I giovani tornano in Italia: i numeri del fenomeno
ITALIA – I giovani tornano in Italia dopo un’esperienza all’estero e i numeri raccontano un fenomeno in crescita. Nel quinquennio 2021-2025, 129.362 italiani tra i 18 e i 39 anni hanno trasferito la propria residenza da un Paese straniero in Italia. Rispetto ai cinque anni precedenti, i rientri sono aumentati del 32,9%, mentre le partenze hanno registrato un incremento del 2,1%.
A ricostruire questa tendenza è il focus “Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze”, realizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro attraverso elaborazioni su dati Istat e un’indagine sulle motivazioni del ritorno.
Il rapporto tra i due flussi è cambiato nel tempo: nel periodo 2011-2015 si contavano 26 rientri ogni 100 trasferimenti all’estero. Il valore è salito a 31 nel quinquennio successivo e ha raggiunto quota 40 tra il 2021 e il 2025. Si tratta di un confronto tra partenze e arrivi registrati nello stesso periodo: il dato non significa che quattro giovani su dieci, tra quelli partiti, siano poi tornati.
In Sicilia quasi 12 mila rientri, 935 nel Trapanese
Il fenomeno interessa anche la Sicilia, dove nel quinquennio 2021-2025 i giovani rientrati dall’estero sono stati 11.908, contro i 7.787 del periodo precedente. L’aumento raggiunge il 52,9%, superiore alla media nazionale. Nello stesso arco di tempo, le partenze dall’Isola verso altri Paesi sono scese da 34.295 a 29.454.
In provincia di Trapani, i rientri sono passati da 578 a 935, con una crescita del 61,8%. Gli espatri, invece, sono diminuiti del 7,4%, passando da 2.206 a 2.042. Il territorio registra così circa 46 rientri ogni 100 partenze, rispetto ai 26 del quinquennio precedente.
Anche nel Trapanese, dunque, il ritorno acquista maggiore peso. Tuttavia, le partenze continuano a superare i rientri, come accade a livello regionale e nazionale.
Il ritorno avviene intorno ai trent’anni
L’età media al rientro è di 29,6 anni, secondo i dati riferiti al 2025. La fascia più numerosa è quella tra i 30 e i 34 anni, che rappresenta il 29,4% del totale. Seguono i giovani tra i 25 e i 29 anni, con il 26,4%.
Questa distribuzione suggerisce che il ritorno avvenga spesso dopo una fase di formazione o dopo le prime esperienze professionali. Non sempre, quindi, partire coincide con una scelta definitiva.
Per quanto riguarda la provenienza, nel quinquennio 2021-2025 il 66,4% dei rientri arriva dall’Europa. Regno Unito e Germania rappresentano insieme quasi un terzo del totale, rispettivamente con il 16,4% e il 15,1%.
Famiglia e qualità della vita guidano la scelta
Per comprendere perché i giovani tornano in Italia, il focus affianca ai dati sui trasferimenti i risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione nel 2025. Tra i giovani rientrati intervistati, il 67,7% indica motivi familiari o personali, mentre il 32,4% richiama la nostalgia del proprio Paese.
Gli incentivi fiscali e la qualità della vita raccolgono entrambi il 23,5% delle indicazioni. Le opportunità di lavoro in Italia figurano invece tra le ragioni del ritorno per il 20,6%.
La scelta, dunque, coinvolge aspetti che vanno oltre la retribuzione. La vicinanza agli affetti, le relazioni e il benessere personale contribuiscono alla decisione di ricominciare in Italia. Il 71,4% degli intervistati rientrati dichiara infatti una maggiore soddisfazione per la propria situazione personale dopo il ritorno.
Lavoro, bene la conciliazione con la vita privata: resta il nodo salari
Sul piano professionale, il giudizio presenta più sfumature. Il 75% dei giovani rientrati intervistati considera le possibilità di conciliare vita e lavoro in Italia migliori o uguali rispetto all’estero. Seguono il clima lavorativo, con il 67,9%, le tutele del lavoratore, con il 64,3%, e i benefit aziendali, con il 60,7%.
Il confronto diventa meno favorevole quando riguarda l’adeguatezza degli stipendi al costo della vita: soltanto il 42,9% esprime una valutazione migliore o equivalente rispetto all’esperienza all’estero.
Per il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, la crescita dei rimpatri richiede attenzione anche dopo il ritorno. «È importante non solo favorire il rientro», sottolinea, ma anche creare condizioni che rendano duratura questa scelta e valorizzino le competenze maturate fuori dall’Italia.
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