Corruzione a Lampedusa, chiesti 4 anni per l’ex capo dell’ufficio tecnico

Emanuela La Mela

Corruzione a Lampedusa, chiesti 4 anni per l’ex capo dell’ufficio tecnico

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Emanuela La Mela |
giovedì 08 ottobre 2026 - 18:41
Corruzione a Lampedusa, chiesti 4 anni per l’ex capo dell’ufficio tecnico

Immagine di repertorio, da ImagoeconomicaLegge - Tribunale-Indagini - Sentenza -Interrogatorio -Avvocati - Pubblico Ministero -...

8 Ottobre 2026, 20:41

Quattro anni di reclusione per Giuseppe Gabriele, ex capo dell’ufficio tecnico del Comune di Lampedusa. È questa la pena richiesta dal procuratore generale nel nuovo processo d’appello sulla cosiddetta “cricca di Lampedusa”, tornato davanti alla Corte d’appello di Palermo dopo il rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.

La richiesta è stata formulata davanti alla terza sezione della Corte d’appello del capoluogo siciliano. Il procuratore generale ha inoltre chiesto la conferma della confisca di oltre 282 mila euro nei confronti dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico, oltre alla confisca di un immobile situato ad Agrigento.

Il nuovo processo d’appello dopo il rinvio della Cassazione

Il procedimento giudiziario riguarda una complessa inchiesta che aveva coinvolto diversi soggetti e che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe fatto emergere un presunto sistema di illeciti all’interno dell’amministrazione comunale di Lampedusa.

Il nuovo giudizio davanti alla Corte d’appello di Palermo arriva dopo l’intervento della Cassazione, che aveva disposto il rinvio del procedimento. Al centro del processo c’è quindi nuovamente la posizione di Gabriele, per il quale l’accusa ha formulato una richiesta di condanna a quattro anni di carcere.

La vicenda giudiziaria aveva già attraversato due precedenti fasi. In primo grado l’ex capo dell’ufficio tecnico era stato condannato a 8 anni e 10 mesi di reclusione. La pena era stata successivamente rideterminata in 5 anni e 7 mesi nel primo processo d’appello.

L’inchiesta

L’indagine aveva ipotizzato l’esistenza di un sistema di malaffare all’interno del Comune delle Pelagie. Le contestazioni, formulate a vario titolo nei confronti degli imputati, comprendevano associazione a delinquere, corruzione, falsi e turbativa degli appalti, oltre ad altri reati.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012, durante la sindacatura di Dino De Rubeis, incarichi e funzioni pubbliche sarebbero stati utilizzati per favorire interessi privati.

Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, il sistema avrebbe consentito di orientare alcune attività amministrative e di ottenere somme di denaro illecitamente. Le contestazioni riguardavano quindi il presunto utilizzo della funzione pubblica per perseguire interessi estranei a quelli dell’amministrazione.

La contestazione della tangente da 800 mila euro

Tra gli episodi contestati nell’ambito dell’inchiesta figura anche una tangente da 800 mila euro che sarebbe stata collegata alla realizzazione di un albergo abusivo.

Si tratta di uno degli elementi più rilevanti emersi nella vicenda giudiziaria, che aveva portato gli investigatori a ipotizzare un intreccio tra interessi privati e attività amministrative all’interno del Comune di Lampedusa.

Il procedimento ha coinvolto anche il Comune di Lampedusa e Legambiente Sicilia, costituiti parte civile nel processo.

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Fonte: QdS.it