Una nuova alleanza tra borghi, Regione e istituzioni pubbliche per trasformare le buone pratiche locali in una strategia condivisa di sviluppo. È l’obiettivo della Carta di Erice, sottoscritta simbolicamente al termine della prima edizione del Sicily B-Fest, il festival regionale de I Borghi più belli d’Italia in Sicilia. Due giornate di confronto tra sindaci, università, dirigenti scolastici ed esperti, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete per il futuro dei 25 comuni della rete e delle aree interne dell’Isola. Il documento punta a superare una visione dei piccoli centri legata soltanto alla bellezza dei luoghi e alla promozione turistica, affrontando questioni decisive come lo spopolamento, l’accessibilità, la formazione, il lavoro, la mobilità e la sanità.
La Carta di Erice: una strategia contro lo spopolamento
“Abitare il borgo non deve essere una scelta di rinuncia, ma una possibilità concreta che guarda avanti”, ha sottolineato Marisa Meli, coordinatrice del Comitato Tecnico Scientifico regionale, indicando nella comunità, nella rete, nella formazione, nell’agroecologia e nella vivibilità i principi fondamentali del percorso. Per Fabrizio Ferreri dell’Università di Catania, la strategia deve svilupparsi lungo tre direttrici: vivibilità, produzione e socialità. Non bastano, infatti, incentivi e agevolazioni fiscali se mancano le condizioni necessarie per avviare e mantenere attività economiche nei piccoli centri. La Carta non vuole restare una semplice dichiarazione d’intenti. “Non immagino soltanto una carta di principi: ogni capitolo dovrà indicare che cosa possiamo e dobbiamo fare”, ha spiegato Michelangelo Giansiracusa, coordinatore regionale della rete. Il testo definitivo sarà completato entro dieci giorni, integrando i contributi dei sindaci e del Comitato Tecnico Scientifico. Successivamente sarà trasmesso ai 25 comuni per una presa d’atto in giunta o in consiglio comunale, prima di arrivare agli organismi nazionali dell’associazione.
Servizi, scuole e infrastrutture per rendere vivi i borghi
Il presidente nazionale Fiorello Primi ha auspicato che il documento diventi la Carta di Erice dei Borghi più belli d’Italia, rafforzando la capacità della rete di incidere sulle politiche pubbliche. “Il ripopolamento passa attraverso infrastrutture, servizi, accessibilità fisica e digitale, scuole, trasporto pubblico e sanità”, ha evidenziato, riconoscendo alla Sicilia un ruolo di riferimento per le altre realtà territoriali. Soddisfatta anche la sindaca di Erice, Daniela Toscano, secondo cui il festival ha dimostrato il valore della collaborazione tra amministrazioni. La sfida, ha sottolineato, non è soltanto tutelare la bellezza dei territori, ma garantire alle comunità le condizioni per viverli, lavorare e costruire il proprio futuro. La prima giornata, sabato 10 ottobre, è stata dedicata a istruzione, formazione e turismo. Tra le esperienze presentate, i gemellaggi tra le scuole primarie di Agira, Ferla e Montalbano Elicona, l’intesa con gli istituti tecnici e il modello dell’Istituto Florio di Erice, che ha sviluppato uno studentato nel centro storico. Spazio anche al turismo enogastronomico, al recupero degli immobili nei borghi e alle opportunità per i nomadi digitali.
Agroecologia e nuove opportunità economiche
Domenica il confronto si è concentrato sulla terra come risorsa economica e bene comune. Tra i progetti illustrati, il recupero dei terreni abbandonati, le produzioni agroecologiche, la gestione collettiva del patrimonio e la valorizzazione delle risorse forestali. Annunciata anche la nascita di un osservatorio regionale sugli usi civici e sui domini collettivi. A Buccheri è stato infine presentato IDDE, progetto che sostiene le donne dei borghi nella trasformazione dei saperi tradizionali in piccole imprese domestiche. Esperienze diverse, accomunate dall’obiettivo di rendere i piccoli comuni luoghi in cui non soltanto vivere, ma anche creare opportunità economiche e sociali. “Le azioni concrete raccontate da questo palco sono il punto di partenza perché la Carta di Erice diventi la carta non solo della rete regionale, ma di tutta la rete nazionale”, ha concluso Giansiracusa.