Le donne del film “The Odyssey” di Christopher Nolan: antiche e sorprendentemente moderne

redazione

Le donne del film “The Odyssey” di Christopher Nolan: antiche e sorprendentemente moderne

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mercoledì 05 Agosto 2026 - 08:39

Nella visione del regista Nolan, in Odyssey ci sono figure mitologiche dell’antica Grecia che non sono comparse decorative, ma centri di potere e di scelta: Penelope, Circe, Calipso. Ed è proprio questo a renderle “moderne”: decidono, non subiscono. Penelope è la strategia. Mentre Ulisse combatte, anche con l’astuzia per distruggere Troia, lei governa Itaca da sola, resiste ai Proci ed usa l’intelligenza come arma. La tela che disfa ogni notte non è attesa passiva: è politica, è autonomia. È una donna che gestisce casa, potere, tempo. Circe è la conoscenza, magica e scienziata, trasforma gli uomini in bestie quando li trova arroganti, ma dialoga alla pari con chi la rispetta. Conosce erbe, veleni e rimedi. È seducente e al contempo pericolosa perché possiede un sapere che gli uomini temono: è padrona del suo spazio e delle sue regole. Nel film di Nolan è la figura che più ci ha intrigato con il suo potente dialogo rivolto al dolente Odisseo. Calipso è il desiderio e il limite, trattiene Ulisse per sette anni non per cattiveria ma perché offre un’alternativa: comfort, amore, immortalità. Quando capisce che Ulisse vuole altro, lo lascia andare. Calipso è passione ma anche capacità di rinuncia. Tre archetipi di donne: la mente, il potere, l’emozione. Antiche di duemilaottocento anni, sembrano parlare il linguaggio dell’indipendenza femminile di oggi (il poema dell’Odissea è stato composto tra l’VIII e il VII secolo a.C.).

Il mito non è evasione. È un metro. E ci ricorda che la letteratura di ventotto secoli fa già immaginava donne intere e sì, il confronto fa male, ma è proprio lì che le figure dell’Odissea diventano uno specchio scomodo. Un vero peccato che nel film manchi il personaggio di Nausicaa, la fanciulla che, trovandolo nudo sulla spiaggia, lo riveste e lo aiuta nel nóstoi verso la patria, Itaca. Nausicaa è la gentilezza che salva, è l’umanità dopo la guerra. Da Penelope, Circe, Calipso alle donne di oggi, le stesse battaglie, la voce, il potere e i desideri. Ma soprattutto hanno il diritto di dire No. Ed è qui che lo stacco con oggi fa rumore. Le donne contemporanee subiscono ancora ciò che a quelle dee, ninfe e regine era negato solo dagli Dei: violenza, stupro, femminicidio. Il punto è questo: Omero e Nolan ci raccontano donne che, pur in un mondo patriarcale, riescono a tracciare confini e farsi ascoltare. Nella realtà di oggi troppe donne vedono quei confini violati. Le tre figure antiche del film, quindi, non sono solo “moderne”, sono profetiche, ci ricordano che il rispetto nasce da ascolto, fiducia, cura. E ci ricordano che quando queste mancano la mitologia smette di essere favola e diventa cronaca. “Narrami, Musa, dell’eroe multiforme che dopo Troia ha vagato per anni, che ha visto le città degli uomini e di molte donne ha conosciuto lo sguardo: la regina che aspetta, la dea che trattiene, la ninfa che insegna, la fanciulla che salva. E in ognuna ha trovato una parte di sé che doveva lasciare andare per poter ritornare” (Omero, Odissea – Proemio). 

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