Acqua corrente. Immagine di repertorio da ImagoeconomicaRubinetto dell'acqua - disservizi e carenze idriche - acqua...
CATANIA – Sul sito dell’Assemblea territoriale idrica, alla voce presidente campeggia ancora il nome di Fabio Mancuso. Ma il sindaco di Adrano, sospeso dalla carica la scorsa settimana per intervento della legge Severino dopo una condanna in primo grado per il reato di bancarotta, questo pomeriggio non guiderà i lavori del consiglio direttivo. In seguito alla sospensione – temporanea, considerato che la decadenza arriverebbe soltanto a sentenza definitiva – Mancuso è uscito di scena anche dai vertici dell’ente che in provincia si occupa del delicato tema dell’acqua. A prendere le redini del consorzio sarà Vincenzo Santonocito, vice presidente dell’Ati e sindaco di San Pietro Clarenza.
Gestione dell’acqua nel Catanese, cambia il vertice dell’Ati
Per Santonocito e gli altri componenti del consiglio direttivo, ovvero Massimiliano Giammusso (sindaco di Gravina di Catania), Antonio Bonanno (sindaco di Biancavilla), Luca Stagnitta (sindaco di Linguaglossa) e Angelo Pulvirenti (sindaco di Nicolosi), la riunione di questo pomeriggio servirà ad affrontare uno degli argomenti più delicati di questi mesi: valutare quali azioni intraprendere nella causa che si celebrerà davanti ai giudici amministrativi e che vedrà contrapposte ancora una volta l’Ati e la Sie. Quest’ultima è la società pubblico-privata che nel 2024 – dopo una lunghissima querelle, durata circa un ventennio – si era vista riconoscere dai tribunali amministrativi il diritto di svolgere il ruolo di gestore unico del servizio idrico in provincia per 29 anni. Per Sie, il cui 51 per cento è in mano a Città metropolitana e Comuni mentre il 49 di Hydro Catania, società che a propria volta ha il socio di maggioranza in un consorzio guidato dai privati, diventare gestore unico avrebbe dovuto significare subentrare alla galassia di realtà che si spartiscono il servizio nelle varie aree della provincia: in alcuni casi si tratta di società partecipate dal pubblico, in altre di soggetti totalmente privati, in altre ancora di gestioni in economia, ovvero direttamente collegate agli uffici comunali.
Ati e Sie, la disputa sulla gestione unica dell’acqua
Per due anni a tenere banco è stata la disputa riguardante le condizioni con cui Sie avrebbe dovuto operare: il Cga, quando ha riconosciuto il diritto a divenire gestore unico, ha impegnato l’Ati a trovare un accordo per aggiornare la convenzione che era stata immaginata a metà anni Duemila, adattandola alle nuove esigenze del territorio ma soprattutto tenendo conto dell’aumento inevitabile dei prezzi. La collaborazione tra Ati e Sie è rimasta però solo sulla carta. Ben presto tra le due parti sono sorte le frizioni. Dall’Assemblea sono arrivate le accuse di lentezza nei subentri – il percorso si è interrotto con l’ingresso soltanto nelle gestioni in economia, senza riguardare nessuna delle gestioni tramite partecipate o privati – ma anche di una presunta mancanza di solidità finanziaria che avrebbe potuto pregiudicare il futuro del servizio nei prossimi decenni.
La Sie, invece, per bocca dell’amministratore Sergio Cassar, ha sempre replicato puntando il dito contro l’ostruzionismo dei sindaci. Per la società, infatti, all’origine delle lungaggini ci sarebbe stato l’ostruzionismo posto dalla politica che avrebbe provato in tutti i modi a mettere il bastone tra le ruote. Tra le frecce nell’arco di Cassar c’è stata per due anni la mancata approvazione di un piano d’ambito aggiornato e con esso del piano economico-finanziario e della nuova tariffa. Passaggi che per Sie sarebbero stati imprescindibili per poter avviare la gestione unica con adeguate garanzie sul piano finanziario. Di tutt’altro avviso è stata l’Ati che ha sempre ribattuto sostenendo che tutto ciò che non è stato fatto è stato dovuto a ritardi e inadempienze della società.
Acqua nel Catanese, lo strappo tra Ati e Sie
Il lungo batti e ribatti ha portato a fine giugno allo strappo finale, con l’Assemblea territoriale idrica che in un’accesa seduta ha votato la risoluzione dei rapporti con Sie. In precedenza il consiglio direttivo aveva anche deliberato la decisione di chiedere al Cga di valutare se i passaggi effettuati nei due anni precedenti potessero essere considerati tali da ritenere adempiuta la prescrizione impartita dai giudici di trovare una quadra per aggiornare la convenzione con Sie. Com’era prevedibile a non accettare la risoluzione del contratto è stata la società amministrata da Cassar, che a propria volta si è rivolta ai tribunali. A inizio settembre, il Cga si è espresso decidendo di non riconoscere la sospensiva chiesta della società e, di conseguenza, mantenere in essere la risoluzione. La partita però è ancora tutta da giocare: a novembre, infatti, i giudici entreranno nel merito del ricorso e solo allora si capirà se Sie sia davvero fuori dai giochi o se invece potrebbe tornare a vantare il diritto di rilevare a condizioni diverse il servizio.
Gestione idrica nel Catanese, la proposta del Pd
Intanto c’è chi già prova a guardare oltre. La scorsa settimana, nel corso della Festa dell’Unità a Catania, dal Pd sono arrivare proposte che puntano a un futuro in cui non c’è posto per la società di Cassar. “Dopo il fallimento della gestione della Sie, serve un cambio di modello”, ha dichiarato il segretario provinciale dem Giuseppe Pappalardo. “Il Partito democratico propone un gestore unico, interamente pubblico, mettendo a sistema competenze e professionalità già presenti sul territorio, a partire dalle società in house. La nostra idea – ha continuato Pappalardo – è una grande utility pubblica dell’acqua: pubblica nella proprietà, industriale nella gestione. Un soggetto solido e competente, capace di programmare investimenti e intercettare risorse europee, nazionali e regionali”. Per i dem “acqua pubblica non significa acqua gestita dalla politica. La politica deve fissare gli obiettivi e controllare i risultati; la gestione deve essere affidata a competenze tecniche e professionali”. Prima di capire se si tratti di una strada percorribile, bisognerà però aspettare l’ennesimo nuovo verdetto della giustizia amministrativa.
