Prosegue a Valderice la XXI edizione di “Terrazza d’Autore”. Mercoledì 5 agosto, alle ore 19, il Teatro comunale “On. Nino Croce” ospiterà Francesco Lepore, giornalista, saggista e attivista, nell’appuntamento “Alle radici della lingua italiana”. Lepore parlerà del suo ultimo libro, “Bellezza antica e sempre nuova. Il Latino nel mondo di oggi”, con la prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. La rassegna letteraria è stata ideata, curata e condotta da Ornella Fulco e Stefania La Via e quest’anno è dedicata al tema delle “Radici”.
Il volume nasce da una domanda che nell’ultimo anno e mezzo ha attraversato scuole, giornali e conversazioni pubbliche: ha ancora senso studiare il Latino? Da quando il Ministero dell’Istruzione ha annunciato la reintroduzione opzionale, negli ultimi due anni della Scuola media di primo grado per rafforzare la padronanza dell’italiano, il dibattito si è acceso, spesso scivolando in una polarizzazione tanto rumorosa quanto, secondo Lepore, mal posta: c’è chi rivendica il Latino come bandiera identitaria, chi lo liquida come inutile reperto del passato. Il libro attraversa questo scontro con equilibrio, riconoscendo il valore della scelta ministeriale ma interrogandosi sul senso di renderla soltanto facoltativa: se una competenza è ritenuta utile, si chiede l’autore insieme ad autorevoli voci del mondo accademico, perché non offrirla a tutti? Il volume ripercorre anche pagine storiche del dibattito nazionale sul Latino a scuola, incluse le riflessioni che intellettuali come Antonio Gramsci e Pier Paolo Pasolini dedicarono, decenni fa, al valore formativo di questo insegnamento, non come esercizio elitario ma come strumento di consapevolezza storica e culturale accessibile a tutti.
È proprio questo il cuore del libro, ribadito con forza nella prefazione firmata dal cardinale Zuppi: nella «temibile, a volte comica, certamente ignorante polarizzazione generalizzata» che circonda il dibattito, il Latino non è appannaggio di nessuno. È, scrive Zuppi, «ricchezza e bene comune, il mezzo per conoscere meglio l’Italiano e le altre lingue europee», una lingua che ha avuto «un ruolo fondante nella costruzione dell’identità dell’Europa», la cui riscoperta non porta all’esclusivismo ma, al contrario, alla valorizzazione degli altri apporti culturali: dal Greco, all’Ebraico biblico, all’Arabo. Lepore lo ribadisce con una formula che ama ripetere nei suoi incontri pubblici: il latino non è roba né di destra né di sinistra, ma un bene comune, da sottrarre ad ogni deriva ideologica. A sostegno della tesi, il libro cita dati eloquenti: su un totale di oltre 260mila lemmi registrati nei principali dizionari dell’uso dell’Italiano, circa 35mila si riconducono al Latino, parte come eredità diretta, parte come prestiti successivi. Il Latino, “madre certissima” dell’Italiano, compone da solo oltre il 50% del vocabolario di base della nostra lingua quotidiana.