Marsala, avvocata sospesa temporaneamente dalla professione: le accuse della Procura
Marsala – Un’avvocata è stata sospesa temporaneamente dalla professione dopo una richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Marsala e accolta dal GIP del Tribunale.
La misura interdittiva riguarda l’avvocata Erika Messina ed è stata applicata con provvedimento del 3 novembre 2026, dopo l’interrogatorio preventivo dell’indagata e l’audizione del suo difensore.
Le contestazioni formulate dalla Procura sono provvisorie e riguardano, a vario titolo, falso materiale di atto pubblico, truffa aggravata e patrocinio infedele.
La misura interdittiva disposta dal GIP
Secondo quanto comunicato dalla Procura di Marsala, il giudice ha accolto la richiesta di applicare il divieto temporaneo di esercitare la professione di avvocato.
Il provvedimento nasce dagli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari.
La misura non equivale a una condanna definitiva e resta ferma la presunzione di innocenza fino a una sentenza passata in giudicato.
Un’avvocata è stata sospesa temporaneamente dalla professione
Un’avvocata è stata sospesa temporaneamente dalla professione nell’ambito di un’inchiesta che, secondo la ricostruzione della Procura, riguarda una serie di atti e documenti che sarebbero stati presentati ai clienti come autentici.
Tra gli episodi contestati figura quello relativo a una presunta sentenza apparentemente proveniente dal Tribunale ordinario di Marsala.
Secondo l’accusa, il documento sarebbe stato interamente contraffatto.
L’ipotesi di falso materiale
La Procura contesta un episodio di falso materiale di atto pubblico collocato in un periodo antecedente e prossimo all’8 febbraio 2024.
L’ipotesi accusatoria è che l’avvocata, nella qualità di patrocinatrice delle persone offese, abbia formato una sentenza apparentemente riconducibile a un provvedimento originale del Tribunale di Marsala.
Il documento, secondo quanto riferito nel comunicato della Procura, sarebbe invece stato interamente contraffatto.
L’accusa di truffa
Un’altra contestazione riguarda il reato di truffa aggravata dall’abuso di prestazione d’opera.
Secondo la Procura, tra luglio 2023 e maggio 2024 l’avvocata avrebbe fornito ai propri clienti documenti falsi, inducendoli in errore sul corretto svolgimento del mandato professionale e sull’esistenza o sull’esito di procedimenti civili.
L’ingiusto profitto ipotizzato dagli inquirenti sarebbe consistito nel pagamento degli onorari e nel mantenimento del rapporto fiduciario con i clienti.
Il patrocinio infedele
Tra le accuse provvisorie figura anche il patrocinio infedele.
La contestazione riguarda condotte che sarebbero state poste in essere tra il 18 aprile e il 10 luglio 2024.
Secondo l’ipotesi della Procura, l’avvocata avrebbe agito in modo contrario ai propri doveri professionali nei confronti delle persone assistite.
La consulenza tecnica contestata
Particolare rilievo assume anche un secondo episodio di falso materiale.
Secondo quanto riportato nel comunicato, l’avvocata avrebbe formato una consulenza tecnica d’ufficio datata 5 novembre 2024.
Il documento avrebbe indicato un risarcimento di 184.274,13 euro per presunte responsabilità mediche legate alla morte del figlio delle persone offese.
La Procura sostiene però che quella consulenza sarebbe stata interamente contraffatta e riferita a un procedimento mai instaurato.
Le aggravanti contestate
Per entrambi gli episodi di falso viene contestata anche l’aggravante relativa alla falsificazione di atti destinati a fare fede fino a querela di falso.
Si tratta, anche in questo caso, di qualificazioni giuridiche formulate nella fase delle indagini preliminari.
Sarà il procedimento giudiziario a stabilire se le accuse troveranno conferma.
L’interrogatorio preventivo
Prima dell’applicazione della misura interdittiva, il GIP ha svolto l’interrogatorio preventivo della persona indagata.
È stato inoltre sentito il difensore.
Solo dopo questi passaggi il giudice ha disposto la misura richiesta dalla Procura.
La presunzione di innocenza
La stessa Procura di Marsala sottolinea che il provvedimento si basa sugli elementi indiziari acquisiti durante le indagini preliminari.
Pertanto, le responsabilità penali non possono essere considerate definitivamente accertate.
Fino a eventuale sentenza definitiva, l’indagata deve essere considerata innocente secondo i principi dell’ordinamento.
Un’indagine ancora in corso
La vicenda giudiziaria resta quindi aperta.
La misura interdittiva riguarda esclusivamente l’esercizio temporaneo della professione e non anticipa il giudizio finale sui fatti contestati.
I prossimi passaggi del procedimento dovranno chiarire se il quadro accusatorio formulato dalla Procura sarà confermato o meno.
Leggi gli approfondimenti su Marsala Live