Catania, oltre il campo è allarme societario: “Modello gestionale praticamente insostenibile”

Vittorio Sangiorgi

Catania, oltre il campo è allarme societario: “Modello gestionale praticamente insostenibile”

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Vittorio Sangiorgi |
lunedì 31 agosto 2026 - 17:03
Catania, oltre il campo è allarme societario: “Modello gestionale praticamente insostenibile”

Ross Pelligra. Credit: Catania FCCredit: Catania FC Vittorio Sangiorgi 31 Agosto 2026, 19:03 Il Catania...

31 Agosto 2026, 19:03

Il Catania non vive certo un momento roseo visto il pessimo avvio di campionato con due sconfitte in altrettante giornate, cosa mai accaduta da quando i rossazzurri sono tornati in terza serie undici anni or sono. Un quadro sconfortante che non riguarda solo le vicende di campo, perché altrettanti campanelli d’allarme arrivano dall’analisi delle vicende societarie e dalla situazione economico-finanziaria. Il bilancio recentemente depositato, che fotografa la situazione al 30 giugno 2025, evidenzia numeri preoccupanti e un futuro incerto per il club. Nel dettaglio emergono: una perdita di oltre 13 milioni, debiti per quasi 5.5 milioni e il richiamo dei revisori dei conti sulla continuità aziendale. Il documento, come detto, attesta lo stato dell’arte al termine della stagione 2024/2025, quella cioè iniziata (così come avvenuto quest’anno) con il mancato rispetto dei termini per la presentazione della fideiussione e conclusa con l’eliminazione dei playoff per mano del Pescara. In panchina Domenico Toscano, al suo primo anno in rossazzurro, e nel ruolo di direttore sportivo Daniele Faggiano, poi di fatto affiancato e sostituito sul piano operativo da Ivano Pastore a causa delle gravi problematiche di salute affrontate in quei mesi. I numeri cui si accennava prima sono certamente significativi, ma non basta la loro estrapolazione per avere un quadro chiaro di quale sia lo stato di salute del Catania FC.

L’avvocato Urzì al QdS: “Bilancio del Catania evidenzia situazione economico-finanziaria squilibrata”

A tal proposito il Quotidiano di Sicilia ha intervistato l’avvocato Carmelo Urzì, per analizzare il documento nel dettaglio e ragionare sul suo significato intrinseco. “Il bilancio d’esercizio del Catania Football Club, chiuso al 30 giugno 2025, evidenzia una situazione economico-finanziaria fortemente squilibrata”. Questo il primo e sintetico giudizio del legale sul documento. Entriamo poi nel dettaglio delle singole voci, a partire dal patrimonio netto, che risulta negativo per poco più di 1 milione (1.011.054 €). Si tratta, in sintesi, del valore reale dell’azienda, ottenuto sottraendo tutte le passività (i debiti) dalle attività (i beni e i diritti posseduti). “Questa situazione di deficit patrimoniale – sottolinea Urzì – si registra nonostante i corposi aumenti di capitale effettuati dalla proprietà (per oltre 15,6 milioni di euro), i cui fondi sono stati interamente erosi dalle pesanti perdite d’esercizio accumulate”. In questo quadro pesano, appunto, gli oltre 5 milioni di debiti (5.492.834), che sono così ripartiti: verso i fornitori (2.194.898), tributari (1.181.288), verso istituti previdenziali (586.754), altri debiti (1.519.052). Ne consegue, spiega l’avvocato Urzi, “l’incapacità strutturale dell’azienda di far fronte agli impegni correnti con la sola liquidità prodotta dall’attività tipica”.

“Passivo da oltre 13 milioni di euro: costi di produzione insostenibili, brucione un milione al mese”

Ma da dove deriva il pesante passivo di 13,449 milioni? Dalla differenza tra il valore della produzione, la cifra cioè incassata tra botteghino, sponsorizzazioni, proventi commerciali e contributi federali, che ammonta a 7,64 milioni (in aumento rispetto ai 6,31 del precedente bilancio) e i costi della produzione, cioè le spese sostenute nella stagione di riferimento. Spese che superano l’astronomica cifra di 21 milioni (erano stati 17 nel 2024). “All’interno dei costi della produzione – specifica il legale – la voce relativa al personale rappresenta il fattore critico principale, ammontando a oltre 14 milioni, pari a circa il 67% di tutte le uscite operative. Questo importo supera addirittura l’intero valore della produzione dell’azienda. Senza entrare nel merito della onerosità o meno delle sottovoci, ma prendendo in esame soltanto quella del costo del personale, è di tutta evidenza che per una squadra militante in Serie C, un simile monte ingaggi è insostenibile oltre che sproporzionato. Di fatto, la gestione 2024-25 ha bruciato risorse a un ritmo superiore a un milione di euro al mese: la società non riesce a reggersi economicamente sulle proprie gambe ma necessita dell’intervento costante della proprietà”. Altra voce del bilancio che merita attenzione è il rendiconto finanziario, che riassume i flussi di cassa (entrate e uscite di liquidità). Dalla sua analisi “emerge una situazione molto particolare: quella di una società che, nonostante una perdita economica pesantissima sulla carta, è riuscita paradossalmente a chiudere l’anno con più soldi in cassa rispetto all’inizio, grazie a un imponente intervento effettuato dalla proprietà: la perdita netta d’esercizio pari a 13,44 milioni non si è tradotta interamente in una fuoriuscita immediata di contanti”. “Da un lato infatti – spiega l’avvocato Urzì – sono stati ‘sterilizzati’ circa 762 mila euro di costi puramente contabili che non comportano alcun reale movimento di denaro; dall’altro, la gestione commerciale ha dato una mano. L’azienda ha generato un impatto positivo di oltre 1,3 milioni di euro sul capitale circolante, in gran parte perché ha aumentato i debiti verso i fornitori (circa 674 mila euro), scegliendo cioè di rimandare i pagamenti e trattenendo temporaneamente i soldi in tasca. Nonostante questi ammortamenti e rinvii, la gestione tipica ha comunque assorbito una grossa quantità di liquidità, chiudendo con un flusso operativo negativo di circa 11,6 milioni. A questo si sono aggiunti piccoli investimenti in beni materiali e immateriali per circa 814 mila euro”.

