Condanna per caporalato a Marsala
Marsala – La condanna per caporalato a Marsala è arrivata con una sentenza di primo grado, non definitiva, emessa dal Tribunale lo scorso 30 settembre. Il procedimento si è svolto con rito abbreviato su richiesta della difesa di Giuseppe Genna e con il consenso della Procura della Repubblica.
Secondo il comunicato della Procura, il Tribunale ha ritenuto l’imputato responsabile di diversi episodi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. La contestazione avrebbe riguardato almeno 13 lavoratori impiegati alle sue dipendenze.
Tredici lavoratori coinvolti nelle contestazioni
In particolare, secondo quanto riportato nel provvedimento, almeno 11 lavoratori sarebbero stati privi del permesso di soggiorno. Per almeno due dipendenti, inoltre, sarebbero mancate la formazione e l’informazione previste in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
La sentenza richiama anche l’omissione delle visite mediche preventive di idoneità alla mansione. Il Tribunale ha inoltre riconosciuto l’aggravante legata al numero dei lavoratori coinvolti e alle condizioni di particolare sfruttamento contestate.
Quattro anni di reclusione e 10mila euro di multa
La condanna per caporalato a Marsala prevede, in primo grado, quattro anni di reclusione e 10mila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali. La decisione resta comunque impugnabile, poiché non si tratta di una sentenza definitiva.
Il Tribunale ha disposto anche la confisca per equivalente dei beni nella disponibilità dell’imputato fino alla concorrenza di 10mila euro. La cifra corrisponderebbe, secondo la sentenza, al profitto del reato.
Esclusione da agevolazioni e divieto di contrattare con la Pubblica amministrazione
Tra le ulteriori conseguenze stabilite dal giudice c’è l’esclusione, per due anni, da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi pubblici. Il provvedimento riguarda risorse dello Stato, di altri enti pubblici e dell’Unione europea relative al settore agroalimentare.
Per lo stesso periodo è stata inoltre disposta l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. A questa si aggiunge il divieto di concludere contratti di appalto, cottimo fiduciario, fornitura di opere, beni e servizi con la Pubblica amministrazione e relativi subcontratti.
Assoluzione dall’accusa di estorsione
Il Tribunale ha invece assolto Giuseppe Genna dal reato di estorsione con la formula “perché il fatto non sussiste”. È un passaggio importante della sentenza e distingue questa contestazione dalle altre per le quali è intervenuta la condanna in primo grado.
Le indagini sono state condotte dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri di Trapani sotto la direzione e il coordinamento della Procura della Repubblica di Marsala. Informazioni istituzionali sull’ufficio giudiziario sono disponibili sul sito ufficiale della Procura di Marsala. Procura di Marsala
Risarcimenti alle parti civili
Il Tribunale ha infine condannato l’imputato al risarcimento dei danni subiti dalle parti civili. L’ammontare complessivo sarà stabilito in sede civile. Nel frattempo, il giudice ha riconosciuto a ciascuna parte una provvisionale di 5mila euro.
Le motivazioni della sentenza dovranno essere depositate entro 90 giorni dalla data dell’udienza. Da quel momento decorreranno i termini previsti per un eventuale appello. Proprio perché la condanna per caporalato a Marsala non è definitiva, resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino a una sentenza irrevocabile.
Leggi gli approfondimenti su Marsala Live