La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un decreto di sequestro finalizzato alla confisca di prevenzione emessa dal Tribunale di Trapani, avente ad oggetto un bene immobile, ristrutturato in difformità alla normativa urbanistica-edilizia.
Il provvedimento riguarda un immobile nella disponibilità di un esponente di spicco della criminalità organizzata, con ruoli apicali alla famiglia mafiosa di Custonaci, peraltro già condannato con sentenze definitive.
Il destinatario del sequestro risulta coinvolto, tra gli altri, nel procedimento penale del 1996 a carico di Leoluca Bagarella + 66, con il quale è stato condannato con sentenza irrevocabile risalente al 2002, a 25 anni di reclusione, per associazione per delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona.
In particolare, il soggetto, che annovera legami parentali di spicco nell’organizzazione mafiosa di Custonaci, è stato condannato non solo per la sua appartenenza a cosa nostra ma, anche per essere stato uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo, fornendo alla frangia stragista dei corleonesi, un immobile nella sua disponibilità, utilizzato per la prigionia del bambino, prima di essere ucciso.
Ritornato in libertà dopo aver scontato una lunga pena, l’interessato è stato nuovamente oggetto di investigazioni, disposte dalla Procura della Repubblica – DDA di Palermo, al termine delle quali è tratto in arresto, dapprima nel 2020 e, in seguito, nel 2023, tra l’altro, per associazione per delinquere di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione. Entrambi i processi si sono conclusi con condanne dell’imputato.
La misura ablativa, emessa a fronte di una proposta a firma congiunta del direttore della DIA e del Procuratore della Repubblica di Palermo, è stata adottata sulla scorta delle risultanze di indagini patrimoniali svolte dalla Direzione Investigativa Antimafia, Sezione Operativa di Trapani. Determinante si è rivelata la complessa attività di analisi economico-finanziaria svolta, che, interpolando flussi di denaro, disponibilità patrimoniali e capacità reddituale, ha documentato la sproporzione, ammontante a circa 300 mila euro, tra l’asset patrimoniale riconducibile al soggetto in questione ed i suoi redditi dichiarati, circostanza che ha determinato l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni.