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Medici coinvolti in procedimenti giudiziari, Mangiapane: “Un esito sfavorevole non significa automaticamente errore”

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sabato 03 ottobre 2026 - 9:20

Responsabilità professionale, il richiamo dell’Ordine

Trapani – La responsabilità medica va accertata con rigore, tenendo conto del caso concreto, del contesto clinico e delle decisioni assunte dal professionista sulla base delle informazioni disponibili in quel momento.

È il messaggio lanciato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Trapani, che interviene su un tema sempre più presente anche nelle cronache giudiziarie: quello dei procedimenti che coinvolgono medici e altri professionisti sanitari.

A prendere posizione è il presidente Filippo Mangiapane, che richiama la necessità di trovare un equilibrio tra diritto dei cittadini a essere informati, corretto accertamento delle eventuali responsabilità e tutela della dignità personale e professionale di chi viene coinvolto in un procedimento.

“Un esito sfavorevole non significa automaticamente errore”

Mangiapane parte da una considerazione legata alla complessità della professione medica.

“Ogni giorno i medici assumono decisioni complesse, spesso in condizioni di urgenza e di incertezza clinica”, sottolinea il presidente dell’Ordine.

Per questo, secondo Mangiapane, un eventuale accertamento di responsabilità non può prescindere dall’analisi del contesto nel quale quella decisione è stata presa.

“Un esito sfavorevole, di per sé, non consente di identificare automaticamente un errore né una responsabilità colposa”.

La posizione dell’Ordine non mira quindi a escludere il controllo sull’operato dei professionisti, ma a chiedere che ogni valutazione venga effettuata sulla base di elementi concreti e non soltanto sull’esito finale di una cura o di un trattamento.

Il tema della pubblicazione dei nomi

Un altro aspetto affrontato riguarda il rapporto tra cronaca giudiziaria e reputazione.

L’Ordine riconosce pienamente il diritto di cronaca, ma richiama l’attenzione sugli effetti che la pubblicazione del nome di un professionista può avere quando il procedimento è ancora in corso e non è stato definito.

“La pubblicazione del nome di un professionista coinvolto in un procedimento ancora non definito aggiunge inevitabilmente una dimensione reputazionale alla vicenda giudiziaria”, afferma Mangiapane.

Il punto, secondo il presidente, non è limitare l’informazione, ma riflettere sulle conseguenze che l’identificazione può determinare sulla vita personale e professionale dell’interessato prima che le responsabilità siano accertate nelle sedi competenti.

Medicina difensiva, i rischi per il sistema

Il tema si collega direttamente a quello della medicina difensiva, fenomeno sul quale l’Ordine di Trapani mantiene alta l’attenzione.

Il timore di un possibile contenzioso può infatti condizionare le decisioni cliniche e spingere il professionista a richiedere esami, approfondimenti o procedure soprattutto per ridurre il rischio di contestazioni future.

Secondo Mangiapane, però, questo comportamento non coincide necessariamente con una migliore qualità delle cure.

“La medicina difensiva può tradursi nella tendenza a moltiplicare esami e approfondimenti o ad affrontare con maggiore cautela i casi più complessi”.

Conseguenze che, secondo l’Ordine, possono generare anche costi aggiuntivi, ritardi e ricadute sugli stessi pazienti.

Il confronto tra medicina e diritto

Sul tema della responsabilità professionale, lo scorso maggio l’Ordine dei Medici di Trapani ha promosso insieme all’Ordine degli Avvocati di Trapani un convegno dedicato al rapporto tra medicina e diritto.

L’incontro ha affrontato questioni come decisione clinica, rischio, responsabilità professionale e tutela del paziente, mettendo a confronto competenze sanitarie e giuridiche.

“Abbiamo voluto creare un luogo di confronto tra medicina e diritto perché riteniamo che soltanto attraverso il dialogo tra competenze diverse sia possibile costruire una cultura della responsabilità che non sia una cultura della paura”, sottolinea Mangiapane.

“Il medico deve decidere nell’interesse del paziente”

Per l’Ordine, il professionista deve continuare a poter esercitare il proprio giudizio clinico senza trasformare ogni scelta in uno strumento di autotutela giudiziaria.

“Il medico deve poter decidere nell’interesse del paziente, assumendosi responsabilmente le conseguenze delle proprie scelte, ma senza essere indotto a trasformare ogni decisione clinica in una forma di autotutela giudiziaria”.

La responsabilità medica va accertata con rigore, ribadisce quindi l’Ordine, distinguendo tra situazioni profondamente diverse.

Un esito negativo può infatti derivare da una complicanza, dai limiti della terapia, dall’evoluzione della patologia oppure, in altri casi, da un effettivo errore professionale.

“Il medico non può garantire sempre la guarigione”

Mangiapane insiste proprio sulla necessità di distinguere questi diversi scenari.

“Il medico ha il dovere di curare, ma non può garantire in ogni circostanza la guarigione”.

Riconoscere i limiti della medicina, chiarisce il presidente, non significa ridurre o eliminare le responsabilità, ma valutarle con maggiore precisione.

L’obiettivo indicato è quello di arrivare a un sistema capace di tutelare il paziente e, allo stesso tempo, di evitare che il professionista lavori costantemente sotto la pressione del possibile contenzioso.

Pazienti, informazione e dignità professionale

La riflessione si chiude con un richiamo al ruolo di tutti i soggetti coinvolti: professionisti sanitari, magistratura, avvocatura, istituzioni e mondo dell’informazione.

“Il dolore delle famiglie merita il massimo rispetto. Alla magistratura spetta l’accertamento dei fatti e all’informazione il compito di raccontarli”, afferma Mangiapane.

Nello stesso percorso, però, secondo l’Ordine devono essere tutelate anche dignità e reputazione dei professionisti.

“Tutela dei pazienti, diritto all’informazione e dignità dei professionisti non sono principi contrapposti: sono garanzie che devono convivere e trovare pieno riconoscimento”.


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