Simone Olivelli 17 Ottobre 2026, 06:18 “Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se...
“Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni. Gli Stati membri possono limitare l’applicazione del presente articolo a determinate categorie di funzionari pubblici”.
Abuso d’ufficio, cosa prevede la direttiva Ue sulla corruzione
Deriva dall’articolo 7 della direttive Ue 2026/1021 sulla corruzione la possibilità di vedere reintrodurre in Italia il reato di abuso d’ufficio o quantomeno una fattispecie idonea a tutelare i cittadini dall’utilizzo improprio, da parte da un pubblico ufficiale, del proprio ruolo per procurare un ingiusto vantaggio a sé o ad altri o, al contrario, causare un danno a terzi.
Il reato, infatti, è stato abrogato nel 2024 dal governo Meloni, con la conseguenza di legittimare – o comunque non perseguire – comportamenti che nelle cronache ricorrono spesso. Un esempio? Favorire un candidato in un concorso pubblico oggi non è più un reato. Anche avendo le prove non ci sarà nessun giudice che potrà condannare la condotta. Semplicemente perché è consentito. In un momento storico in cui la corruzione si conferma essere uno dei problemi principali del Paese, e la Sicilia non fa in alcun modo eccezione, con le istituzioni a tutti i livelli attraversate da scandali, la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio ha fatto abbassare ulteriormente gli anticorpi dello Stato davanti a un’infezione ormai cronicizzata.
Abuso d’ufficio, perché l’Italia deve adeguarsi alle norme europee
La motivazione con cui il governo ha spinto per l’abrogazione, ovvero la diffusa paura dei pubblici ufficiali di finire a giudizio e l’immobilismo burocratico che ne sarebbe seguito, a fronte di un basso numero di condanne, è stata letta dai critici come un indiretto assist a chi si muove fuori dall’etica che dovrebbe fungere da bussola all’interno del settore pubblico. La direttiva Ue impone a tutti gli Stati, Italia compresa, di adeguare i propri codici penali alle prescrizioni comunitarie. Il nostro Paese avrà due anni – la scadenza è nella primavera del 2028 – per recepire l’indirizzo europeo, ma anche la libertà per trovare le misure adeguate a soddisfare le richieste.
Esercizio illecito di funzioni pubbliche, cosa cambia con la direttiva Ue
“L’esercizio illecito di funzioni pubbliche rischia di minare la fiducia dei cittadini, lo Stato di diritto e l’equità economica e può arrecare grave pregiudizio all’interesse pubblico – si legge nella direttiva – Al fine di prevenire un tale danno, gli Stati membri dovrebbero individuare violazioni gravi della legge, siano esse azioni od omissioni, o entrambe. Tali violazioni gravi potrebbero includere, ad esempio, la violazione di disposizioni legislative o regolamentari volte a garantire il libero accesso e la parità di condizioni dei contratti per i candidati, o la deliberata errata applicazione della legge da parte di giudici o arbitri”. Il testo della direttiva prosegue esplicitando che gli Stati membri “dovrebbero poter limitare l’applicazione del reato di esercizio illecito di funzioni pubbliche a determinate categorie di funzionari pubblici”.
