Redazione 29 Settembre 2026, 14:33 Roma, 29 set. (askanews) – Dall’1 al 24 novembre torna...
Roma, 29 set. (askanews) – Dall’1 al 24 novembre torna il Roma Jazz Festival, che giunge alla cinquantesima edizione con ben 18 concerti nel segno di ‘Rileggere Miles, ripensare il jazz’ nel centenario della nascita del grande trombettista e compositore statunitense. Gli spettacoli si svolgeranno fra l’Auditorium Parco della Musica ‘Ennio Morricone’, la Casa del Jazz e l’Alcazar, sconfinando anche quest’anno fuori dalla Capitale con 2 concerti speciali tra Fossanova e Rieti.
Prodotto da IMF Foundation in co-produzione con Fondazione Musica per Roma, il Roma Jazz Festival 2026 è realizzato con il contributo del MIC – Ministero della Cultura e il sostegno della Regione Lazio.
“Era il 1976, sul Gianicolo, alla Quercia del Tasso. Il Roma Jazz Festival mosse i suoi primi passi quasi in sordina, e nessuno poteva immaginare cosa stesse cominciando. Oggi, alla sua cinquantesima edizione, è uno degli appuntamenti più longevi del panorama europeo’, ha affermato senza nascondere un certo orgoglio il direttore artistico Mario Ciampà. ‘La storia del festival è, in parte, la storia del jazz stesso’, ha aggiunto Ciampà. ‘I nomi che hanno attraversato questi cinquant’anni formano una mappa sonora del Novecento: Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Miles Davis, Sonny Rollins, Wayne Shorter, McCoy Tyner, Pat Metheny, Ray Charles, Herbie Hancock, Chick Corea, fino a Esperanza Spalding e Kamasi Washington, per citarne soltanto alcuni’.
‘Con Miles il festival condivide una storia concreta, fatta di incontri reali: lui salì su questi palchi più volte, portando ogni volta una musica diversa dalla precedente. L’ultimo concerto romano 23 luglio 1991, Stadio Olimpico, ventimila persone rimane tra gli eventi più memorabili di questa storia comune – ha ricordato il direttore, sottolineando – Non una commemorazione, ma una rilettura affidata a chi con Davis ha condiviso la visione: Jason Miles, produttore e arrangiatore di Tutu e degli album che segnarono la svolta elettrica degli anni ottanta; Paolo Fresu, la voce della tromba europea che più di ogni altra ha saputo portare quell’eredità verso altri orizzonti; Gregory Hutchinson, Jeremy Pelt, Erik Truffaz musicisti di generazioni diverse, uniti da un rapporto non reverenziale con quella musica, capaci di rileggerla senza nostalgie’.
A questo nucleo di grandi artisti che celebrano il “Principe delle Tenebre”, il Roma Jazz Festival 2026 presenta in programma ulteriori nomi altisonanti del panorama jazz internazionale come Kurt Elling insieme agli Yellowjackets, Steve Coleman con la formazione Five Elements e l’originale duo latin jazz composto dal virtuoso mandolinista Hamilton de Holanda e il pluripremiato Gonzalo Rubalcaba; ma anche esponenti della nuova scena come il quintetto polacco Omasta.
Decisamente folta la presenza di artisti italiani: da Rosa Brunello a Enzo Favata, da Chiara Civello in compagnia di Clap! Clap! all’Eiden Inverted Collective guidato da Zoe Pia, passando da due formazioni in trio – quello di Eleonora Strino e quello di Domenico Rizzuto; fino ad arrivare ai giovani partenopei Nexus Quartet e alla Casa del Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini con Javier Girotto nelle vesti di special guest.
Poi, i concerti speciali, a partire dall’omaggio all’ultimo dei giganti del jazz, Sonny Rollins, recentemente scomparso che fu tra i protagonisti dell’edizione 2009 del festival; e due appuntamenti fuori dalla Capitale per celebrare un altro centenario importante che cade nel 2026, quello dell’immenso John Coltrane: il concerto della Priverno Jazz Orchestra all’Abbazia di Fossanova e quello della Rieti Jazz Orchestra, attesa alla Chiesa di San Domenico a Rieti.
In occasione della sua 50esima edizione, infine, il Roma Jazz Festival ha realizzato un catalogo, in collaborazione con Artribune, dal titolo Roma Jazz Festival – Jazz, Arte e Grafica (2002/2026).
