Edoardo FerraraEdoardo Ferrara Salvatore Rocca 2 Luglio 2026, 06:12 Il Nord Italia è maggiormente soggetto...
Il Nord Italia è maggiormente soggetto al surriscaldamento rispetto alle zone del Sud Italia. Non si tratta di un’ipotesi, bensì di una realtà accertata nel corso di questi anni e dovuta a condizioni particolari che contraddistinguono i territori. Città ubicate in aree interne soffrono maggiormente la calura estiva, mentre centri urbani più ‘aperti’ meglio sopportano le ondate di calore.
“È chiaro che le città lontane dal mare oppure in condizioni orografiche particolari, quindi in una valle chiusa – come a esempio Firenze che si trova sulla Valle dell’Arno, piuttosto che le città in pianura padana lontane dal mare – soffrono un maggiore surriscaldamento, non solo per l’isola di calore che lo stesso centro urbano crea, ma anche la lontananza dalla costa o dalle vicine montagne favoriscono un rialzo termico più marcato”, dichiara al Quotidiano di Sicilia Edoardo Ferrara, meteorologo di 3BMeteo.com. “Quindi, anche in epoca di riscaldamento globale medio è chiaro che una città come Palermo, che si affaccia sul mare, per quanto la temperatura media sia in progressivo aumento, vede un riscaldamento meno marcato rispetto a una città della pianura Padana che soffre la mancanza dell’azione mitigatrice della brezza marina”.
Dunque, in linea di massima possiamo dire che al Sud, e in particolare nelle Isole, si vive meglio rispetto ad altre grandi città del Nord Italia come Milano o Torino?
“Sì, anche se va fatto un distinguo perché pure il Sud ha le sue città interne, come per esempio Cosenza, Benevento, Avellino e Foggia, centri che soffrono un surriscaldamento notevole per la lontananza dal mare. Quello che possiamo dire è che negli ultimi anni non solo il Sud sperimenta importanti ondate di caldo – come per esempio quella del 2023 che è stata veramente feroce -, ma assistiamo anche a una maggiore frequenza di ondate di caldo provenienti direttamente dal Nord Africa, verso l’Europa occidentale, in particolare sulla Francia e i Paesi Bassi, che poi vanno a ripiegare su Nord e Centro Italia, dove frequentemente ritroviamo anomalie termiche maggiori rispetto al Sud. Ciò non significa che il Sud non faccia caldo, ma che il caldo è ancora più anomalo sulle regioni settentrionali, in primis sull’area alpina, che si sta scaldando a una velocità molto rapida rispetto ad altre zone della terra”.
E l’inquinamento che ruolo gioca? Proprio in questi giorni, in Francia, è stato registrato un picco di acquisti di condizionatori che comporta, di conseguenza, una maggiore dispersione di energia senza però fare abbassare le temperature. Non è un controsenso?
“È chiaro che un aumento delle temperature soprattutto in zone non abituate, non solo in Francia ma anche nel centro Europa – Berlino ha registrato picchi di 40 gradi negli anni scorsi -, richiede un consumo di energia maggiore ed è per questo che è importante pensare alle fonti rinnovabili per creare energia, poiché la domanda inevitabilmente aumenta. Dobbiamo comunque ricordare che, in termini di emissioni, i condizionatori sono una minima parte rispetto ad altri fattori. Tuttavia, in quest’ottica, a maggior ragione, dobbiamo ripensare a un’energia sempre più sostenibile e, soprattutto, ripensare alla progettazione delle aree urbane che devono essere sempre più verdi per contenere – o quantomeno mitigare – queste potenti ondate di calore. Chiaramente, se un’area surriscaldata si trova in una zona altamente cementificata, il caldo viene ulteriormente esasperato e si creano delle isole di calore che diventano insostenibili. Si crea quindi un disagio fisico perché la sera vi è maggiore umidità che va a unirsi con temperature ancora molto alte”.
A proposito di depavimentazione: avere meno cemento nelle città può essere la strada maestra per riequilibrare il clima nei nostri centri urbani?
“Certo, questa ‘legge’ di mitigazione vale per tutti, sia al Sud che al Nord. Potrebbe essere utile specialmente nelle città interne. Più verde abbiamo e più questo mitiga il surriscaldamento dell’area urbana, quindi può essere assolutamente una tecnica di resilienza al cambiamento climatico efficace anche per il Sud e non solo. Più aree verdi abbiamo, più l’area è più pulita. Questo, soprattutto, vale per il Nord perché, quantomeno, al Meridione le città sono mediamente più pulite: la pianura Padana è una valle chiusa mentre il Sud ha un’orografia diversa e questo aiuta maggiormente. Pechino, città notoriamente tra le più inquinate al mondo fino a una decina di anni fa, sta rinverdendo completamente le proprie aree urbane, si stanno piantumando un sacco di alberi e, contestualmente, circolano quasi totalmente auto e moto elettriche”.
Quello cinese, dunque, potrebbe essere un esempio da seguire?
“Certamente. Poi è chiaro che finché non si ha il problema in casa non ci si pensa. Molte città dell’Europa centrale, così come quelle della Francia, hanno sì sperimentato ondate di caldo, però non con questa frequenza. E ciò sta diventando un problema. Ricordiamolo, le ondate di calore ci sono sempre state, anche negli anni ‘80 abbiamo raggiunto picchi di 40°C o 42°C. La differenza sta nela frequenza con cui si manifestano. Una volta erano l’eccezione, capitava magari per qualche giorno, mentre adesso ci ritroviamo a inizio luglio e siamo arrivati alla seconda potente ondata di calore in Europa. E non su un’area ristretta, ma su mezzo Continente. E a chi dice ‘è estate, è normale che faccia caldo’, dico che è normale che vi siano 30-32 °C, magari in Sicilia anche 34-35°C, ma non 38°C per diversi giorni e, tantomento, 45°C in Francia”.
