Sicilia, la sete infinita: milioni di metri cubi persi. Dove sono le promesse della Regione?

Claudia Marchetti

Sicilia, la sete infinita: milioni di metri cubi persi. Dove sono le promesse della Regione?

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lunedì 07 Settembre 2026 - 06:00

La Sicilia torna a fare i conti con il suo paradosso più grande: una terra che alterna alluvioni e siccità, piogge torrenziali e rubinetti a secco. E mentre gli invasi dell’Isola continuano a perdere milioni di metri cubi d’acqua durante l’estate, cittadini e agricoltori si pongono una domanda semplice: che fine hanno fatto le promesse della Regione Siciliana sugli interventi strutturali per evitare sprechi e aumentare la capacità di accumulo delle dighe?

Acqua ridotta del 12%

I dati più recenti parlano chiaro. Tra luglio e agosto 2026 negli invasi siciliani sono andati persi oltre 66 milioni di metri cubi d’acqua, con una riduzione del 12% delle riserve disponibili. I bacini monitorati sono passati da circa 566 milioni di metri cubi a poco più di 500 milioni. Un calo dovuto ai consumi estivi ma anche all’evaporazione, fenomeno che continua a pesare enormemente su un sistema idrico fragile e spesso impreparato. La situazione appare ancora più amara se si pensa a quanto accaduto appena pochi mesi fa. Tra l’inverno e la primavera 2026 le abbondanti piogge avevano riempito numerosi invasi siciliani, tanto che in diversi casi si era tornati a parlare di acqua sversata in mare e quindi dispersa in mare per mancanza di adeguate capacità di accumulo e gestione. Un’immagine che aveva suscitato indignazione dopo anni di emergenza idrica.

Gli interventi e gli investimenti della Regione

La Regione aveva annunciato una nuova stagione di investimenti. Si era parlato di sfangamento degli invasi per recuperare capacità perduta nel tempo, di manutenzioni straordinarie, di nuove infrastrutture e dell’aumento delle quote autorizzate in alcune dighe strategiche. Alcuni interventi sono effettivamente partiti, come quelli per il recupero della capacità degli invasi Scanzano e Rossella o il rialzo della quota della diga Trinità nel trapanese. Tuttavia il problema strutturale resta. Molte dighe siciliane continuano a soffrire di decenni di interrimento, manutenzioni insufficienti e limiti burocratici che ne riducono drasticamente la capacità reale rispetto a quella progettata. In altre parole, quando arriva l’acqua non sempre esistono le condizioni per trattenerla tutta e conservarla per i mesi più difficili.

La diga trinità

Nel trapanese il simbolo di questa battaglia è la diga Trinità. Dopo anni di limitazioni e polemiche, nel 2026 è arrivato il via libera all’innalzamento della quota dell’invaso, con un recupero di circa 2,6 milioni di metri cubi d’acqua. Un risultato importante ma che non cancella le criticità di fondo. Le associazioni ambientaliste e i comitati del territorio continuano infatti a sottolineare come il vero nodo non sia soltanto la rete irrigua o le opere annunciate, ma la reale disponibilità d’acqua e la capacità di conservarla nel lungo periodo.

Tante domande

La domanda che molti siciliani si pongono oggi è inevitabile: se durante l’inverno si parlava di invasi pieni e di acqua che rischiava di finire in mare, perché pochi mesi dopo si torna a discutere di riserve in calo e possibili emergenze? La risposta sta probabilmente nell’assenza di una strategia definitiva capace di superare la logica delle emergenze e delle ordinanze straordinarie. La Sicilia continua infatti a perdere enormi quantità d’acqua non solo negli invasi ma anche lungo le reti di distribuzione, dove in alcuni territori le dispersioni raggiungono livelli impressionanti. Mentre il cambiamento climatico rende sempre più frequenti eventi estremi e periodi di siccità prolungata, il tempo delle promesse sembra essersi esaurito. Perché la vera emergenza non è soltanto la mancanza d’acqua. È il fatto che, ancora oggi, quando l’acqua arriva, la Sicilia non riesce a conservarla.

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