Un’edizione dedicata a Miles Davis non può che aprirsi con un artista del calibro di Paolo Fresu. L’1 novembre inaugura la 50esima edizione del festival con ‘Kind of Lives’, versione concertistica – e ultimo progetto discografico, uscito lo scorso 30 giugno – dell’opera teatrale Kind of Miles, scritta e interpretata dallo stesso Fresu, che ha riscosso un incredibile successo, andando in scena con oltre 50 repliche. Sul palco della Sala Sinopoli, al suo fianco, un’eccezionale formazione di musicisti divisi idealmente in due ensemble: uno a omaggiare il primo Davis degli anni Cinquanta e uno a illuminarne la rivoluzionaria svolta musicale. Il 4 novembre invece tornano al festival gli Yellowjackets, questa volta ospitando Kurt Elling, un’artista che il Guardian ha definito “una sorta di Frank Sinatra dai super poteri”. Il numero uno al mondo dei jazz singer e una delle band più famose del panorama jazz-fusion si incontrano dunque al RJF per celebrare i leggendari Weather Report.
A seguire, il 5 novembre, sale sul palco un altro protagonista assoluto del jazz degli ultimi decenni: il sassofonista americano Steve Coleman, 70 anni appena compiuti, capace di mescolare il jazz con l’hip-hop e i ritmi del funk in un linguaggio compositivo che intreccia i molteplici fili della musica della diaspora africana. Al fianco di Mr. Coleman, la sua storica formazione Five Elements, per un concerto carico di groove ed energia esplosiva. Il 6 novembre invece il pluripremiato pianista cubano Gonzalo Rubalcaba incontra il virtuoso del mandolino di Rio de Janeiro Hamilton de Holanda, per la prima volta insieme al RJF con il progetto congiunto Collab che unisce due maestri del latin jazz in un dialogo musicale intenso ed elettrizzante tra melodie intricate, complessità ritmica e focosi scambi improvvisati.
La programmazione del Festival in Auditorium riprende poi il 16 novembre con uno dei concerti più attesi ed emozionanti di questa edizione, quello di Enzo Favata con la ripresa di uno dei suoi progetti più iconici che, alle soglie del nuovo millennio, segnò una svolta nel panorama della world music, con il suo intreccio di jazz, sonorità sudamericane e poesia. Si tratta di Atlantico, titolo del disco e della storica formazione composta da Daniele Di Bonaventura, Marcello Peghin, Salvatore Maltana e il compianto U.T. Gandhi, prematuramente scomparso la scorsa estate. Una reunion approdata al nuovo disco di Favata, Ritornare, il suo primo per la ECM, uscito da pochissimi giorni.
Il 17 novembre si torna a puntare lo sguardo sull’universo davisiano con ‘New Sketches of Spain’, uno spettacolo tra jazz e flamenco, che rievoca l’album Sketches of Spain di Miles Davis del 1960, firmato da una figura di spicco dell’electro-jazz e devoto discepolo devoto di Davis, il trombettista franco-svizzero Erik Truffaz, dal talentuoso sassofonista e cantante di flamenco Antonio Lizana. L’omaggio del Festival al “Divino Miles” prosegue il 18 novembre con il live di uno dei migliori batteristi in circolazione al mondo oggi, l’americano Gregory Hutchinson, il cui ultimo album dal titolo Kind of Now – The Pulse of Miles Davis ripercorre il repertorio di Davis a partire “dall’impulso” dei grandi batteristi che lo hanno accompagnato durante la sua carriera, da Philly Joe Jones a Jimmy Cobb e Tony Williams.
Il 19 novembre invece l’attenzione si sposta su un’altra leggenda da poco scomparsa alla veneranda età di 95 anni, il “saxophone colossus” Sonny Rollins, la cui esibizione del 2009 al Roma Jazz rimane impressa nella memoria collettiva del Festival. A rendergli omaggio sarà la CDO – Casa del Jazz Orchestra con la direzione del Maestro Mario Corvini e la partecipazione di Javer Girotto.
Una vera star della tromba è poi Jeremy Pelt – 50 anni appena compiuti e 25 album all’attivo – che arriva in quintetto al RJF il 21 novembre con la sua miscela di tradizione jazz ed elettronica, spaziando dal neo-bop a ballad più intime.
