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Dighe Trinità e Rubino, i Guardiani del Territorio chiedono collaudi e manutenzione

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sabato 11 luglio 2026 - 16:00

I Guardiani del Territorio sulle reti irrigue

MarsalaI Guardiani del Territorio chiedono il collaudo delle dighe Trinità e Rubino e rilanciano il tema della reale disponibilità d’acqua per l’agricoltura della provincia di Trapani. L’associazione interviene dopo gli annunci legati agli interventi sulle reti irrigue, tra turbine, nuove tubazioni in PVC, telecontrollo e automazione.

Il comunicato, dal titolo “Turbine, PVC e svolta storica: la favola dell’acqua che non c’è”, mette al centro una domanda precisa: quanto può servire una rete moderna se gli invasi restano sotto la loro piena capacità?

La critica al piano annunciato

I Guardiani del Territorio non contestano l’utilità dei cantieri. L’associazione, però, critica il modo in cui vengono presentati gli interventi. Secondo i firmatari, si parla molto di innovazione, energia pulita e distribuzione più efficiente, ma si lascia sullo sfondo il nodo principale: l’acqua disponibile negli invasi.

Nel comunicato si fa riferimento alla diga Delia, o Trinità, descritta come un’infrastruttura ferma a circa il 30 per cento della capacità d’invaso, senza collaudo definitivo e con problemi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Per l’associazione, è proprio questo il punto che rischia di rendere incompleta la cosiddetta “svolta storica”.

“Rete moderna, ma il serbatoio resta il problema”

Il ragionamento dei Guardiani è diretto. Una rete di distribuzione all’avanguardia può migliorare il sistema irriguo, ma non può risolvere da sola il problema se l’acqua manca all’origine.

L’associazione osserva che si può automatizzare e digitalizzare la distribuzione, ma il sistema resta fragile se il serbatoio da cui l’acqua deve partire non raggiunge una capacità adeguata. Da qui la richiesta di spostare l’attenzione anche sugli invasi, non soltanto sulle tubazioni e sulle opere tecnologiche.

L’assenza dell’Assessorato all’Energia

Nel comunicato viene evidenziata anche un’assenza ritenuta significativa. I Guardiani del Territorio sottolineano che, tra i soggetti coinvolti nelle presentazioni e negli annunci, non sarebbe comparso l’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità.

Secondo l’associazione, attraverso il Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti, proprio questo assessorato ha un ruolo centrale nella gestione delle dighe siciliane. Per questo motivo, i Guardiani chiedono che l’assessorato e il dipartimento partecipino ai prossimi tavoli decisionali e alle future fasi istituzionali.

Le richieste dell’associazione

I Guardiani del Territorio chiedono quattro interventi considerati prioritari. Il primo riguarda il collaudo definitivo delle dighe Trinità e Rubino, definito non più rinviabile.

L’associazione chiede anche un piano straordinario di manutenzione strutturale degli invasi, per riportarli alla piena capacità. Un altro punto riguarda la pubblicazione di un cronoprogramma chiaro e verificabile anche su questo fronte, con tempi certi come quelli annunciati per le tubature.

Infine, viene chiesta la presenza dell’Assessorato dell’Energia e del Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti nei tavoli che riguardano il futuro del sistema irriguo.

“Il collo di bottiglia è l’acqua che manca”

Per i Guardiani del Territorio, il governo regionale deve spiegare agli agricoltori della provincia di Trapani perché un piano definito ambizioso e tecnologico non affronti in modo centrale il problema della capacità degli invasi.

L’associazione parla di un “collo di bottiglia reale” del sistema irriguo: l’acqua che manca all’origine. Da qui il tono critico del comunicato, che contrappone la forza comunicativa delle turbine e delle nuove reti alla necessità, più concreta e meno scenografica, di collaudare e mantenere le dighe.

“Vigileremo su questo dossier”

I Guardiani del Territorio annunciano che continueranno a seguire la vicenda. L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione su un tema che riguarda agricoltori, imprese, territorio e gestione delle risorse idriche.

Il messaggio finale dell’associazione è chiaro: le infrastrutture di distribuzione servono, ma non bastano. Senza invasi pienamente efficienti, ogni piano rischia di restare parziale.


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