Cortometraggio Madres, riprese concluse nel Trapanese
Trapani – Il cortometraggio Madres racconta senza filtri la maternità, la cura, la fatica e l’amore di chi vive ogni giorno accanto a persone con disabilità. Le riprese, concluse il 24 giugno, si sono svolte in alcuni luoghi simbolo della provincia di Trapani, scelti non solo per la loro forza visiva, ma anche per il loro valore poetico e metaforico.
A dirigere il corto è Giacomo Bonagiuso, che ha costruito un percorso artistico e sociale capace di dare voce a sei madri e a una sorella di persone con disabilità. Donne che, attraverso un laboratorio teatrale dedicato, sono state accompagnate verso un racconto autentico, lontano dalla retorica e dal pietismo.
Il progetto è ancora in fase di lavorazione, ma si prepara già a diventare un’opera significativa nel racconto della disabilità, dei diritti, dell’inclusione e delle vite familiari spesso lasciate ai margini dello sguardo pubblico.
Cortometraggio Madres, luoghi simbolo come set
Il cortometraggio Madres è stato girato in scenari fortemente evocativi. Tra questi figurano il Cretto di Burri a Gibellina, il Santuario di Demetra a Selinunte e i pontili di roccia sul mare di Marausa.
Il Cretto di Burri richiama l’isolamento che spesso accompagna il dolore, ma anche la possibilità di trasformare una ferita in forma, memoria e bellezza. Il Santuario di Selinunte dedicato a Demetra diventa invece simbolo di maternità, fertilità e radici antiche. I pontili di Marausa, protesi verso il mare, indicano il fluire della vita, gli equilibri precari e la ricerca continua di nuove possibilità.
La scelta dei luoghi non è casuale. Bonagiuso ha voluto ambientare il racconto in spazi di bellezza e meraviglia, ribaltando l’idea della disabilità come racconto soltanto doloroso o problematico.
Sei madri e una sorella davanti alla camera
Le protagoniste del corto sono sei madri e una sorella di persone con disabilità. Le loro storie attraversano ferite, dubbi, stanchezza, conquiste, silenzi e responsabilità quotidiane.
Il film non cerca la compassione. Cerca invece ascolto, verità e riconoscimento. Il desiderio più grande di queste donne è smettere di essere invisibili agli occhi della società.
Non chiedono pietà. Chiedono attenzione. Chiedono che la comunità impari a conoscere una realtà fatta di amore profondo, ma anche di ostacoli concreti, barriere culturali, cavilli burocratici e fragilità del sistema di sostegno.
Il tema dell’inclusione sociale, in questo racconto, non resta una parola astratta. Diventa vita quotidiana, diritto da rendere effettivo e responsabilità condivisa.
Dalla gravidanza al “dopo di noi”
Il corto affronta diversi momenti chiave della vita delle famiglie coinvolte. Dalla gravidanza al parto, dalle difficoltà quotidiane alla solitudine, dalla vita comune alle sfide più grandi, il racconto si muove dentro una materia umana complessa.
Entrano nel film anche il rapporto con il mondo sanitario locale e nazionale, i viaggi della speranza, le risposte ricevute spesso con durezza, la vita associativa e relazionale, fino all’angoscia del “dopo di noi”.
Sono temi delicati, che il corto sceglie di trattare attraverso l’arte, l’allegoria, la metafora e, quando necessario, anche la provocazione.
Per approfondire il tema dei diritti delle persone con disabilità è possibile consultare il portale del Ministero per le Disabilità.
Bonagiuso: “Ho trovato donne capaci di riconoscere la bellezza”
Il regista Giacomo Bonagiuso spiega così la scelta di ambientare il corto in luoghi di grande forza visiva e simbolica.
“Perché, a dispetto dei loro vissuti di sofferenza, dubbi e fatiche, tutte le madri che ho incontrato hanno custodito uno sguardo di meraviglia nei confronti della vita. Dietro le continue ricerche di cure e terapie, dietro le difficoltà quotidiane e le inevitabili lacerazioni che accompagnano certi percorsi, ho trovato donne capaci di riconoscere la bellezza, l’incanto e la gioia che i propri figli rappresentano”.
