Redazione 20 Ottobre 2026, 21:31 Roma, 20 ott. (askanews) – Riunioni fino a un minuto...
Roma, 20 ott. (askanews) – Riunioni fino a un minuto prima del Consiglio dei ministri, che infatti comincia con circa un’ora di ritardo. E un incontro con Sergio Mattarella del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che, pur programmato da tempo insieme al commissario per l’edilizia penitenziaria, diventa l’occasione per chiudere il cerchio sull’asse palazzo Chigi-Quirinale. Il governo vara il decreto legge che concretizza la stretta contro le violenze nei cortei fortemente voluta dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo le devastazioni avvenute in particolare a Milano nei giorni scorsi. Ma dalla “risposta ferma” dello Stato invocata dalla premier alla fine ‘esce’ la concessione di poteri di polizia giudiziaria ai militari inviati nelle città per ‘Strade sicure’, a cominciare proprio dal capoluogo lombardo dove ne arriveranno 500 in più fino alla fine dell’anno. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nega che ci sia stato uno stop del Colle, ma quella che viene definita come una semplice “interlocuzione” sarebbe in realtà stata determinante per evitare una misura che per molti sarebbe stata alla stregua della legge marziale.
Il Consiglio dei ministri dura solo una mezz’ora perché quando il decreto arriva sul tavolo della riunione i giochi sono ormai fatti. Intervengono a turno, ciascuno per la parte che lo riguarda, i ministri interessati dal provvedimento: oltre al titolare del Viminale, il Guardasigilli Carlo Nordio e il responsabile della Difesa, Guido Crosetto. Poi, è la stessa presidente del Consiglio – mentre è in corso la conferenza stampa per illustrare il provvedimento – a metterci la faccia con un video postato sui social di oltre sei minuti. Meloni elenca per titoli alcune delle novità contenute ma, soprattutto, invia un messaggio che ha come mittente le opposizioni. Le scene viste a Milano, dice, “sono inaccettabili” e “nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare”.
Nasce dunque – racconta la presidente del Consiglio – il reato di partecipazione violenta a manifestazioni che può comportare fino a 5 anni di carcere e una multa fino a 20mila euro, e si prevede che il fermo preventivo possa essere applicato anche ai minorenni. C’è poi una misura che Meloni sintetizza nello slogan ‘chi rompe paga’, che – nel caso di coinvolgimento di under 18 – vedrà l’onere del pagamento attribuito ai genitori.
La premier fa anche una rapida analisi di quello che definisce un fenomeno “nuovo” che vede protagonisti degli scontri di piazza, sottolinea, non solo “le frange antagoniste di sempre” che “a ogni corteo cercano lo scontro” ma anche “giovanissimi, moltissimi di loro minorenni arrivati in piccoli gruppi, convocati da un video sui social, ragazzi venuti in piazza per spaccare, rubare, filmarsi mentre lo fanno”. Nessun riferimento alla guerra ibrida su cui Crosetto e il leader della Lega, Matteo Salvini, hanno dimostrato già di avere visioni diverse. “È un fenomeno – afferma la premier – che dobbiamo affrontare con serietà anche per impedire che quelle immagini diventino un modello da imitare”.
Non è l’unica frase-slogan di Meloni nel lungo video social. “Non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare. Devastare e rubare non è protesta, è criminalità”, dice. O ancora: “Noi conosciamo le difficoltà di tanti giovani, sappiamo cosa significa cercare un lavoro, avere uno stipendio insufficiente, non vedere prospettive per il futuro” ma “il disagio non può diventare mai un alibi per la violenza”. Meloni distingue anche tra i protagonisti degli scontri e i lavoratori che, a vario titolo, stanno protestando “pacificamente” in questi giorni con conseguenze dirette anche sulla vita dei cittadini. “Penso agli agricoltori, agli autotrasportatori, ai lavoratori di ex Ilva, alle tante comunità che stanno attraversando movimenti difficili”, con cui “il governo dialoga e lavora per trovare soluzioni”.
Non manca anche una stoccata a Ilaria Salis, pur mai nominata. “Considero gravissimo – sostiene – che i rappresentanti delle istituzioni arrivino a pubblicizzare i riferimenti per ottenere assistenza legale gratuita dopo le devastazioni di Milano”. La conclusione è però un appello a tutte le forze “indipendentemente dalle idee politiche” a “stare dalla parte della legalità, della libertà, del rispetto delle regole”.
