Distributore di carburanti. Immagine di repertorio, di Dawn McDonald su UnsplashDistributore di carburanti, caro gasolio...
Giorni sempre più difficili per i gestori degli impianti di carburanti, alle prese con prezzi di benzina e soprattutto gasolio in forte aumento, margini sempre più ridotti e la necessità di anticipare ingenti somme di denaro per acquistare il prodotto. Una situazione che si ripercuote anche sugli autotrasportatori e su tutti coloro che ogni giorno percorrono lunghe distanze per raggiungere il posto di lavoro.
Secondo i dati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in Sicilia giovedì 17 settembre la benzina in modalità self service sulla rete stradale nazionale è salita a 2.157 euro al litro mentre il gasolio ha raggiunto 2.297 euro al litro.
Caro carburanti, gestori sempre più in difficoltà
L’aumento dei prezzi alla pompa pesa sui bilanci di famiglie, lavoratori e imprese, ma crea difficoltà anche a chi gestisce gli impianti di distribuzione. Per i gestori, infatti, l’incremento del prezzo del carburante non si traduce automaticamente in maggiori guadagni: il margine è legato principalmente ai litri venduti, mentre per acquistare il prodotto sono necessarie somme sempre più elevate.
“Siamo preoccupati in primis perché la gente sta consumando sempre meno carburante. È un problema serio perché per noi acquistare il carburante a 2,30 euro porta all’obbligo di disporre di ingenti somme di denaro. Inoltre, le persone pagano spesso con la carta di credito. Noi abbiamo una commissione di 0,50 euro e pagarla su 2,30 euro porta i costi ad alzarsi. I gestori sono allo stremo”, spiega il presidente regionale della Figisc, Riccardo Di Benedetto, intervenuto al QdS.it.
Guerra e Stretto di Hormuz, cresce l’allarme sulle forniture
Secondo Di Benedetto, i primi segnali di allarme sarebbero emersi con l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran. “Da allora – aggiunge – c’è stata un po’ di preoccupazione nel mercato. La guerra è andata avanti e la chiusura dello Stretto di Hormuz ha dato il colpo di grazia”.
Il timore riguarda anche la disponibilità futura del prodotto. “Adesso sono venuto a sapere anche che le scorte stanno finendo e che il petrolio non circola più. La raffinazione del prodotto ha un costo. Il prezzo del gasolio sta lievitando e c’è difficoltà anche a reperirlo”. Uno scenario che potrebbe avere conseguenze anche nei prossimi mesi. “In questo modo tra qualche mese avremo difficoltà a ricevere il prodotto che ordiniamo negli impianti di carburante”, sottolinea il presidente regionale della Figisc.
“Margini ridotti”, i gestori chiedono un tavolo con Governo e compagnie
La guerra non sarebbe però l’unico fattore alla base dell’aumento dei prezzi. Di Benedetto riferisce anche delle preoccupazioni emerse all’interno della Figisc rispetto all’andamento dei prezzi praticati dalle società petrolifere.
“Noi ci siamo confrontati in Figisc – prosegue Di Benedetto – e siamo arrivati alla conclusione che da parte delle società petrolifere c’è pure una certa speculazione, perché ci sono certi aumenti che vediamo in certe giornate e che non hanno alcuna giustificazione”.
La situazione, secondo il rappresentante dei gestori, mette a rischio la sostenibilità economica degli impianti. “Siamo preoccupati per i gestori, per le ingenti somme di denaro che dobbiamo anticipare e per il margine ridotto. Abbiamo mille problemi e con il presidente nazionale abbiamo concordato sul fatto che dobbiamo aprire un tavolo nazionale con il Governo e con le società petrolifere perché il nostro margine si è affievolito”.
Di Benedetto evidenzia inoltre le difficoltà nel mantenere aperti gli impianti: “Non conviene più tenere aperti gli impianti di carburante”.
E sul prezzo del gasolio lancia un ulteriore allarme: “C’è già stato l’aumento di 5 centesimi sul gasolio e temo che entro fine mese si supereranno i 2,50 euro”.
Accise e aiuti alle famiglie, il Governo “a caccia” di soluzioni
Sul fronte delle istituzioni, Di Benedetto riconosce comunque l’impegno del Governo nazionale nel tentativo di contenere gli effetti dei rincari. “Non sta mettendo le accise – conclude Di Benedetto – che per fortuna aveva tolto. È un momento molto critico e non sappiamo come si evolve la situazione. Si vive alla giornata e si stanno studiando degli incentivi per le famiglie con Isee ridotti, ma sono azioni che purtroppo non risolvono il problema”.
La situazione resta quindi legata anche all’evoluzione del conflitto e alle conseguenze sul mercato energetico internazionale. “Se non termina la guerra avremo una situazione incandescente, che fa molta paura. Il Governo si mostra molto collaborativo perché ha fatto già quattro rinvii dell’accisa che aveva tolto e sta cercando di trovare altri rimedi che purtroppo non è riuscito a trovare”.
Il problema, conclude Di Benedetto, non riguarda soltanto l’Italia: “Nei Paesi esteri c’è il carburante più caro del nostro ed è un problema generico europeo”.
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