Trapani, la TARI diventa il terreno dello scontro finale

redazione

Trapani, la TARI diventa il terreno dello scontro finale

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sabato 08 Agosto 2026 - 12:40

La mancata approvazione del Piano Economico Finanziario (PEF) e delle tariffe TARI entro la scadenza del 31 luglio apre una delle fasi più delicate dell’attuale consiliatura. Quella che doveva essere una seduta decisiva si è trasformata nell’ennesimo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione, con accuse reciproche che certificano un clima politico ormai teso. Per i gruppi di opposizione – Fratelli d’Italia, Trapani Tua e Trapani 2028-Sud Chiama Nord – quanto accaduto in aula rappresenta la prova definitiva della perdita della maggioranza da parte del sindaco Giacomo Tranchida.

Secondo la minoranza, l’Amministrazione non è stata in grado di garantire il numero legale necessario per esaminare il provvedimento sull’aumento della tassa sui rifiuti, incremento che l’opposizione ha sempre contestato perché avrebbe gravato su famiglie e imprese. Nel mirino finiscono anche gli assessori al Bilancio, Vincenzo Abbruscato, e ai Servizi Ambientali, Giuseppe La Porta, ritenuti responsabili di una gestione incapace di evitare il rincaro. Per l’opposizione il dato politico è ormai chiaro: “La TARI non aumenterà non per scelta dell’Amministrazione, ma perché il sindaco ha perso la sua maggioranza”. Da qui la richiesta di dimissioni del primo cittadino per aprire una nuova fase amministrativa. Di segno opposto la lettura della maggioranza e della Giunta, che attribuiscono invece all’opposizione la responsabilità dello stallo. Secondo gli amministratori, l’assenza della minoranza avrebbe fatto venir meno il numero legale, impedendo l’approvazione di atti fondamentali e provocando un danno economico destinato a ripercuotersi sull’ente e sui cittadini. L’esecutivo rilancia inoltre sul piano politico: se l’opposizione ritiene conclusa l’esperienza amministrativa di Tranchida, presenti la mozione di sfiducia invece di limitarsi a chiedere le dimissioni attraverso comunicati e dichiarazioni. Nel documento viene richiamata anche la bozza di mozione predisposta dal presidente del Consiglio Alberto Mazzeo, invitando la minoranza a portarla in aula e a misurarsi con il voto.

Nel dibattito interviene anche il consigliere Salvatore Braschi, che concentra le proprie critiche sulla gestione della seduta da parte del presidente Mazzeo. Secondo Braschi, la sospensione dei lavori per attendere il parere delle commissioni avrebbe favorito il venir meno del numero legale. Il consigliere stima in circa 300 mila euro il possibile disavanzo derivante dalla mancata approvazione degli atti. Da qui la proposta: se sarà necessario ridurre i servizi, il sacrificio deve partire dalla politica. Braschi invita amministratori e consiglieri a rinunciare ai gettoni di presenza e a ridurre le indennità, dando un segnale concreto ai cittadini. Definisce inoltre “propagandistiche” le continue polemiche sulla sfiducia, sostenendo che, allo stato attuale, non vi sarebbero i numeri per renderla realmente praticabile. La vicenda segna comunque un nuovo passaggio nella crisi politica che attraversa Palazzo Cavarretta. Per l’opposizione è la certificazione della fine della maggioranza consiliare; per l’Amministrazione, invece, resta il tema della responsabilità istituzionale di chi ha impedito l’approvazione di atti ritenuti essenziali per il bilancio comunale.

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