Il Comitato Studentesco del Liceo Scientifico di Marsala interviene sulla situazione dell’istituto con una lettera aperta indirizzata al Presidente della Provincia Regionale di Trapani:
“Carissimo Presidente S. Quinci,
ci dispiace che la nostra scuola sia finita sui giornali. Ma forse ciò che dovrebbe preoccuparci ancora di più è che una comunità scolastica, prima di essere ascoltata nelle proprie difficoltà, abbia dovuto diventare una notizia. Le scriviamo perché riteniamo doveroso portare alla Sua attenzione una realtà che, essendo subentrato successivamente, potrebbe non aver ancora avuto modo di conoscere nella sua interezza. Non intendiamo attribuirle responsabilità che non Le appartengono, né chiediamo che Lei risponda delle scelte compiute dalle amministrazioni precedenti. Le chiediamo qualcosa di molto più semplice e, al tempo stesso, molto più importante: che venga a vedere. Venga a vedere la nostra scuola per ciò che è oggi, non per ciò che dovrebbe essere sulla carta. Da diversi anni, a partire dal periodo successivo all’emergenza COVID-19, il nostro istituto è costretto a ricorrere ai doppi turni. Fino allo scorso anno, una sola classe svolgeva le lezioni nel pomeriggio; quest’anno, le classi sono diventate due, a causa dell’incremento del numero degli studenti e dell’impossibilità di accogliere alcune classi numerose negli spazi disponibili. E questo, Presidente, non è un semplice problema logistico. È il sintomo più evidente di una situazione che si trascina da anni.
A rendere questa situazione ancora più difficile da accettare è il diverso riscontro che sembrano ricevere le richieste delle comunità scolastiche. Gli studenti del Pascasino hanno avanzato una richiesta per risolvere un proprio problema e, da quanto ci risulta, sono stati prontamente ascoltati dalla Provincia. Noi, invece, denunciamo da anni le nostre difficoltà senza aver ancora ottenuto soluzioni concrete. Non contestiamo il diritto degli studenti del Pascasino a essere ascoltati, ma riteniamo ingiusto che la soluzione ai loro problemi rischi di compromettere ulteriormente gli spazi e i diritti che ancora rimangono alla nostra scuola. Non chiediamo che qualcuno venga penalizzato per favorire noi, ma che le esigenze di tutti vengano considerate con la stessa attenzione. Ci è stato raccontato che questa scuola, un tempo, disponeva di un laboratorio di informatica, di un laboratorio multimediale, di un laboratorio linguistico, di un laboratorio di lettere, di un laboratorio AutoCAD, di un’aula per il disegno tecnico attrezzata con i relativi tavoli, di una biblioteca e di una sala docenti.Noi questi spazi non li abbiamo mai conosciuti. Non perché siano stati chiusi ieri, ma semplicemente perché, per molti di noi, sono diventati una sorta di memoria scolastica tramandata da chi ci ha preceduti. E questo dovrebbe far riflettere.
Perché, in un istituto che dovrebbe offrire una formazione scientifica, tecnologica e laboratoriale, i laboratori non possono essere considerati un elemento accessorio, sacrificabile ogni volta che gli spazi vengono meno. Nel nostro istituto, a esclusione della presidenza, della segreteria, del laboratorio di scienze e di una piccola stanza destinata alla fisica, ogni ambiente è stato trasformato in un’aula, indipendentemente dalla sua conformazione, dalle sue dimensioni e dalla sua originaria destinazione. Ogni spazio disponibile viene utilizzato. E viene quasi da pensare, amaramente, che soltanto la struttura ad anfiteatro dell’aula magna, con i suoi gradini, ci abbia risparmiato dal vedere comparire un’altra classe anche lì. Non è una battuta. È la fotografia di una scuola nella quale gli spazi sono ormai talmente insufficienti che persino ciò che dovrebbe essere destinato ad attività collettive viene percepito come un possibile luogo da convertire in aula. E intanto, due classi fanno lezione nel pomeriggio. Ci è stato riferito che le aule del Sacro Cuore, precedentemente affittate per le esigenze del nostro istituto, siano state successivamente destinate al Pascasino, nello stesso periodo in cui, per quest’ultimo, è stato acquistato anche l’edificio di piazza della Repubblica.
