Il taglio delle accise sul gasolio rischia già di perdere gran parte della sua efficacia. A pochi giorni dall’entrata in vigore della misura varata dal Governo per contenere il caro carburanti, i prezzi alla pompa hanno ripreso a salire, riducendo sensibilmente il beneficio per automobilisti e autotrasportatori. Secondo le rilevazioni pubblicate nelle ultime ore, in appena tre giorni il diesel è aumentato di 1,6 centesimi al litro, erodendo una parte consistente dello sconto fiscale introdotto dall’esecutivo. Dei 17,08 centesimi al litro di riduzione teorica garantiti dal taglio delle accise, comprensivi dell’Iva, ne restano ormai poco meno di nove, mentre il mercato continua a registrare rincari. Una situazione che continua a pesare sulle tasche delle famiglie italiane, già alle prese con il caro vita e con bollette, mutui e spese quotidiane sempre più difficili da sostenere. Per chi utilizza l’auto ogni giorno per lavoro o per raggiungere il posto di impiego, ogni aumento del carburante si traduce in un costo aggiuntivo che incide direttamente sul bilancio familiare.
In Sicilia il problema è stato ancora più evidente. Nelle scorse settimane il prezzo del diesel ha superato in numerosi distributori la soglia dei 2 euro al litro, con punte registrate anche nella Provincia di Trapani. Un livello che ha alimentato proteste da parte di cittadini, pendolari e imprese, soprattutto in un territorio dove gli spostamenti su gomma rappresentano spesso l’unica alternativa praticabile e il trasporto pubblico non sempre offre collegamenti adeguati. L’aumento del costo del carburante, infatti, non incide soltanto sugli automobilisti, ma produce effetti a catena sull’intera economia: crescono le spese di trasporto delle merci, aumentano i costi per le aziende e, di conseguenza, rischiano di salire anche i prezzi dei beni di consumo. Nel frattempo il Governo continua a valutare ulteriori interventi per contenere l’impatto del caro carburanti, mentre il taglio delle accise attualmente in vigore è destinato a scadere il 6 agosto. Resta da capire se saranno adottate nuove misure o se il mercato continuerà a scaricare sui consumatori gli aumenti legati alle tensioni internazionali e all’andamento del prezzo del petrolio.