Quale Assessore del Comune di Petrosino, ritengo doveroso rispondere e replicare alla nota diffusa dalla Consigliera Pellegrino, ripresa dalla stampa locale e rilanciata sui social, non per alimentare una polemica personale, ma per ristabilire la corretta ricostruzione dei fatti, che ritengo parziale e non corrispondente al contenuto delle dichiarazioni rese in aula. Ed invero, andando direttamente al merito della querelle sollevata dalla consigliera Pellegrino, la convocazione del Consiglio comunale era fissata alle ore 18:00 dell’11 agosto scorso e, a seguito di motivate esigenze, è stata anticipata alle ore 14:00 dello stesso giorno, nel pieno rispetto delle prerogative del Presidente del Consiglio. L’ordine del giorno prevedeva quattro punti, tra cui la presa d’atto della relazione annuale del Sindaco (punto 4). La consigliera Pellegrino, giunta in aula alle ore 14:18, ha partecipato esclusivamente alla trattazione del punto n. 3 (mozione relativa ai prodotti agricoli) abbandonando successivamente l’aula alle ore 14:28 (dopo soli 10 minuti di presenza) manifestando “il proprio dissenso in merito all’orario di convocazione dell’odierna seduta del Consiglio Comunale, evidenziando di avere due persone con disabilità da assistere ai sensi dell’art. 3 della Legge n. 104/1992”. Va da sé, pertanto, che se l’orario delle 14:00 era scomodo per discutere la relazione annuale del Sindaco, era parimenti scomodo per partecipare alla discussione del punto n. 3. Appare più che evidente, quindi, che la presenza in aula per soli 10 minuti sia stata strumentale e funzionale non a un’effettiva partecipazione ai lavori, ma a una polemica immediatamente destinata a essere trasportata all’esterno. In tale contesto vanno inserite le mie dichiarazioni contenute nel verbale della seduta dell’11 agosto, ove ho ritenuto “vergognoso utilizzare la “disabilità” come pretesto per abbandonare l’aula e come motivazione per dissentire sull’anticipazione dell’orario del Consiglio comunale, precedentemente fissato per le ore 18:00”.
Questo è ciò che ho detto e questo ne è il significato. Non era un attacco alla disabilità. Non era un giudizio sulle persone con disabilità. Non era una contestazione dei diritti riconosciuti dalla legge n. 104/1992. Non era un’offesa alle famiglie che prestano assistenza. La disabilità non è mai stata oggetto della mia critica. Quando ho parlato di utilizzo della disabilità come “pretesto”, mi riferivo esclusivamente al suo utilizzo, in quella specifica circostanza, quale 2 argomento politico nella contestazione dell’orario e dell’abbandono dell’aula. Nessun altro significato. Ho esclusivamente criticato un comportamento politico, in un’aula istituzionale, in un momento preciso.

So bene cosa significa fare i conti ogni giorno con la disabilità. Conosco il peso di quelle responsabilità familiari, la stanchezza e la dedizione che richiedono. Proprio per questo non tollero che un tema così delicato venga trascinato nel fango della polemica politica. Del resto, la ricostruzione offerta dalla consigliera Pellegrino è smentita dal post dalla stessa pubblicato sul proprio profilo Facebook subito dopo aver lasciato l’aula, in cui contestava la modifica dell’orario (“Ma il Consiglio comunale è un fatto privato o un’istituzione pubblica?”) e l’anticipazione della seduta dalle ore 18:00 alle ore 14:00 “perché qualcuno deve prendere un aereo”. Pertanto, in quel post la consigliera non ha lamentato di dover assistere urgentemente due persone con disabilità, ma ha posto una questione di natura esclusivamente istituzionale e organizzativa. Anzi, è la stessa consigliera a sostenere che “le esigenze personali non dovrebbero diventare automaticamente una priorità rispetto al funzionamento di una istituzione pubblica”. Successivamente, nella nota stampa del 13 agosto, il focus si è spostato sulle mie parole, rappresentandole come un attacco alla disabilità e alla dignità delle persone che la vivono.
È questa la ricostruzione che contesto, perché falsa. C’è una differenza enorme tra criticare la disabilità (mai fatto) e criticare il suo utilizzo strumentale in un dibattito politico. Si può condividere o meno la mia espressione, si può ritenerla opportuna o inopportuna, ma non è corretto attribuirle un significato diverso da quello effettivamente espresso. Per quanto mi riguarda, continuerò a svolgere il mio ruolo di Assessore con fermezza, assumendomi la responsabilità delle mie posizioni e delle mie parole e chiedendo, al tempo stesso, che esse vengano rappresentate correttamente e nel loro effettivo significato.
Allo stesso modo, rivolgo un invito sincero a rasserenare gli animi e a ricondurre questa vicenda entro il perimetro che le è proprio: quello del confronto politico e istituzionale, anche acceso se necessario, ma mai personale. Le Istituzioni servono la comunità quando discutono, si contrappongono e si criticano sui fatti e sulle scelte; la servono molto meno quando il dissenso viene trascinato sul piano umano o piegato a letture personali.
Antonino Salmeri Assessore del Comune di Petrosino