“Nonostante gli aumenti di capitale, gestione economica in forte sofferenza: tutto dipende da Pelligra”

Nonostante questo, però, la società non è rimasta a secco grazie alla già citata immissione di capitale (oltre 15 milioni) da parte del patron Pelligra. “In sintesi, si tratta di una gestione economica – aggiunge Urzì – in forte sofferenza, che sta in piedi e continua a respirare unicamente grazie alla forte iniezione di capitali freschi da parte della proprietà o meglio, del socio unico. La sopravvivenza economica del club dipende in modo assoluto e totale dagli apporti del socio unico”. Entrando più nel dettaglio l’avvocato Urzì specifica che: “la struttura a socio unico in un club calcistico professionistico accentua in modo radicale la dipendenza della società dalle strategie, dalla liquidità e dalla volontà del singolo azionista di riferimento. Non essendo presente una compagine societaria frammentata (o un azionariato diffuso in grado di ripartire il rischio d’impresa), ogni squilibrio strutturale grava unicamente sulle spalle del patron e sulla sua capacità/volontà di intervenire costantemente con ricapitalizzazioni e iniezioni di capitale di rischio per garantire la continuità aziendale”.

“Rilievi revisori su pericolo di non continuità aziendale campanello d’allarme gravissimo”

Ed è proprio sulla continuità aziendale che emergono i rilievi più significativi. Nella nota integrativa al bilancio sono gli stessi amministratori a rilevare che la società “non è in grado, in maniera fisiologica e duratura, di far fronte ai debiti derivanti dall’ordinario svolgimento dell’attività tramite la propria liquidità” e che è indispensabile il “continuo ricorso ad interventi finanziari da parte dell’unico socio”. Un concetto ribadito dai revisori dei conti che, dopo aver certificato la correttezza del documento, hanno richiamato l’incertezza sulla continuità aziendale. Ma quanto pesano questi rilievi? “Per qualsiasi società – commenta l’avvocato Urzì – un’eccezione o un dubbio dei revisori in merito alla continuità aziendale rappresenta un campanello d’allarme di gravità estrema. Segnala che l’impresa potrebbe non avere le risorse per sopravvivere nei dodici mesi successivi. Nel calcio professionistico, questo fa scattare l’attenzione immediata degli organi di controllo federale, mettendo a rischio l’iscrizione stessa ai campionati. Distrugge la fiducia di fornitori, banche e partner commerciali, i quali potrebbero irrigidire le condizioni di pagamento, accelerando di fatto la crisi di liquidità”.

“Senza Serie B e azioni correttive di gestione, situazione diverrà ancor più critica”

Sulla base dell’analisi fin qui condotta diventa indispensabile un ragionamento sulla sostenibilità di un simile modello gestionale che Urzì definisce “praticamente nulla”. “Una gestione che brucia risorse a un ritmo superiore a un milione di euro al mese e presenta un patrimonio netto negativo – aggiunge il legale – non può reggersi su logiche industriali o di mercato sane. Con costi operativi che doppiano il valore della produzione, ogni anno si apre una voragine finanziaria incolmabile con le sole entrate tipiche della Serie C. Senza una promozione immediata in Serie B, l’investimento economico perde ogni logica di ritorno finanziario, tramutandosi in una perdita permanente. È palese che, in assenza di correttivi di gestione, la situazione delineata da questo bilancio rischia di aggravarsi ulteriormente. In primo luogo, l’accumulo di debiti commerciali e il ricorso al rinvio dei pagamenti non possono essere protratti all’infinito senza incrinare la catena di fornitura e la credibilità operativa del club. Inoltre, i contratti di lavoro sportivo sottoscritti nelle sessioni precedenti continuano a pesare sul monte ingaggi, rendendo complesso abbassare i costi nel breve termine senza pesanti transazioni o cessioni”.

