Ars, Sala d'ErcoleArs Sala d'Ercole Mauro Seminara 20 Ottobre 2026, 19:31 L’avvio della discussione sull’articolato...
L’avvio della discussione sull’articolato è a Sala d’Ercole una prova di forza, ma psicologica. Nel senso che l’opposizione si è impegnata con tutte le proprie forze a far saltare i nervi alla maggioranza con un intervento per gruppo, da cinque minuti ciascuno, a ogni emendamento, seguito poi da una richiesta di voto palese. Talvolta gli interventi sono stati anche più di uno per gruppo e hanno acceso un dibattito sul nulla.
Giochi di parole, divagazioni alternate a promemoria: si andrà avanti così finché non verrà ritirato il Fondo per gli investimenti territoriali.
Un palcoscenico d’avanspettacolo: lo scontro con tono gioviale e i siparietti
Sala d’Ercole diventa un palcoscenico d’avanspettacolo, con le citazioni delle virgole, dei punti, delle parentesi in lettura completa di norma ed emendamento, e ringraziamenti per le caramelle per la gola e tutto ciò che può ritardare l’attività parlamentare. Scappano risate mentre si interviene con l’impegno di impiegare ogni singolo minuto disponibile. Lo scontro dura qualche ora con tono gioviale e siparietti, poi i toni cambiano. La prima frizione è tra Antonio De Luca, capogruppo Cinque stelle, e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Il primo ha lamentato battute del secondo agli interventi dei deputati. La risposta del presidente è stata di ricordare che il regolamento gli consente di impedire gli interventi di chi è già intervenuto anche se per altro emendamento allo stesso articolo, ma che non intende “creare quel muro e quella barriera” tra la presidenza e l’opposizione.
Galvagno non accetta provocazioni
Le ore passano, Galvagno mantiene l’Aula su toni miti, non accetta provocazioni. Alla fine la dimostrazione dell’opposizione cede il passo a un confronto più consono, nella sostanza delle norme. Vengono approvati i primi 3 articoli, rispettivamente sui contributi per l’acquisto della “prima casa”, gli aiuti alle imprese, l’abbattimento degli interessi sui prestiti al consumo. Poi, malgrado lo scarso entusiasmo del presidente dell’Ars, alla quarta norma dell’articolato Sala d’Ercole conviene sul primo accantonamento.
Norme ‘fake’ e i nove milioni, Di Paola: “Potevano essere utilizzati per l’articolo 2”
Il deputato del Partito democratico Nello Dipasquale, intervenendo dal pulpito su intenzione di voto, ha spiegato come ogni norma definita dall’opposizione quale ‘fake’, perché pressoché impossibile da attuare entro fine anno, poteva essere capitale prezioso per rimpinguare i capitoli legati ai reali interventi urgenti. L’esempio in Aula è chiaro con la norma sugli aiuti alle imprese, che non è tra quelli osteggiati, e lo palesa il coordinatore regionale del Movimento 5 stelle. “I nove milioni di euro dell’articolo 1 potevano essere utilizzati per l’articolo 2”, dice Nuccio Di Paola riferendosi a maggior capitale sugli aiuti alle imprese.
Ridisegnare la variazione di bilancio: “Norme senza urgenza non dovrebbero essere nella manovra”
Lo scopo ultimo dell’opposizione non è quindi soltanto alzare la bandiera della vittoria contro il Fit ma ridisegnare per intero la variazione di bilancio concentrando risorse sui capitoli più urgenti. La spiegazione era già stata data al mattino dal M5s in conferenza stampa. Luigi Sunseri al riguardo aveva posto qualche esempio: “Ci sono tante norme che non hanno nessuna urgenza e che non dovrebbero essere in una manovra di variazione e mi riferisco, solo per fare qualche esempio, ai debiti di tre Consorzi di bonifica (Agrigento, Enna e Palermo), alla Consulta dei siciliani all’estero, al Cimitero di Modica, a Comiso città della pace, alla Casa dei cantastorie, alla Facoltà teologica, all’Autoporto di Vittoria, al Centenario delle province di Ragusa ed Enna, al fondo per gli investimenti territoriali”.
La prova di forza
Il capogruppo Cinque stelle, Antonio De Luca, aveva annunciato: “Se le nostre richieste non dovessero essere ascoltate siamo pronti a ricorrere a tutti i mezzi parlamentari a nostra disposizione, intervenendo norma per norma, comma per comma e, se in Aula dovesse arrivare un maxiemendamento per i Fit, chiederemo il voto per parti separate”.
Così di fatto si svolgono i lavori nel primo giorno di articolato, quantomeno per la prima norma del testo di 74 articoli. C’è una prova di forza nella prova di forza. Se il governo accetta di ritirare le norme non urgenti, l’opposizione darà il via libera alle reali variazioni di bilancio e agli interventi urgenti. Di contro, il braccio di ferro parlamentare transiterebbe nel rapporto tra il governo e la maggioranza.
Priorità su caro carburante, crisi della cerealicoltura e pesca
In Aula, durante un momento di presidenza di Luisa Lantieri, la presidenza ha fatto presente al 5s Nuccio Di Paola al termine di un intervento: “Ha detto per 23 volte che il partito si è ricompattato”. Il partito è Forza Italia, continuamente provocato in Aula in modo ironico sulla sedicente ritrovata coesione. La sessione di lavori è comunque una seduta lunga, interminabile, senza sospensioni. Una prova di resistenza, da entrambe le parti rilanciata. “Abbiamo proposto di approvare immediatamente i 10-15 articoli della manovra che affrontino le vere emergenze della Sicilia, dalla crisi della cerealicoltura alla pesca e al caro carburante, rinviando le altre disposizioni a un successivo confronto”, ha detto il capogruppo del Partito democratico Michele Catanzaro intervenendo in Aula. “Siamo pronti a chiudere i lavori anche questa sera – ha ribadito Catanzaro – ma il governo continua a respingere una proposta di buon senso”.
“Noi discutiamo mentre gli autotrasportatori protestano e gli scaffali si svuotano”
“Noi discutiamo mentre il mondo produttivo è in ginocchio, gli autotrasportatori protestano e gli scaffali si svuotano”, dice il capogruppo del Pd puntando il dito verso il presidente della Regione: “La responsabilità di non aver approvato la manovra già ad agosto è del governo Schifani, che continua a muoversi nella più totale confusione. Emblematico il caso del Fit: prima si parla di un ordine del giorno, poi di un maxiemendamento, senza chiarire cosa si intenda realmente fare”. Il Fit, come hanno detto e ribadito un po’ tutti i capigruppo dell’opposizione, incluso il M5s con maggiore ampiezza in conferenza stampa ieri mattina, è l’ultimo articolo del disegno di legge. Quello che, qualora la maggioranza venisse meno su altre norme, fino all’ultimo il governo potrebbe ritirare.
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