Un’estate rovente e capace di mettere a nudo fragilità e inadeguatezze dell’Unione europea

Pina Travagliante

Un’estate rovente e capace di mettere a nudo fragilità e inadeguatezze dell’Unione europea

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Pina Travagliante |
venerdì 04 settembre 2026 - 4:32
Un’estate rovente e capace di mettere a nudo fragilità e inadeguatezze dell’Unione europea

Pina Travagliante 4 Settembre 2026, 06:32 Nell’estate rovente del 2026 anche l’Unione europea si è...

4 Settembre 2026, 06:32

Nell’estate rovente del 2026 anche l’Unione europea si è squagliata, è diventata “liquida” dopo aver dimenticato i suoi principi fondanti, perso ogni carattere solidale, smarrito ogni idea di futuro e di programmazione comune per affrontare questioni dirompenti quali immigrazione, scenari di guerra continua, crisi energetica e cambiamento climatico.

Ceuta e la risposta dell’Europa alla crisi migratoria

L’episodio di Ceuta, eclatante e doloroso per le sue dimensioni, ha dimostrato i nervi scoperti dell’Ue, ha prodotto strane prese di posizione – come la sospensione italiana dell’accordo di Schengen – e creato alleanze inedite al di là delle affinità ideologiche. Ma soprattutto ha certificato l’incapacità dei Governi europei di considerarsi e agire come parti di un tutto, di fronte alle grandi sfide del tempo e alle tensioni internazionali.

Dopo Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia, si è aggiunta l’Olanda alla lista dei Paesi che annunciano di voler rispedire in Italia i cosiddetti “dublinanti”, cioè quei richiedenti asilo che dopo essere approdati nell’Unione, attraverso il nostro Paese, sono poi emigrati in un altro Stato comunitario. A torto o a ragione, il Governo italiano continua a negare che si tratti di una “ripicca” per la sospensione dell’accordo di Schengen, peraltro prorogato, contro la Spagna dopo i fatti di Ceuta, nonostante le critiche da parte dei partiti di sinistra e da parte dei cattolici.

Nazionalismi e mancanza di solidarietà europea

Ma questo cambia poco rispetto al fatto che i Paesi europei stiano procedendo in ordine sparso. L’ondata migratoria a Ceuta, non tanto contro la Spagna ma contro l’Europa, avrebbe richiesto uno scatto di solidarietà europea (quella invocata dal Papa), salvaguardando i suoi principi democratici. Anche se Ceuta sembra in parte archiviata, la sua ondata anomala sta investendo ancora l’Europa, nonostante il nuovo “Patto europeo sui migranti”.

L’Ue si è dimostrata fragile, inadeguata, e sconquassata, soprattutto dagli egoismi nazionali. Gli annunciati rimpatri dei dublinanti sono soltanto una delle prove. Il nazionalismo sta lentamente ma costantemente erodendo le fondamenta del progetto europeo e su nessuna delle grandi questioni della contemporaneità l’Europa di oggi cerca, tantomeno produce, riflessioni e soluzioni comuni. Anche nel caso dei sovraprofitti delle imprese energetiche ha rinviato la palla alle singole nazioni, così come sulla questione dei prezzi della benzina e del gasolio, schizzati alle stelle, e sugli effetti del cambiamento climatico.

Crisi climatica ed energia, la sfida dell’estate 2026

Eppure l’estate 2026 ha mostrato con brutalità gli effetti della crisi climatica e del surriscaldamento. Per affrontarla non bastano strategie nazionali: serve una rete energetica europea capace di collegare sole, vento e acqua, trasformando le diverse risorse del continente in un’unica infrastruttura comune.

L’estate 2026 ha superato ogni limite. Temperature sopra i 40° centigradi in Spagna, Francia, Italia e Balcani, notti tropicali a Parigi e Berlino, incendi disastrosi, fiumi in secca, ghiacciai che si sciolgono. Di fronte a una situazione così drammatica i nazionalismi energetici non portano da nessuna parte. Se ogni Paese protegge i suoi interessi, l’Europa resterà debole e dipendente da gas e petrolio. Invece, unendo le forze, l’Ue può divenire uno dei leader mondiali delle rinnovabili e tenere sotto controllo i prezzi per cittadini e imprese, grazie a un mercato unico dell’energia finalmente integrato.

Un’Europa a zero emissioni per affrontare il cambiamento climatico

L’estate 2026 rappresenta un campanello d’allarme perché la situazione, secondo gli esperti, è destinata a peggiorare. Se l’Europa vuole sopravvivere deve diventare il primo continente a zero emissioni fossili. Esiste un’alternativa? Purtroppo no!

Italia, clima, energia e dibattito politico

E l’Italia? Mentre incombono le minacce dell’arrivo nel nostro Paese dei “dublinanti”, mentre i prezzi dei carburanti sono saliti alle stelle per le tensioni internazionali e l’estate italiana sarà ricordata per il caldo record, il dibattito politico è tutto incentrato sul caso Ranucci. Una distrazione di massa dai problemi reali. L’attenzione dei media e della politica è fortemente polarizzata su dinamiche interne, nomine e polemiche televisive, lasciando in secondo piano sia le tensioni internazionali, sia un’emergenza economica e climatica reale, che colpisce direttamente le tasche e le vite dei cittadini.

Pina Travagliante
Professore ordinario di Storia del pensiero economico presso l’Università degli Studi di Catania

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Fonte: QdS.it