Marsala Live

admin@admin.com

Dario Safina raffigurato in carcere con l’IA: quando la satira diventa manipolazione della realtà

Condividi su:

martedì 29 settembre 2026 - 10:20

Una fotografia che racconta qualcosa che non è mai accaduto

Marsala – L’IA non deve falsare la realtà. Il punto dal quale partire, nel caso che nelle ultime ore ha coinvolto il deputato regionale Dario Safina, è probabilmente tutto qui.

Sui social è circolata un’immagine artificiale che lo raffigura con le manette, vestito da detenuto e rinchiuso in una cella. Una scena che non documenta un avvenimento reale: Safina non è stato arrestato, non è detenuto e non esiste una condanna nei suoi confronti.

Il parlamentare trapanese del Partito Democratico è effettivamente coinvolto in una vicenda giudiziaria. La Procura aveva chiesto l’archiviazione della sua posizione, mentre il Gip ha successivamente ritenuto necessari ulteriori approfondimenti investigativi prima di assumere una decisione definitiva. Il procedimento, dunque, prosegue nella fase delle indagini e non equivale in alcun modo a un accertamento di responsabilità. Safina continua a dichiararsi estraneo alle contestazioni.

Ed è proprio questa distanza tra ciò che realmente sta accadendo e ciò che l’immagine mostra a rendere la vicenda diversa dalla normale presa in giro politica.

La satira può essere feroce. Ma una fotografia realistica ha un altro peso

Chi fa politica deve mettere in conto critiche, caricature, imitazioni, battute e perfino una satira durissima. Fa parte dell’esposizione pubblica.

Un politico può essere disegnato con il naso enorme, rappresentato in una vignetta grottesca, imitato, preso in giro per una frase infelice o per una scelta amministrativa. La satira vive anche di esagerazione.

Ma qui c’è un elemento nuovo. L’intelligenza artificiale oggi permette di prendere il volto di una persona vera e costruire in pochi secondi una fotografia apparentemente credibile di un fatto mai avvenuto.

Non è più soltanto la caricatura che tutti riconosciamo immediatamente come tale. È un’immagine che può sembrare una fotografia. E questa differenza, a mio avviso, conta moltissimo.

Oggi riguarda Safina, domani potrebbe riguardare chiunque

Non credo che questa debba diventare una discussione tra chi sostiene Dario Safina e chi politicamente gli è avversario. Anzi, proprio per evitare equivoci, il ragionamento dovrebbe essere molto semplice: se domani la stessa cosa venisse fatta a un esponente di centrodestra, di centro, del Movimento 5 Stelle o di qualunque altra forza politica, il problema sarebbe identico.

Non si tratta di stabilire se Safina ci sia simpatico o meno. Non si tratta nemmeno di decidere in questa sede cosa pensare dell’inchiesta che lo riguarda. Di questo si occupa la magistratura, con tempi, regole e garanzie che non possono essere sostituiti da una fotografia pubblicata su Facebook.

Qui si parla di un altro principio: possiamo usare un software per mettere una persona reale dentro una situazione falsa, renderla credibile e poi affidarla alla velocità dei social? Per me la risposta è no.

Perché un’immagine falsa può vivere una vita tutta sua

Il problema dei social è che il contesto dura pochissimo. Chi pubblica una fotografia manipolata può anche accompagnarla con una battuta, con un riferimento ironico o con una spiegazione.

Ma quell’immagine può essere salvata. Può essere fotografata con uno screenshot. Può essere ritagliata eliminando il testo. Può finire su un gruppo WhatsApp, su Facebook, Instagram o TikTok. Può ricomparire dopo settimane o mesi davanti a una persona che non sa assolutamente nulla della sua origine.

Ed è qui che una presunta battuta rischia di trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. Perché una fotografia di un politico con le manette e l’uniforme da detenuto, soprattutto se costruita in maniera realistica, può arrivare agli occhi di qualcuno che pensa: “Allora è stato arrestato”.

Quando invece non è accaduto.

