Le dieci firme necessarie per presentare una mozione di sfiducia al sindaco di Trapani ci sarebbero già da mesi, ma l’atto non è stato ancora depositato. È questo il punto centrale della nota diffusa dagli assessori Rosalia D’Alì, Giusy Ilenia Poma, Giuseppe Pellegrino, Andrea Genco, Vincenzo Abbruscato, Andrea Vassallo, Giulia Passalacqua, Giuseppe Virzì e Giuseppe La Porta, insieme ai consiglieri comunali Giuseppe Peralta, Daniela Barbara, Salvatore Braschi, Giovanni Parisi, Angela Grignano, Monica Desideri, Vincenzo Guaiana e Marzia Patti. Nel documento, gli esponenti politici contestano l’atteggiamento delle opposizioni, accusate di alimentare il dibattito sulla sfiducia senza assumersi fino in fondo la responsabilità di una scelta politica. Una presa di posizione che arriva nel clima di tensione seguito alle recenti mobilitazioni cittadine. “Il nostro impegno nei confronti della cittadinanza non è negoziabile né può essere ridotto a tatticismi da palazzo o a manovre di facciata”, affermano i firmatari, riconoscendo il valore delle manifestazioni e la necessità di ascoltare le richieste dei cittadini, ma rivendicando al contempo la necessità di attenersi alla chiarezza dei fatti.
L’affondo sulla mozione di sfiducia
Secondo gli assessori e i consiglieri, chi intende mandare a casa il sindaco avrebbe da tempo la possibilità di farlo attraverso gli strumenti istituzionali previsti. “Eppure, quella mozione, tanto annunciata ed invocata, non è stata ancora depositata”, sottolineano, chiedendo le ragioni del continuo rinvio. Per i firmatari, il nodo non sarebbe dunque la raccolta delle sottoscrizioni, ma la capacità di costruire una maggioranza in grado di sostenere e approvare la sfiducia in Aula. “Non si può chiedere alla piazza di supplire ai numeri che mancano in Consiglio comunale né di coprire l’assenza di una propria volontà politica”, si legge nella nota. La critica riguarda anche l’utilizzo delle proteste cittadine nel confronto politico. La partecipazione democratica, sostengono, merita rispetto e non può diventare uno strumento per nascondere le difficoltà delle forze di opposizione nel costruire un’alternativa.
Rifiuti, Pug e bilancio nel mirino
Nel documento vengono richiamate anche alcune questioni amministrative che, secondo i firmatari, dimostrerebbero le contraddizioni dell’opposizione. Tra queste, la bocciatura del Pef relativo al servizio rifiuti, con il rischio di ripercussioni sulla pulizia della città e sul lavoro dei cittadini che effettuano correttamente la raccolta differenziata. Vengono inoltre citati l’inerzia sul Piano urbanistico generale (Pug), che potrebbe esporre il territorio a nuove speculazioni edilizie e a rischi legati alla vulnerabilità idrogeologica, e i ritardi nell’approvazione del bilancio di previsione, per i quali si sarebbe reso necessario l’intervento del commissario al fine di evitare conseguenze sui servizi scolastici e sociali. Gli esponenti politici contestano inoltre quella che definiscono una contraddizione nel comportamento delle opposizioni: pur presentandosi pubblicamente come estranee alle responsabilità amministrative, parteciperebbero da mesi alle dinamiche della maggioranza in Consiglio comunale, votando anche provvedimenti strategici per la città. La conclusione è un appello alla coerenza e alla responsabilità istituzionale. I firmatari assicurano che continueranno a lavorare per Trapani, auspicando che dai banchi dell’opposizione arrivi una proposta alternativa concreta con cui confrontarsi. “Perché la politica non si misura dagli annunci, ma dalla coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si è disposti concretamente a fare”, concludono