Il 22 novembre il programma si apre di mattina con il ritorno dell’apprezzatissimo format dedicato ai più piccoli, Fiabe Jazz, mentre al calar del buio sul palco salirà uno dei più luminosi talenti del jazz italiano, l’acclamata contrabbassista Rosa Brunello che arriva al festival per presentare il suo ultimo album. Ispirato dai movimenti sociali contemporanei e da un viaggio in Senegal, We Are Surging Waters richiama per sonorità un Mediterraneo musicale in cui culture diverse si intrecciano. Un disco che attraversa temi come pace, libertà, emancipazione femminile e memoria per celebrare la musica come atto di resistenza. Un’altra donna protagonista della scena jazz italiana con ampia reputazione internazionale segna l’appuntamento del 23 novembre: la cantante e compositrice Chiara Civello presenta il suo nuovo progetto discografico, di prossima uscita, nato dall’incontro con il producer Cristiano Crisci, in arte Clap! Clap!, fra i più ricercati esponenti della club culture. Un incontro al crocevia fra jazz ed elettronica, art-pop e clubbing anticipato dal vertiginoso singolo Me and the Trees.
La 50esima edizione del Roma Jazz Festival, dedicata al centenario di Miles Davis, non può che chiudersi, il 24 novembre, con il progetto 100 Miles for Miles Davis, un grande tributo al “divino” da parte di uno dei pionieri dell’industria musicale, il tastierista, produttore e compositore Jason Miles, per decenni al fianco di artisti come Aretha Franklin, Whitney Houston, Michael Jackson, Chaka Khan e Diana Ross ma soprattutto vero architetto del suono di celebri album di Davis come Tutu, Amandla e Siesta.
La programmazione di Roma Jazz Festival alla Casa del Jazz si apre il 7 novembre nel segno del Mito con il concerto della clarinettista e polistrumentista sarda Zoe Pia alla guida dell’EIC Eden Inverted Collective, ensemble composto da musicisti under 35 provenienti dalle più importanti orchestre lirico sinfoniche italiane. Il loro progetto discografico dal titolo Atlantidei prende ispirazione dalla leggenda secondo la quale la Sardegna, in un passato remotissimo, fu l’Atlantide raccontata da Platone nel Timeo. Dal Mediterraneo, invece, si spinge fino ai freddi mari del nord il trombettista e percussionista Domenico Rizzuto che l’8 novembre presenta al festival, in Trio, il suo nuovo album Disastri quotidiani, una splendida fusione tra elettronica, jazz e rock psichedelico. In trio arriva anche Eleonora Strino, una delle più talentuose chitarriste della scena jazz internazionale, che il 13 novembre, reduce dal suo primo tour negli Stati Uniti, suonerà i brani del suo ultimo album Lumithia, un disco per sola chitarra che indaga l’universo femminile attraverso l’evocazione di figure reali e immaginarie: scrittrici, personaggi di romanzi, rivoluzionarie. Il 14 novembre attenzione rivolta alla giovanissima formazione partenopea di jazz contemporaneo Nexus Quartet che presenta alla Casa del Jazz il debut album Appunti di viaggio mentre il 20 novembre ci si sposta all’Alcazar per il live della band polacca Omasta, fra le più interessanti realtà della nuova scena europea. Il loro primo album, uscito nel 2024, è un energico dialogo fra tradizione e sperimentazione, fra radici jazz e ritmi hip-hop e urban mentre si attende l’uscita del nuovo album Hits Different previsto per l’autunno.
In questa 50esima edizione del Festival non si poteva certo dimenticare l’altra fondamentale ricorrenza che cade nel 2026, i cento anni dalla nascita di John Coltrane, cui Roma Jazz dedica due progetti speciali in due luoghi di rara bellezza, fuori dai confini della Capitale, in sintonia con lo spiritualismo di Coltrane. Il 15 novembre, a Rieti, nella Chiesa di San Domenico, la Rieti Jazz Orchestra celebrerà il capolavoro di Trane, A Love Supreme. Il 22 novembre all’Abbazia di Fossanova a Priverno, in provincia di Latina, il più antico esempio di architettura gotico-cistercense in Italia, si replicherà A Love Supreme con la Priverno Jazz Orchestra.
