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Estorsioni dal carcere di Favignana, quattro arresti dei Carabinieri

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mercoledì 14 ottobre 2026 - 13:35

Estorsioni dal carcere di Favignana

Alcamo – Le estorsioni dal carcere di Favignana sarebbero state organizzate attraverso telefoni introdotti e detenuti illecitamente all’interno dell’istituto penitenziario. È quanto emerge dall’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Trapani e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Alcamo.

Nella mattinata del 14 ottobre i militari hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere. Le misure sono state applicate a Favignana, Augusta e San Cataldo. Tre destinatari risultavano già detenuti, mentre il quarto si trovava in regime di semilibertà.

Quattro indagati per estorsione e rapina aggravata

Secondo il comunicato dei Carabinieri, i quattro sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione e rapina aggravata. Le accuse dovranno naturalmente essere verificate nel corso del procedimento.

L’indagine è partita nel febbraio 2026 ed è proseguita per circa tre mesi. I Carabinieri della Sezione Operativa di Alcamo hanno utilizzato intercettazioni telefoniche, riprese video, servizi sul territorio e ulteriori accertamenti.

All’attività investigativa ha collaborato anche il Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria di Palermo.

Le richieste sarebbero partite dalla cella

In una prima fase gli investigatori avrebbero concentrato l’attenzione su un uomo di Alcamo, detenuto per altra causa nella Casa di Reclusione di Favignana. Successivamente l’attività si sarebbe estesa agli altri tre indagati, che nello stesso periodo erano reclusi nel medesimo istituto.

Le investigazioni avrebbero fatto emergere un sistema nel quale le estorsioni dal carcere di Favignana venivano gestite attraverso utenze e apparecchi telefonici detenuti illegalmente.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i contatti telefonici avrebbero consentito agli indagati di continuare a esercitare pressioni sulla persona offesa anche dall’interno del carcere.

La videochiamata per rafforzare le minacce

Uno degli episodi ricostruiti dagli investigatori riguarda una videochiamata. Il principale indagato avrebbe incaricato gli altri tre soggetti, in quel momento in permesso, di raggiungere fisicamente la vittima.

L’obiettivo sarebbe stato quello di mostrarsi alla persona offesa durante una videochiamata avviata direttamente dal carcere. Secondo gli investigatori, questa modalità avrebbe dovuto rendere più concreta la minaccia e rafforzare la richiesta di denaro.

Si tratta di uno degli elementi sui quali si fonda l’impianto investigativo che ha portato alle quattro misure cautelari.

Almeno 20mila euro tra contanti e ricariche

Gli accertamenti avrebbero inoltre consentito di ricostruire un arco temporale molto più ampio. La persona offesa, tra il 2024 e il 2026, sarebbe stata costretta attraverso minacce e violenze a consegnare complessivamente almeno 20mila euro.

I pagamenti sarebbero avvenuti sia in contanti sia attraverso ricariche effettuate su diverse carte Postepay. In alcuni episodi, secondo quanto riferito dai Carabinieri, le violenze sarebbero state anche fisiche.

Arresti eseguiti in tre località

L’ordinanza è stata emessa dal Gip di Trapani su richiesta della Procura della Repubblica. Alla fase esecutiva hanno partecipato i Carabinieri della Compagnia di Alcamo, il Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria e militari delle Compagnie di Siracusa e Caltanissetta.

Un ruolo importante nelle operazioni svolte a Favignana è stato assicurato anche dal personale della motovedetta N808 Fava, dislocata a Trapani. Il mezzo ha fornito supporto durante l’esecuzione delle misure sull’isola.

Informazioni sull’attività istituzionale dell’Arma sono disponibili sul sito ufficiale dei Carabinieri.

Resta la presunzione di innocenza

Le quattro persone sono sottoposte a indagine e la misura cautelare non equivale a una condanna. Le eventuali responsabilità penali potranno essere stabilite definitivamente soltanto al termine del procedimento e con una sentenza passata in giudicato.

L’inchiesta prosegue quindi sul piano giudiziario, mentre le risultanze raccolte dagli investigatori dovranno essere valutate nelle successive fasi processuali.


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