Non comprendiamo, pertanto, perché non sia stato possibile mantenere almeno il numero di aule necessario a evitare che gli studenti del nostro istituto fossero costretti ai doppi turni. La domanda non nasce da una volontà polemica, ma da una necessità. Perché gli spazi che potevano consentirci di evitare questa situazione non sono più a disposizione della nostra scuola? Nel frattempo, il nostro unico laboratorio è costretto a contenere una quantità di attrezzature che, per loro stessa natura, richiederebbero spazi adeguati e permanenti: visori, strumenti per il podcast, computer con carrelli, plotter, robot e altre apparecchiature. Non esistono vere postazioni permanenti per gli studenti. Le attrezzature vengono montate, smontate, spostate, trasportate nelle aule e nuovamente ricollocate ogni volta che cambia l’attività. Abbiamo persino un’aula immersiva, ma la sua collocazione rende difficoltoso l’accesso proprio a causa della contemporanea presenza delle altre attrezzature. Questa non è una mancanza di strumenti, ma una mancanza di spazi in cui poterli utilizzare. Ed è forse questa la contraddizione più amara: investire nella tecnologia senza garantire gli ambienti necessari affinché quella tecnologia possa diventare realmente didattica. Nel frattempo, altri edifici dispongono di spazi che potrebbero essere oggetto di una verifica.
Da quando il Pascasino è stato accorpato al Liceo Classico, la disponibilità degli ambienti è cambiata. Chi proviene dal Pipitone conosce la presenza, presso il plesso del Classico, di aule destinate alla scuola media e di locali che in precedenza ospitavano la segreteria e la presidenza. Sappiamo, inoltre, che negli edifici di piazza della Repubblica esistono numerosi ambienti che, per quanto ci risulta, non sono destinati ad accogliere classi. Ed è proprio qui che nasce la nostra richiesta. È davvero impossibile ridistribuire gli spazi esistenti in maniera più equa? È davvero necessario che una scuola debba rinunciare ai propri laboratori, alle proprie aule e alla normale organizzazione didattica, mentre altrove esistono spazi che potrebbero essere oggetto di una diversa distribuzione? Non chiediamo di sottrarre diritti agli studenti di un’altra scuola. Chiediamo che il diritto degli studenti della nostra scuola non venga considerato meno importante.
E non possiamo tacere su una questione ancora più delicata: la sicurezza. Presidente, due anni fa, un nostro compagno, oggi in quarta, è stato investito da un’automobile mentre usciva da scuola, alle otto di sera, dopo aver frequentato le lezioni pomeridiane.Ha riportato un trauma cranico e numerose contusioni. È andata bene. Ma non possiamo aspettare che una situazione venga considerata grave soltanto quando il danno è irreparabile. Quando si parla di doppi turni, non si parla semplicemente di orari scritti su un registro. Si parla di ragazzi che escono da scuola quando è già sera. Ci è stato raccontato che, già durante il periodo del COVID-19, fosse stato promesso un prefabbricato destinato a risolvere, almeno in parte, la carenza di spazi. Gli studenti che oggi frequentano la quinta non erano ancora entrati a scuola quando quelle promesse venivano formulate. Il prefabbricato ha iniziato a essere realizzato soltanto durante lo scorso anno scolastico ed è tuttora in costruzione. E, nonostante tutto questo tempo, ci viene detto che non sarà comunque sufficiente a restituire alla scuola tutti quei laboratori che le sono indispensabili. Quanti anni ancora devono trascorrere prima che una promessa diventi una soluzione?
A fronte di questa situazione, appare ancora più difficile comprendere la richiesta del Pascasino di utilizzare il nostro cortile come passaggio, motivandola con la presunta pericolosità della strada esterna. Ci chiediamo: pericolosa in quali condizioni? Di giorno esistono marciapiedi; in alcuni tratti sono addirittura due, separati da un’aiuola. Esistono anche attraversamenti pedonali. Se vi sono problemi di manutenzione, di potatura o di pavimentazione, perché non intervenire sulla strada? Se esiste un problema di sicurezza della viabilità, perché non viene risolto intervenendo sulla viabilità stessa? Perché, invece, la soluzione dovrebbe consistere nell’attraversamento di un cortile scolastico? E soprattutto, perché il cortile di una scuola che già oggi dispone di spazi insufficienti dovrebbe essere ulteriormente sottratto alle proprie attività? Il nostro istituto è una scuola. Non è una scorciatoia. Non è uno spazio di passaggio da utilizzare perché risulta più comodo di un percorso esterno. E certamente non può diventare il luogo nel quale vengono risolti problemi logistici di altre realtà, mentre noi continuiamo a fare lezione in condizioni di evidente carenza di spazi. Il nostro cortile deve essere considerato innanzitutto per la funzione che svolge: uno spazio scolastico, didattico e sportivo. E questo assume un’importanza ancora maggiore, considerando che siamo anche un Liceo Sportivo e che quegli spazi devono poter essere valorizzati, non progressivamente ridotti. Siamo, inoltre, a conoscenza della volontà di realizzare ulteriori attrezzature sportive attraverso un progetto dal valore di circa 200.000 euro.Come potrebbe essere compatibile l’avviamento di questo progetto se esso stesso viene ostacolato dal passaggio di studenti appartenenti ad altra scuola .
