Redazione 4 Agosto 2026, 16:31 Milano, 4 ago. (askanews) – L’enoturismo italiano attraversa un’estate senza...
Milano, 4 ago. (askanews) – L’enoturismo italiano attraversa un’estate senza una direzione univoca. Il 40% degli operatori giudica la prima parte della stagione 2026 in linea con il 2025, un altro 40% registra un peggioramento e il restante 20% segnala risultati migliori. A fotografare il quadro è un’indagine condotta su un campione di aziende a livello nazionale da DNA Tasting, piattaforma gestionale sviluppata da Tobu Group per l’ospitalità in Cantina.
“La prima parte dell’estate 2026 restituisce l’immagine di un enoturismo italiano solido, ma chiamato a evolvere” afferma Duccio Bianchini, co-founder di DNA Tasting, spiegando che “la domanda non scompare, ma diventa più selettiva e premia le cantine capaci di offrire esperienze curate, canali di prenotazione efficienti, comunicazione costante e una relazione post-visita più strutturata”.
Anche il numero dei visitatori restituisce un andamento differenziato. Quasi un operatore su due indica flussi stabili, il 32% registra una diminuzione, mentre il 20% segnala una crescita fino al 20%. I risultati variano quindi tra le aziende, in un contesto nel quale la gestione dell’accoglienza e della relazione con il visitatore assume un peso crescente. La componente internazionale resta centrale. Europa e Nord America raccolgono rispettivamente il 45% e il 42% delle indicazioni aggregate sulla provenienza dei visitatori, mentre l’Italia si ferma al 6% e le altre aree mantengono un’incidenza residuale. A caratterizzare questa fase sono anche prenotazioni effettuate sempre più vicino alla data della visita, mentre i flussi internazionali restano esposti ai costi di viaggio, ai collegamenti e all’incertezza geopolitica.
Sul fronte delle esperienze, il modello più richiesto resta il tour in Cantina con degustazione, indicato nel 43% dei casi. Segue, con il 34%, la formula che aggiunge il pranzo. Vendita diretta di passaggio, tour privati, soggiorni con degustazione e visite di gruppo hanno invece un’incidenza inferiore. “Il dato suggerisce che il visitatore continua a cercare un’esperienza autentica, guidata e facilmente comprensibile – continua Bianchini – nella quale il vino sia associato al territorio, al racconto aziendale e alla convivialità”.
Le vendite dirette mostrano una maggiore tenuta in una fase definita complessa per il mercato del vino e in particolare per il canale Trade. Il 44% degli operatori le considera stabili rispetto alla stagione precedente, il 28% registra un lieve aumento e il restante 28% una lieve diminuzione. L’indagine individua tra gli elementi rilevanti i rapporti costruiti con i tour operator e l’impiego di strumenti tecnologici per mantenere il contatto con chi ha già visitato la Cantina e stimolare i riordini.
Il sito internet rimane il principale canale per le prenotazioni, con il 38% delle indicazioni, davanti alla posta elettronica, al 26%, e alle agenzie di viaggio o tour operator, al 23%. Telefono e social media hanno un peso inferiore. Sul versante della promozione, invece, i social media sono lo strumento più utilizzato, con il 26% delle risposte, mentre il 24% degli operatori dichiara di non svolgere attività strutturate di marketing.
Le aspettative si spostano ora sull’autunno. “È il momento di abbandonare il disfattismo e lavorare insieme con positività e spirito di squadra, trovando nuove chiavi di lettura per fare impresa, raccontare l’ospitalità e proporre il vino a un pubblico che sta cambiando” precisa Bianchini, aggiungendo che vendemmia, appuntamenti territoriali ed esperienze gastronomiche sono tra gli elementi che potrebbero sostenere la domanda nella seconda parte dell’anno. Il 52% degli operatori prevede prospettive positive per l’autunno 2026, l’8% molto positive e il 40% stabili.
