Foto di repertorio, di Carlo Carino da ImagoeconomicaCaro carburante, benzina e diesel - rincari -...
Oltre 1.200 euro per mille litri di gasolio. Un prezzo da record, che rischia di aumentare portando il costo medio nazionale a oltre 2,4 euro al litro in caso di una mancata proroga del taglio delle accise (che pure, però, sembra essere praticamente cosa fatta). La Sicilia – assieme al Friuli Venezia Giulia e alla provincia di Bolzano – rimane una delle regioni maggiormente travolte dai rincari, che da diversi mesi incidono negativamente sulla vita quotidiana di lavoratori e cittadini.
Gasolio, prezzi record: la Sicilia tra le regioni con i rincari maggiori
Da giorni basta fare un giro tra i principali distributori di carburante per rendersene conto: in Sicilia i prezzi del gasolio aumentano di giorno in giorno e fare un pieno è diventato quasi un lusso per migliaia di cittadini. E non va tanto meglio con la benzina, che da qualche tempo ha superato i due euro al litro.
Gli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) rilevano, per la giornata di mercoledì 16 settembre, un prezzo medio in modalità self pari a 2,132 euro/litro per la benzina e 2,246 euro/litro per il gasolio lungo la rete stradale e di 2,222 euro/litro per la benzina e 2,326 euro/litro per il gasolio sulla rete autostradale. Il prezzo siciliano? Al di sopra della media, il più caro dopo quello della provincia autonoma di Bolzano e del Friuli Venezia Giulia. Nello specifico, per il 16 settembre, il gasolio costa 2.270 euro al litro e la benzina 2.147 al litro, in modalità self.
Dl carburanti da approvare entro il 25 settembre
Al Governo, nonostante l’attenzione e la frenesia dei politici siano principalmente rivolte alla legge elettorale e alla preparazione alle prossime elezioni, non mancano le azioni per contrastare i rincari dei carburanti. Rincari iniziati con la guerra in Ucraina e intensificati dalla crisi geopolitica aperta dal conflitto USA-Israele-Iran iniziato lo scorso febbraio.
Nelle scorse ore il disegno di legge di conversione del decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133, “recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alla ulteriore crisi dei mercati internazionali”, ha ottenuto il sì della Camera con 162 voti favorevoli, 108 contrari e cinque astenuti. La palla passa opera al Senato, che – pena la decadenza – dovrà convertire il dl in legge entro il 25 settembre. Nel frattempo, la tensione sull’argomento tra maggioranza e opposizione rimane alta. Per Avs il decreto “certifica il fallimento delle politiche del Governo Meloni sull’energia“; per l’ex premier Giuseppe Conte i vertici del Governo pensano alle poltrone mentre il “mondo fuori dal palazzo chiama”. “La spesa costa il 30% in più rispetto a 5 anni fa. Sui mutui altre batoste per i cittadini. In un Paese normale si andrebbero a prendere risorse da chi dalle crisi ha incassato profitti enormi e fuori scala in tutti questi anni. Banche, industria delle armi, colossi energetici… Tutti intoccabili: ma se si tratta di tagliare le misure contro la povertà o di aumentare le tasse a chi perde potere d’acquisto ci mettono un attimo”, scrive Conte sui social.
La maggioranza, però, difende le proprie scelte auspicando un cambiamento radicale a seguito dell’approvazione della legge. Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Camera in Aula (Lega), commenta: “Il bene dell’Italia non si fa con le polemiche ma con le proposte”. E aggiunge: “Dire che il Governo non abbia fatto nulla in questi quattro anni è falso, come dimostrano la crescita dell’occupazione e la significativa diminuzione di spread e inflazione. Rispetto al momento presente, gli oltre 2 miliardi di euro stanziati in questi mesi sono misure emergenziali per far fronte ai rincari dei prezzi dei carburanti, conseguenza del conflitto in Iran. Lo scopo è quello di calmierare i prezzi alla pompa, contenendo l’aumento del costo dei beni e dunque l’inflazione. Ma è dall’inizio della legislatura che il Governo interviene in modo importante sull’energia: sia potenziando le rinnovabili e tornando a parlare di nucleare, sia aiutando in modo diretto i cittadini a risparmiare”.
Anche la Regione entra in azione per i lavoratori
Mentre a livello nazionale si lavora per ridurre al più presto i prezzi alla pompa della benzina, anche la Regione Siciliana fa la sua parte. Il dipartimento della Pesca mediterranea regionale ha pubblicato un bando (accessibile qui) per riconoscere indennizzi diretti per i maggiori costi di produzione sostenuti dalle aziende e dagli operatori del settore pesca. La dotazione complessiva del bando è di 12,1 milioni di euro provenienti dal Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Feampa 2021-2027), ulteriormente incrementata di 5 milioni di euro a carico del bilancio della Regione.
“Con una dotazione finanziaria di oltre 17 milioni di euro, la più alta d’Italia grazie anche alle risorse aggiunte dalla Regione – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, allo sviluppo rurale e alla pesca mediterranea, Luca Sammartino – stiamo garantendo un sostegno efficace a un comparto particolarmente esposto alle difficoltà climatiche e ambientali oltre che alle fluttuazioni di mercato e dei prezzi dell’energia. Un intervento forte e concreto per un settore importantissimo per l’economia, l’occupazione e la stessa identità della Sicilia, e che s’inserisce nell’ambito di un pacchetto di misure rivolto alla pesca siciliana in un percorso di rilancio e sostenibilità economica e ambientale”.
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