Scuola, foto da Imagoeconomica Daniele D'Alessandro 2 Ottobre 2026, 13:17 “Gli stipendi per i docenti...
“Gli stipendi per i docenti sono uguali da Nord a Sud, è una generalizzazione sbagliata dire che gli insegnanti siciliani rifiutano contratti da 1400 euro fuori dall’Isola perché le cifre sono totalmente diverse”. Questo il messaggio lanciato alla redazione del QdS.it da un’insegnante siciliana, attualmente in cattedra in un Istituto superiore nel Lazio, che ha voluto smentire il luogo comune della disuguaglianza nelle retribuzioni dei docenti da Regione a Regione, sottolineando invece come i compensi siano identici in tutta la Penisola secondo quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).
“Retribuzioni diverse a seconda del grado e del ruolo ricoperto”
“Gli stipendi sono differenziati soltanto in base al grado della scuola in cui s’insegna – continua la docente – Secondo i tabellari aggiornati dal Ministero, i maestri delle scuole elementari percepiscono un netto da circa 1400 euro al mese, i docenti delle medie intorno ai 1500-1600 ed invece i professori negli Istituti Superiori non vanno mai sotto i 1700-1800 netti mensili. Ai fissi vanno aggiunti i conguagli che ciascuna tipologia di insegnante si ritrova in busta paga mensilmente. Cito ad esempio l’RDP (Retribuzione Professionale Docenti), compenso fisso e accessorio dello stipendio del personale docente ed educativo, corrisposto per 12 mensilità il cui importo lordo mensile parte da 184,50 € (per anzianità da 0 a 14 anni, o comunque base aggiornata dai CCNL) e sale in base agli anni di servizio (fino a oltre 214 € o 273 € per fasce superiori), spettante di diritto ai docenti di ruolo e, in base a recenti e riconosciuto anche ai precari e supplenti con contratti brevi e saltuari”.
Il requisito dell’anzianità
Un ulteriore aspetto, per comprendere bene la tematica, riguarda i cosiddetti scatti di anzianità previsti per i docenti. Snocciolando il contenuto dell’ultimo CCNL aggiornato fino al 2027, gli scatti consistono in aumenti di stipendio automatici divisi in 6 fasce stipendiali basate sugli anni di servizio.
Attualmente, sono 6 le fasce di anzianità previste:
• 0-8 anni (Fascia 0): Il primo scatto è il più lungo e richiede 9 anni di servizio effettivo per passare alla fascia successiva.
• 9-14 anni (Fascia 9): Secondo scatto (durata di permanenza: 6 anni).
• 15-20 anni (Fascia 15): Terzo scatto (durata di permanenza: 6 anni).
• 21-27 anni (Fascia 21): Quarto scatto (durata di permanenza: 7 anni).
• 28-34 anni (Fascia 28): Quinto scatto (durata di permanenza: 7 anni).
• Oltre 35 anni (Fascia 35): Sesto ed ultimo, che si protrae fino alla pensione
Previsti aumenti sino al 2027
Scandagliando ancora i dati del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro previsto per i docenti, si evince inoltre come dal 2025 effettivamente i contratti al lordo tenderanno ad aumentare sino al primo gennaio 2027. Analizzando i dati, infatti, si passa dai 22.881,76 euro lordi per maestri e maestre (in servizio da 0-8 anni) nel 2025, ai 23.343,16 dal 1 gennaio 2026, sino ad un ulteriore balzo in avanti dal prossimo gennaio 2027 con 23.742,40; per gli insegnanti di scuola media e superiore (0 – 8) 24.767,60 euro nel 2025, 25.267,04 euro nel 2026 , 25.699,16 euro dal 2027. Gli incrementi, come anticipato prima, risultano naturalmente ancor più marcati in base al numero di anni di anzianità in servizio (clicca QUI per visionare le tabelle integrali del CCNL).
“Nessun caro affitto al Nord: occorre stare attenti nel non scegliere metropoli ad inizio carriera”
E il caro affitti per i docenti fuori sede? Anche qui, la generalizzazione appare errata: “Io attualmente sono un insegnante fuori sede, lavoro nel Lazio – prosegue l’insegnante – L’affitto di casa è identico a quanto pagherei in centro città a Catania. Ritengo che, ad inizio carriera, sia opportuno valutare le proprie possibilità economiche e magari non selezionare le grandi metropoli. Se si sceglie Roma, Torino o Milano non avendone possibilità, è chiaro che gli stipendi non basterebbero per poter sopravvivere rispetto alla Sicilia. Invece, in zone più ‘defilate’, vi è la chance di iniziare la propria carriera da insegnanti potendo vivere una vita dignitosa. Una volta saliti di step, in base all’anzianità, è poi possibile naturalmente spostarsi in grandi città con la possibilità di sostenere spese naturalmente più esose”, conclude.
ANIEF: “Stipendi troppo bassi, aumenti inutili a confronto con l’inflazione”
Ma qual è la situazione generale degli insegnanti isolani, in sede e fuori sede? Lo abbiamo chiesto Al Professor Giovanni Portuesi, presidente ANIEF Sicilia, Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori. Il quadro non è certamente confortante: “La situazione della scuola in Sicilia non è rosea, ma come nel resto d’Italia – spiega -. Stiamo assistendo al calo demografico, all’emigrazione delle famiglie dall’Isola. Abbiamo assistito ad un dimensionamento scolastico selvaggio, gli istituti accorpati sono stati tantissimi negli ultimi anni. Scarseggiano le assegnazioni con contratto delle cattedre agli insegnanti in graduatoria, vi è la riduzione dell’organico Ata a causa del blocco del turnover: su 100 che raggiungono l’età pensionabile, un terzo va via senza essere sostituito da nuove assunzioni. Per quanto riguarda gli stipendi dei docenti, è vero che negli ultimi anni si sono registrati degli aumenti, ma dall’altra faccia della medaglia è salita vertiginosamente l’inflazione”.
“A lavoro per l’idennità di sede”
“Come sindacato ANIEF – continua il presidente regionale Portuesi – stiamo lavorando duramente e ci stiamo battendo per ottenere nel prossimo CCNL la previsione relativa all’indennità di sede: più i siciliani lavorano lontano da casa, maggiore deve essere l’indennità per aiutarli come ristoro a combattere le spese affrontate fuori. Grazie al nostro impegno, negli ultimi anni sono stati firmati e rimodulati ben 3 Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro: abbiamo infatti avuto un blocco contrattuale di quasi 10 anni dal 2008 al 2018, poi una piccola ripresa nel 16-18 sino ad oggi. Gli aumenti ci sono stati, ma sempre al di sotto dell’inflazione. Mediamente, per la categoria insegnanti, perdiamo 10 mila euro annui rispetto ai lavoratori degli altri comparti pubblici. Nel 2001 un insegnante guadagnava quanto un impiegato nella sanità e in altri ministeri, ora è diventato il più povero”.
“L’agevolazione per chi insegna in comuni di montagna”
“Con la Guerra in Ucraina e la crisi energetica in Iran, i costi sono saliti alle stelle e gli aumenti del 6% (intorno ai 140 euro netti al mese) non si vedono – conclude – Sottolineo che ci sono risorse pronte per nuovi aumenti per il prossimo triennio 2028-2030, sempre intorno al 6% anche se adesso l’inflazione è arrivata al 20%: la coperta resta corta. Grazie anche al contributo di ANIEF, infine, la normativa prevede che se lavori nelle scuole dei comuni di montagna è possibile ottenere un abbattimento nei costi dell’affitto e acquisto casa per i docenti in servizio fuori dalla Sicilia”.
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