi ha chiesto Elly Schlein di aiutare e lo faccio, ma avrei aiutato anche altri partiti e sigle, ma solo di centrosinistra”. Ma i movimenti e i prestiti si sono registrati anche nel centrodestra con la componente “Civici Marche” nata dal passaggio del senatore di Civici d’Italia-Noi Moderati Antonio Guidi al Misto. Alla Camera è stata Fdi a prestare il deputato Luca Sbardella al partito di Cateno De Luca che con il suo unico eletto a Montecitorio Francesco Gallo e l’ex meloniano Manlio Messina ha dato vita alla componente Sud Chiama Nord.

Ancora più lungimirante la manovra del leader di Più Europa Riccardo Magi che ha presentato la richiesta di autorizzazione alla costituzione di un nuovo gruppo in deroga (da regolamento servono almeno 20 deputati) con la denominazione +Europa-centrodemocratico-Stati Uniti d’Europa con lo stesso Magi, Benedetto della Vedova, Luca Pastorino, Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro. La scommessa è che la Consulta bocci un’altra eccezione contenuta nella riforma, quella che esenta dalla raccolta firme chi ha un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere costituito al 31 dicembre 2025: vedi Azione, Avs, Noi Moderati. L’auspicio di Magi è che la Corte tolga quella data, determinando dunque l’esenzione per chiunque abbia almeno un gruppo. Gruppo che nel frattempo, grazie all’inedito sodalizio con Tabacci e Soumahoro, lui spera di aver costituito col via libera dell’ufficio di presidenza che deciderà la prossima settimana.

Insomma, se non ci saranno aggregazioni, come auspicato da alcuni – è di ieri l’appello all’unità delle liste centriste fuori dal campo largo di Ruffini e Gabrielli di Più Uno – la scheda elettorale rischia di essere affollatissima e la battaglia più avvincente a quel punto potrebbe risultare quella per il posto di miglior perdente.

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Fonte: QdS.it