A tutto questo si aggiunge un problema altrettanto concreto: la sicurezza dei mezzi degli studenti. Il nostro quartiere è purtroppo interessato da episodi di furto. Comprendiamo la decisione della scuola di impedire l’accesso delle automobili al cortile, anche in ragione della sua destinazione formale. Tuttavia, noi siamo studenti che, per raggiungere l’istituto, utilizzano motocicli e scooter. Lasciarli fuori dal cancello significa esporli al rischio di furto. E non parliamo di un’ipotesi astratta: episodi di questo genere sono già accaduti. Chiediamo, pertanto, che venga individuato uno spazio interno, formalmente autorizzato dalla Provincia, nel quale poter custodire i mezzi degli studenti mediante rastrelliere e apposita segnaletica.Non chiediamo un trattamento privilegiato. Chiediamo che la sicurezza dei nostri beni e delle nostre famiglie venga semplicemente presa in considerazione. E poi ci sono i lavori di manutenzione. Transenne. Spazi delimitati.Interventi ancora da completare.
Alcuni degli studenti che oggi stanno per diplomarsi hanno trovato queste stesse transenne quando sono entrati per la prima volta a scuola. Sono arrivati da studenti e rischiano di uscire da diplomati senza aver visto conclusi quei lavori. Presidente, sappiamo che Lei ha ereditato molte di queste situazioni. Ed è proprio per questo che non Le chiediamo di giustificare il passato. Le chiediamo di scegliere cosa fare del presente. Le chiediamo di venire nella nostra scuola. Di attraversare quei corridoi. Di entrare nelle nostre aule. Di vedere il laboratorio. Di vedere come vengono sistemate le attrezzature. Di vedere gli spazi che mancano. Di vedere le transenne. Di vedere cosa significa per una classe uscire alle otto di sera. E poi, una volta visto tutto questo, Le chiediamo di compiere una verifica seria e imparziale degli spazi disponibili negli edifici scolastici del territorio. Verifichi se esistono aule inutilizzate. Verifichi se esistono ambienti recuperabili. Verifichi se sia possibile una diversa distribuzione delle classi tra i plessi. Verifichi se esistano soluzioni che consentano di restituire agli studenti della nostra scuola ciò che oggi manca loro: il diritto elementare di frequentare le lezioni in orario ordinario e di disporre degli spazi necessari alla propria formazione. Perché questa, alla fine, è la questione.Non chiediamo che la nostra scuola venga messa davanti alle altre .Chiediamo che non venga messa dopo le altre. Non chiediamo che a qualcuno venga tolto qualcosa per darlo a noi. Chiediamo che ciò che spetta anche a noi non venga continuamente rimandato. Non chiediamo privilegi. Chiediamo parità. Non chiediamo favoritismi. Chiediamo equità. Perché, se tutte le scuole appartengono allo stesso territorio e tutti gli studenti rappresentano lo stesso patrimonio umano e culturale, allora non può esistere una scuola che merita attenzione e un’altra che può essere lasciata ad aspettare. La nostra scuola deve essere presa in considerazione. Deve essere ascoltata. Deve essere visitata. Deve essere tutelata. Deve poter crescere.
E deve poter offrire ai propri studenti le stesse opportunità che vengono offerte agli studenti delle altre scuole. Non pretendiamo più di quanto spetti agli altri. Pretendiamo che ci venga riconosciuto ciò che spetta anche a noi.Per questo Le chiediamo un intervento urgente, concreto e imparziale. Per questo Le chiediamo un sopralluogo. Per questo Le chiediamo di verificare personalmente la situazione e di valutare tutte le soluzioni possibili. Perché, arrivati a questo punto, continuare semplicemente ad aspettare non è più una soluzione. È diventato il problema. E noi, Presidente, non vogliamo più essere una scuola che aspetta. Vogliamo essere una scuola che viene finalmente considerata. Certi che condivida con noi il principio fondamentale secondo cui ogni studente, indipendentemente dalla scuola che frequenta, debba avere la stessa dignità, le stesse opportunità e la stessa attenzione da parte delle istituzioni, attendiamo un Suo urgente riscontro e, soprattutto, un Suo intervento concreto”.