“Dal 2025-2026 sfoltimento della rosa per liberarsi di ingaggi pesanti: salary cap può aiutare il Catania”

Nella sua analisi Urzì si proietta poi sui possibili sviluppi futuri: “A partire dalla stagione 2025-26 sembrerebbe (per avere conferme occorre attendere la pubblicazione del relativo bilancio) che la dirigenza abbia attuato un’operazione di sfoltimento della rosa volta a liberarsi dei contratti più onerosi. A ciò si aggiunga anche l’introduzione della regola del salary cap (a partire dalla stagione in corso, nda), intervento correttivo volto ad incidere sul monte ingaggi, che potrebbe accorrere in aiuto del Catania e migliorare le previsioni svolte finora”. Infatti, un monte ingaggi più leggero determina la riduzione dei costi del personale e quindi in minori uscite operative correnti. “Di conseguenza, la perdita d’esercizio strutturale – è la previsione di Urzì – dovrebbe ridursi, alleggerendo la pressione sul socio unico e diminuendo la necessità di ricapitalizzazioni anno per anno. Aggiungo inoltre una mia opinione personale: il fatto che ogni anno la società abbia superato i pareri della Covisoc senza destare alcun scalpore lascia comunque ben sperare”.

“Catania in vendita? Ecco a cosa andrebbero incontro i potenziali acquirenti”

Spunto finale della nostra analisi, viste anche le voci che iniziano a rincorrersi con insistenza su possibili trattive per la cessione della società, è quello sull’appetibilità del Catania vista la complessa situazione delineata dal bilancio. “Valutare l’appetibilità di una società come il Catania – spiega Urzì – richiede di mettere sulla bilancia due realtà profondamente contrapposte: da un lato la pesantezza di una situazione economico-finanziaria segnata da debiti e perdite strutturali, dall’altro la forza di un ‘brand’ e di asset materiali che pochissime altre realtà in Italia, non solo in Serie C, possono vantare. Restando ancorati ai numeri, è di tutta evidenza che un bilancio con un deficit patrimoniale e un’esposizione debitoria complessa rappresenta, oggettivamente, un ostacolo iniziale davvero notevole. Chi acquista o subentra, eredita non solo una gestione corrente da risanare, ma deve mettere in conto una massiccia opera di pulizia delle passività pregresse. Tuttavia, andando oltre il dato numerico sconfortante, il Catania FC rappresenta il caso di una società con una tifoseria di categoria superiore: gli oltre 11.000 abbonati ogni anno e uno stadio in grado di registrare il sold-out nelle gare clou e nei playoff, costituiscono un bacino d’utenza e una passione popolare che valgono oro. Questo garantisce flussi di cassa costanti e prevedibili dal botteghino, impossibili da replicare per quasi tutte le altre concorrenti di categoria. Inoltre, la forza del marchio Catania assicura volumi di vendita di materiale ufficiale nonché accordi di sponsorizzazione potenzialmente di livello superiore, alimentati da un senso di appartenenza che va ben oltre la città e la provincia. A ciò si aggiunga che l’acquisizione del centro sportivo di Torre del Grifo rappresenta di certo un patrimonio immobiliare tangibile di altissimo valore strategico: avere una ‘casa’ di proprietà azzera i costi di locazione di strutture esterne e costituisce un attivo patrimoniale di prim’ordine che blinda il valore strutturale del club”. Considerazioni sicuramente valide, che riportano d’attualità la necessità di chiarezza sullo stato dei lavori di ristrutturazione del centro sportivo, bloccati ormai da settimane a causa, stando a quanto emerso, di problemi di liquidità. “In conclusione, da un punto di vista puramente contabile e a breve termine, il peso dei debiti e delle passività – sintetizza l’avvocato Urzì – rende la società poco appetibile o ad altissimo rischio ad un investitore di mercato orientato al profitto immediato o al pareggio di bilancio. Non si tratta di un club per speculatori finanziari in cerca di utili immediati, ma rappresenta un investimento di posizionamento straordinario per un grande gruppo industriale o un fondo che abbia la forza finanziaria iniziale per assorbire i passivi ereditati, facendo leva sulla ‘categoria superiore’, tenendo a mente che il vero valore di detta appetibilità si sbloccherebbe con la promozione in un campionato superiore, dove i ricavi da diritti televisivi, sponsor e valorizzazione del brand esploderebbero, trasformando istantaneamente il club da ‘pozzo senza fondo’ a entità economicamente sostenibile”. Da questa analisi e dalle conseguenti considerazioni di carattere giornalistico, dunque, emerge come la gestione societaria, facente capo al vicepresidente e Ad Grella, abbia creato una situazione potenzialmente esplosiva, che rischia di aggravarsi anno dopo anno fino al punto di non ritorno. Uno scenario da scongiurare attraverso una doverosa assunzione di responsabilità, da parte del patron Pelligra e degli altri vertici dirigenziali. Il futuro del Catania non può reggersi su basi così fragili, servono certezze e programmazione pluriennali. Alla proprietà il compito di garantire questi elementi fondamentali, in caso contrario l’obbligo morale diventa quello di lavorare per un passaggio di mano che garantisca un domani migliore alla piazza e alla città.

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Fonte: QdS.it