La vicenda giudiziaria rende tutto ancora più delicato

C’è poi una circostanza che rende questo caso particolarmente sensibile. L’immagine non inventa una situazione completamente scollegata dalla realtà politica del protagonista, ma utilizza una vicenda giudiziaria realmente esistente e la porta artificialmente molti passi più avanti.

Una cosa è dire che un politico è indagato. Un’altra è rappresentarlo come già detenuto.

Tra le due situazioni ci sono indagini, eventuali decisioni della Procura, valutazioni di un giudice, possibili fasi processuali e, soprattutto, il principio secondo il quale una persona non può essere considerata colpevole prima di una condanna definitiva.

Nel caso Safina, peraltro, la Procura aveva chiesto l’archiviazione e il Gip ha disposto ulteriori indagini: una situazione ben lontana dall’immagine di un uomo dietro le sbarre.

Le reazioni arrivano anche fuori dal Pd

Le prese di posizione arrivate nelle ore successive aiutano a capire perché la questione abbia superato il perimetro del Partito Democratico.

Dal Pd provinciale e regionale sono arrivate dichiarazioni di solidarietà a Safina e alla sua famiglia. Valentina Villabuona ha richiamato il rispetto dovuto anche agli affetti di chi ricopre un incarico pubblico; Anthony Barbagallo ha parlato degli effetti che immagini artificiali possono produrre nella vita reale; Valeria Battaglia ha posto il tema della responsabilità nell’utilizzo dei social e delle nuove tecnologie. Testo incollato Testo incollato Testo incollato

Ma è significativo che una posizione di solidarietà sia arrivata anche da Stefano Pellegrino, capogruppo di Forza Italia all’Ars, quindi da uno schieramento politicamente avversario, che ha richiamato il diritto di difesa, la presunzione di innocenza e i rischi legati alla produzione di contenuti artificiali fuorvianti. Testo incollato

È forse questo l’aspetto più utile della vicenda: riuscire, almeno su un principio, ad andare oltre l’appartenenza politica.

Pochi giorni prima il caso Matilde Siracusano

E infatti il problema non ha un colore. Soltanto pochi giorni prima un’altra polemica nazionale aveva riguardato Matilde Siracusano, sottosegretaria e parlamentare di Forza Italia.

Una fotografia reale era stata modificata digitalmente facendo apparire una scollatura che nello scatto originale non c’era. L’immagine era poi stata rilanciata sui social da Roberto Vannacci, che ha sostenuto di non averla modificata personalmente e di averla ripresa da un altro sito. La vicenda aveva provocato reazioni da più partiti e Siracusano aveva annunciato l’intenzione di rivolgersi alle vie legali.

Due casi differenti, naturalmente, ma con qualcosa in comune: la tecnologia modifica il corpo o la condizione di una persona reale e produce un’immagine che non corrisponde a ciò che è realmente accaduto.

Se condanniamo questo metodo quando colpisce una donna di Forza Italia, dobbiamo essere coerenti quando colpisce un deputato del Pd. E viceversa. Altrimenti non stiamo difendendo un principio: stiamo semplicemente difendendo la nostra parte.

L’intelligenza artificiale non è il problema

Vorrei però evitare anche l’errore opposto. L’intelligenza artificiale non è il nemico. La utilizziamo ormai per lavorare, migliorare fotografie, elaborare dati, tradurre, creare grafica, studiare, scrivere, restaurare immagini, sviluppare progetti e fare tantissime altre cose. È uno strumento straordinario.

Il problema nasce da come decidiamo di utilizzarlo. Un coltello può tagliare il pane o ferire una persona. Non è il coltello a scegliere.

Con l’intelligenza artificiale accade qualcosa di simile, con una differenza: la capacità di produrre immagini false è diventata accessibile praticamente a tutti e il risultato può raggiungere migliaia di persone in pochi minuti. Per questo, all’aumento della potenza dello strumento dovrebbe corrispondere un aumento della responsabilità di chi lo usa.

Dal 2 agosto ci sono anche nuove regole europee

Non è soltanto una discussione etica. Dal 2 agosto 2026 sono entrati in applicazione gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act europeo per determinati contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale.

