Redazione 21 Settembre 2026, 22:32 Milano, 21 set. (askanews) – Migliaia di lavoratori dell’industria automobilistica...
Milano, 21 set. (askanews) – Migliaia di lavoratori dell’industria automobilistica tedesca (100mila secondo alcune stime) sono scesi in piazza oggi contro tagli occupazionali, possibili delocalizzazioni e chiusure di stabilimenti, chiedendo alle aziende e alla politica tedesca ed europea interventi per difendere produzione e occupazione. La mobilitazione nazionale promossa da Ig Metall ha coinvolto, tra gli altri, lavoratori di Volkswagen, Bmw e Bosch.
Ad Hannover, davanti allo stabilimento Volkswagen, alla protesta ha partecipato anche una delegazione della Fim-Cisl italiana, composta da Barbara Arsieni, responsabile dell’ufficio internazionale, e Rocco Cutrì, segretario generale Torino e Canavese.
Ig Metall chiede maggiori investimenti negli stabilimenti tedeschi, una riduzione dei costi dell’energia, il mantenimento degli strumenti di pensionamento anticipato e una maggiore protezione dalla concorrenza cinese. Tra le richieste alla politica figurano anche più protezione commerciale, regole sul contenuto locale e maggiori sostegni europei all’industria.
La presidente di Ig Metall Christiane Benner ha chiesto ai gruppi automobilistici di assumersi la responsabilità per il futuro dell’industria e dell’occupazione in Germania, mentre la presidente del consiglio di fabbrica Volkswagen Daniela Cavallo ha sollecitato interventi immediati da parte delle aziende e della politica.
La Fim-Cisl ha allargato la richiesta a una politica industriale europea comune. “Ci rifiutiamo di assistere passivamente a una transizione ecologica e tecnologica che, se non adeguatamente governata, rischia di ferire a morte l’industria automobilistica europea e spazzare via milioni di posti di lavoro”, hanno affermato Arsieni e Cutrì.
Il sindacato italiano chiede “politiche industriali straordinarie e sostegni reali alla filiera dell’auto” e risorse europee anche attraverso strumenti di debito pubblico comune, capaci di affiancare gli investimenti privati in tutti i Paesi membri. Fim-Cisl sollecita inoltre garanzie sulla tenuta occupazionale e il coinvolgimento preventivo dei sindacati nelle scelte dei grandi gruppi.
La mobilitazione arriva in una fase di forte ristrutturazione del settore tedesco. Volkswagen ha annunciato un’accelerazione del suo programma di riduzione dei costi e il capo del marchio Thomas Schaefer ha riconosciuto oggi che le misure concordate nel 2024 “non sono state sufficienti”. Il gruppo ha inoltre ampliato il piano di riduzione degli organici (100mila addetti), mentre l’intero settore deve fare fronte agli elevati costi industriali, al calo della redditività in Cina e alla crescente concorrenza dei produttori asiatici. Secondo la Fim-Cisl, la filiera automotive europea coinvolge circa 13 milioni di lavoratori metalmeccanici, rendendo necessaria una risposta coordinata alla trasformazione industriale in corso.
