La protesta esplosa nei giorni scorsi nel carcere Pietro Cerulli di Trapani è arrivata anche sui social. Su TikTok sono comparsi video girati direttamente all’interno dell’istituto penitenziario, durante i momenti della rivolta. Immagini che mostrano come i detenuti siano riusciti a documentare la protesta e a diffonderla all’esterno, utilizzando telefoni cellulari che, nonostante i divieti, continuano a circolare dietro le sbarre. Durante i disordini, che hanno coinvolto decine di reclusi nel reparto Mediterraneo, sono stati danneggiati locali e strutture. I detenuti hanno denunciato, attraverso i filmati, la mancanza d’acqua e le condizioni di sovraffollamento.
Ma oltre alla protesta, a sollevare interrogativi è soprattutto la possibilità di utilizzare indisturbati gli smartphone in carcere: registrare video, pubblicarli in tempo reale e raggiungere migliaia di utenti sui social. Un fenomeno che riporta l’attenzione sui controlli all’interno del Pietro Cerulli e sull’ingresso illecito dei dispositivi, anche attraverso i droni, più volte segnalato dal sindacato di Polizia Penitenziaria. La rivolta è stata sedata senza feriti, ma ha lasciato danni alla struttura e riacceso le polemiche sulla sicurezza dell’istituto, sulla carenza di agenti e sull’efficacia dei controlli. Nel frattempo, la protesta è uscita dalle mura del carcere e ha trovato su TikTok una nuova vetrina. Non è la prima volta che al carcere di Trapani entrano cellulari ma con una continuità quasi così scandalosa è davvero troppo. Prima li lanciavano con palloni o droni, ma c’è la possibilità che arrivino anche dall’esterno; un triste fenomeno che non è mai stato fermato. Ma è pur vero che per centinaia e centinaia di detenuti ci sono agenti di Penitenziaria che si contano nelle dita di una mano.
Sì ci vuole una rivoluzione al “Cerulli”, ma strutturale e di polizia.