Tra le previsioni c’è l’obbligo, nei casi previsti dalla normativa, di rendere riconoscibile quando immagini, audio o video costituiscono contenuti artificialmente generati o manipolati. Anche per opere chiaramente artistiche, creative, satiriche o fittizie resta previsto un obbligo di informazione sulla natura artificiale del contenuto, seppure con modalità che non ne compromettano la fruizione.

Questo non significa automaticamente stabilire che il singolo post relativo a Safina sia illecito: per una valutazione giuridica concreta servono il contenuto originale, le modalità con cui è stato pubblicato, eventuali indicazioni presenti e il contesto.

Ma significa che la trasparenza sulle immagini artificiali non è più un dettaglio secondario. È diventata una questione affrontata direttamente dalla normativa europea.

La tecnologia corre, ma il buon senso deve correrle dietro

Le leggi sono importanti. Probabilmente ne serviranno ancora altre, perché questa tecnologia cambia a una velocità impressionante. Ma non possiamo aspettare ogni volta che sia una legge a dirci cosa sia opportuno fare. Esiste anche il buon senso.

Se utilizzo l’intelligenza artificiale per mettere un politico dentro una navicella spaziale, farlo ballare con un extraterrestre o trasformarlo in un personaggio volutamente assurdo, il carattere fittizio può essere immediatamente evidente.

Se invece costruisco una fotografia realistica nella quale quella persona appare arrestata, ammanettata e detenuta mentre è realmente coinvolta in un’indagine, sto intervenendo esattamente sul punto nel quale realtà e finzione rischiano di confondersi. Ed è questa confusione che dovrebbe preoccuparci.

Non tutto quello che possiamo creare dobbiamo necessariamente pubblicarlo

I social ci hanno abituato alla corsa alla battuta più veloce, all’immagine che genera commenti, alla provocazione capace di ottenere condivisioni. L’intelligenza artificiale rischia di moltiplicare tutto questo.

Oggi possiamo costruire quasi qualsiasi scena. Possiamo far pronunciare frasi mai dette. Possiamo mettere persone in luoghi nei quali non sono mai state. Possiamo cambiare vestiti, corpi, espressioni e situazioni. Tecnicamente possiamo.

Ma non tutto ciò che tecnicamente possiamo fare diventa automaticamente giusto farlo.

Safina è un politico. Prima ancora, però, è una persona

Chi sceglie la politica sa che entrerà nel mirino della critica. Dario Safina lo sa, come lo sanno tutti quelli che scelgono di candidarsi e assumere incarichi pubblici. Safina è attualmente deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, eletto nel collegio di Trapani nelle liste del Partito Democratico.

Si possono contestare le sue idee. Si possono attaccare le sue scelte politiche. Si può giudicare negativamente il suo operato. E si può certamente fare satira.

Ma credo che il confronto debba restare ancorato a ciò che una persona ha fatto, detto o realmente vissuto, non a ciò che un software è capace di inventare sul suo conto. Perché dietro un politico esistono anche una famiglia, figli, amici, colleghi e persone che si trovano improvvisamente davanti alla fotografia di qualcuno che amano rappresentato dietro le sbarre. La politica non dovrebbe avere bisogno di questo.

Un principio che dovrebbe valere per tutti

Per questo considero la vicenda Safina interessante soprattutto se riusciamo a staccarla per un momento dal nome di Dario Safina. Oggi è successo a lui. Ieri è accaduto qualcosa di diverso ma riconducibile allo stesso problema a Matilde Siracusano. Domani potrebbe riguardare chiunque.

L’IA non deve falsare la realtà al punto da rendere credibile come accaduto ciò che non è mai successo. Non significa mettere il bavaglio alla satira. Significa, al contrario, difendere una satira intelligente, riconoscibile, capace di colpire anche duramente senza avere bisogno di trasformare una falsità visiva in una fotografia plausibile.

Continuiamo pure a scherzare sui politici. Continuiamo a criticarli, contestarli e prenderli in giro. Ma facciamolo sulle loro parole, sulle loro decisioni, sui loro errori. La realtà offre già abbastanza materiale. Non abbiamo bisogno di inventarne un’altra.

di Enzo Amato


Leggi gli approfondimenti su Marsala Live

Condividi su: