Il tornado di Marsala spiegato: raffiche fino a 250 km orari

redazione

Il tornado di Marsala spiegato: raffiche fino a 250 km orari

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lunedì 12 Ottobre 2026 - 18:34

Nelle prime ore del mattino, tra le 8 e le 9 di venerdì 9 ottobre, un esteso e violento sistema temporalesco si è sviluppato sopra il territorio comunale di Marsala, innescando ben quattro distinti vortici. Mentre tre di questi non hanno provocato danni significativi, sul bordo meridionale della struttura si è generata una vera e propria supercella, dalla quale si è sprigionato il tornado più devastante dell’evento. L’eccezionale potenza della corrente ascensionale è stata chiaramente rilevata dalle immagini satellitari all’infrarosso, che hanno evidenziato una forte convezione verticale culminante in un ben visibile “overshooting top”. Ad alimentare costantemente il sistema è intervenuta da sud una linea di cumuli e cumulonembi, il cui flusso di aria umida è rientrato direttamente nel cuore della tempesta.

Impattando sulla terraferma a partire dalla costa di Biscione, la tromba d’aria si è spinta verso l’abitato di Petrosino tracciando un solco di profonda devastazione.

Il tornado è stato classificato tra F2 ed F3, con raffiche di vento che nella zona centrale potrebbero aver superato i 250 km/h.

Le cause meteorologiche e l’energia in gioco

Alla base di questa violenta esplosione temporalesca vi è stata una marcata convergenza al suolo dei venti, scaturita dallo scontro tra il Maestrale (in ingresso dal Canale di Sicilia) e lo Scirocco, che risaliva verso l’isola saturando l’aria di umidità. Questo assetto è stato favorito da una circolazione depressionaria posizionata tra la Corsica e la Sardegna. L’interazione tra le correnti sulla superficie di un mare eccezionalmente caldo, unita all’arrivo simultaneo di aria più fresca in quota, ha generato indici di instabilità atmosferica e un quantitativo di energia potenziale (il cosiddetto “carburante” temporalesco) estremamente elevati.

I precedenti storici e la stagionalità dei tornado in Sicilia

La comparsa di vortici di forte intensità tra l’autunno e l’inizio dell’inverno non rappresenta un’anomalia per la Sicilia: in questo periodo dell’anno, infatti, il contrasto tra i primi affondi freddi in quota e il calore accumulato dal mare crea il contesto ideale per eventi tornadici. Storicamente, il precedente più grave risale al 7 ottobre 1884 a Catania, quando un tragico tornado stimato di grado F5 provocò 30 vittime. Limitando l’analisi al decennio dal 2014 a oggi, la regione ha registrato circa sei tornado di grado F2, tra cui spiccano per gravità quello di Pantelleria (10 settembre 2021) e quelli di Comiso-Modica (17 novembre 2021), entrambi segnati da una vittima.

Il ruolo del mare caldo e il legame con il clima

Se da un lato la temperatura elevata del mare offre un contributo fondamentale in termini di calore ed umidità per la genesi di temporali violenti, dall’altro la formazione di un tornado richiede la concomitanza di fattori dinamici complessi, in particolare la disposizione dei venti alle varie quote (wind shear) dettati dalla saccatura in ingresso. Anche su scala globale — come evidenziato dai dati degli Stati Uniti, dove si verificano migliaia di tornado all’anno — non si osserva un trend di aumento lineare del numero di vortici. Di conseguenza, attribuire direttamente ed esclusivamente un singolo evento al cambiamento climatico richiede studi di attribuzione scientifici approfonditi.

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