Le parole del regista indicano la direzione del progetto. Madres non vuole ridurre la disabilità a un peso. Vuole mostrare la complessità di un amore che resiste, che si reinventa e che cerca spazio dentro una società spesso impreparata.
Nessuna persona è un problema
Bonagiuso insiste su un punto fondamentale. La disabilità viene spesso raccontata soltanto come un problema. Il corto prova invece a ribaltare questa prospettiva.
“Lo sanno bene queste madri, che molte volte si sono sentite giudicate, quasi fossero colpevoli di aver messo al mondo qualcuno che non corrisponde alle aspettative della società”, afferma il regista.
Il suo sguardo si concentra quindi sulla distanza che spesso nasce dalla commiserazione. Una distanza che, dopo poco, può diventare indifferenza.
“Attraverso questo corto ho voluto ribaltare quello sguardo, cercando di raccontare la meraviglia che continua ad esistere anche quando la vita ci mette alla prova. Nessuna persona è un problema: ogni persona può avere un problema, ma resta innanzitutto una persona. Questi figli continuano a essere la gioia dei loro genitori. Forse siamo noi, come comunità, ad essere rimasti indietro non avendolo ancora compreso”.
Arte contro pietismo e invisibilità
Il cortometraggio Madres nasce quindi come opera sociale, ma sceglie con decisione una strada artistica. Non vuole limitarsi alla denuncia. Non vuole rinchiudere il racconto dentro lo stigma.
La disabilità non viene usata come etichetta. Viene attraversata come esperienza umana, familiare, relazionale e collettiva.
Il corto usa la forza dell’immagine, della parola e dei luoghi per restituire dignità alle persone e alle loro storie. Le madri non vengono rappresentate come figure eroiche irraggiungibili, ma come donne reali, con stanchezze, paure, ironie, resistenze e desideri.
È proprio questa scelta a rendere il progetto più potente. Perché raccontare senza pietismo significa restituire verità.
Il patrocinio del Libero Consorzio
Il cortometraggio sarà realizzato grazie al patrocinio del Libero Consorzio Comunale di Trapani.
Il sostegno istituzionale conferma il valore territoriale e culturale del progetto. Madres non racconta soltanto storie individuali, ma chiama in causa l’intera comunità.
La provincia di Trapani diventa così set, simbolo e spazio di riflessione. I suoi luoghi più riconoscibili diventano parte di una narrazione che parla di cura, inclusione, responsabilità e futuro.
Il territorio non resta sullo sfondo. Entra nel racconto come paesaggio fisico e morale, come luogo dove il dolore può diventare parola e dove la bellezza può aiutare a dire ciò che spesso resta nascosto.
Un racconto che riguarda tutti
Madres pone una domanda semplice e difficile: quanto siamo davvero capaci di vedere le famiglie che vivono la disabilità ogni giorno?
La risposta non può essere affidata soltanto alle istituzioni, anche se le istituzioni hanno un ruolo decisivo. Serve una responsabilità più ampia, che coinvolga scuole, servizi, sanità, associazioni, famiglie e cittadini.
Il corto mette al centro la necessità di una società più attenta, meno giudicante e più preparata ad accogliere la diversità senza trasformarla in distanza.
La maternità raccontata in Madres non è un’immagine idealizzata. È carne, tempo, insonnia, burocrazia, amore, paura, forza e futuro.
Dignità, complessità e umanità
Il progetto di Giacomo Bonagiuso sceglie di guardare le madri e le persone con disabilità senza semplificazioni.
Non cerca lacrime facili. Cerca comprensione. Non chiede commiserazione. Chiede presenza. Non mostra la disabilità come destino chiuso, ma come parte di una vita che continua a produrre legami, bellezza e senso.
Per questo il cortometraggio Madres può diventare un riferimento nel racconto della disabilità e delle famiglie che la vivono.
Il film, ancora in lavorazione, porta già con sé un messaggio forte: nessuna persona è un problema. Il problema, semmai, è una società che spesso arriva tardi, guarda poco e ascolta ancora meno.
Madres prova a cambiare quello sguardo. E lo fa partendo dal Trapanese, dai suoi luoghi, dalle sue madri e da una bellezza che non cancella la fatica, ma le restituisce dignità.
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