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Il sale cerca il riconoscimento agricolo: alle saline di Marsala il confronto con la Regione

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martedì 15 settembre 2026 - 11:40

Il sale cerca il riconoscimento agricolo: a Marsala il confronto sul futuro delle saline

MARSALA – Il sale cerca il riconoscimento agricolo, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro dei salinai e aprire nuove prospettive alle imprese della costa tra Trapani e Marsala. È il tema centrale emerso dal convegno “Le vie del Sale”, che si è svolto il 12 settembre al Salt Resort dell’Isola Lunga, nella Riserva dello Stagnone.

L’incontro, promosso da Confagricoltura Trapani e Confagricoltura Sicilia, ha ricevuto il finanziamento dell’Assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea. Circa cento imprenditori agricoli hanno raggiunto l’isola nonostante la pioggia, per una mattinata di confronto con istituzioni e produttori.

Due le prospettive illustrate: il percorso per riconoscere il sale marino come prodotto agricolo e la candidatura delle saline a Riserva della Biosfera UNESCO. Entrambe riguardano il futuro di un territorio nel quale attività economica, paesaggio e tutela ambientale sono strettamente legati.

Confagricoltura: «Entro fine anno qualcosa cambierà»

Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia, ha annunciato possibili sviluppi entro la fine del 2026.

«Da qui a fine anno qualcosa per chi coltiva il sale cambierà», ha dichiarato, ricordando il lavoro condotto con il presidente nazionale Massimiliano Giansanti e l’interlocuzione avviata a livello ministeriale.

Al centro della richiesta c’è la distinzione tra sale marino e salgemma. Secondo Confagricoltura, la raccolta nelle saline presenta caratteristiche che devono trovare un adeguato riconoscimento anche nell’inquadramento del comparto.

Marchese Ragona ha richiamato il lavoro manuale e il rapporto con i terreni delle saline. Ha quindi sottolineato la necessità di riconoscere la specificità di un’attività che dipende dalle stagioni e dalle condizioni naturali. Il confronto riguarda un percorso ancora in corso: il comunicato non annuncia l’approvazione definitiva del riconoscimento.

La Regione e le opportunità per le aziende

Sul tema è intervenuto Fulvio Bellomo, dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Agricoltura. Nel suo intervento ha inserito il sale in una strategia più ampia di valorizzazione delle produzioni e della cultura agroalimentare siciliana.

«Il sale non è un semplice prodotto, ma diventa una cultura e un elemento fondamentale per il settore agroalimentare», ha affermato.

Bellomo ha prospettato l’accesso delle aziende del comparto alle misure dell’agroalimentare. Nel quadro degli strumenti regionali ha richiamato oltre 70 milioni di euro per la trasformazione dei prodotti agricoli attraverso la SRD 13, una graduatoria in uscita relativa a un bando comunitario da 7 milioni e più di cinquecento laghetti aziendali finanziati.

Questi ultimi rappresentano, nel ragionamento del dirigente, una risposta alle difficoltà che i cambiamenti climatici impongono alle imprese. Le risorse citate descrivono il quadro degli interventi regionali richiamati durante il convegno, senza costituire un annuncio di finanziamenti già assegnati alle saline.

D’Alì Staiti: «I salinai sono agricoltori del mare»

A illustrare le caratteristiche del settore è stato Giacomo D’Alì Staiti, presidente di Sosalt e vicepresidente dell’Associazione europea dei produttori di sale. La sua famiglia raccoglie sale alle Saline Ettore e Infersa dal 1836, attraverso un’attività arrivata alla sesta generazione.

«I nostri salinai coltivano il sale, lo raccolgono, non lo producono: sono veri agricoltori del mare», ha spiegato.

La stagionalità è uno degli argomenti alla base della richiesta di riconoscimento. Il sale marino si ottiene durante l’estate e la raccolta risente direttamente dell’andamento meteorologico.

D’Alì Staiti ha citato quanto accaduto quest’anno: quindici giorni di maree eccezionalmente alte hanno diluito i depositi invernali, provocando una sensibile diminuzione delle quantità. Un episodio che mostra quanto l’attività sia esposta a condizioni esterne, difficili da controllare.

Un comparto da 25–30 milioni di euro

Secondo i dati illustrati da D’Alì Staiti, il comparto vale tra 25 e 30 milioni di euro l’anno. Circa il 90 per cento del sale è destinato al mercato agroalimentare, mentre le esportazioni raggiungono anche Stati Uniti, Canada e Giappone.

Il presidente di Sosalt ha descritto la sostenibilità del settore sotto il profilo ambientale, economico e sociale. Ha inoltre rivendicato il ruolo dei salinai nella conservazione del paesaggio e degli ecosistemi.

«Non si fa buon sale se l’ambiente non è integro», ha osservato, collegando la qualità della raccolta alla cura dei luoghi.

Nel confronto hanno trovato spazio anche le caratteristiche del sale marino, il contenuto di minerali e il fior di sale. Quest’ultimo forma un velo sottile sulla superficie dell’acqua e richiede una raccolta rigorosamente manuale. È stato inoltre richiamato il valore dell’Indicazione Geografica Protetta per il sale del territorio trapanese.

Il percorso delle saline verso l’UNESCO

Durante “Le vie del Sale” è arrivato anche un aggiornamento sulla candidatura delle saline a prima Riserva della Biosfera UNESCO della Sicilia.

Secondo quanto riferito nel comunicato degli organizzatori, il dossier ha ottenuto il via libera del Ministero dell’Ambiente ed è diretto a Parigi.

Si tratta di un avanzamento della candidatura, che deve ancora completare il proprio percorso. Il riconoscimento UNESCO viene indicato come una prospettiva importante per un territorio nel quale la presenza delle saline unisce produzione, biodiversità e memoria del lavoro.

Diversificare l’agricoltura trapanese

Ad aprire i lavori è stato Alessandro Vita, direttore di Confagricoltura Sicilia e commissario di Confagricoltura Trapani. Il suo intervento ha richiamato la fragilità di un’economia agricola fortemente concentrata sulla monocoltura.

Siccità, peronospora e annate difficili hanno messo sotto pressione le imprese. In questo contesto, Vita ha indicato il sale come una possibile opportunità per ampliare le attività e creare valore aggiunto.

Marchese Ragona ha esteso il confronto alla viticoltura. Ha chiesto strumenti strutturali, a partire da un catasto viticolo, per superare una gestione affidata soprattutto a interventi emergenziali come la distillazione e la vendemmia verde.

Lo show cooking e i prossimi appuntamenti

Il convegno, moderato da Vanessa Galipoli, si è concluso con uno show cooking dedicato alle diverse varietà di sale e al loro impiego nella cucina siciliana.

Il momento gastronomico ha portato sul piano pratico i temi affrontati durante il confronto, mostrando il rapporto tra materia prima, qualità e tradizione culinaria.

“Tradizione, territorio, qualità: insieme per il futuro” è il messaggio scelto per l’iniziativa. Confagricoltura ha annunciato l’intenzione di riproporre il percorso nei prossimi mesi, coinvolgendo altre province e altre filiere d’eccellenza.


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