Oltre duemila firme raccolte in appena una settimana. È il primo, significativo risultato ottenuto dalla petizione online “Salviamo le coste delle Egadi dalle speculazioni”, promossa dal comitato “Salviamo lo Stornello e le Egadi”, nato con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla tutela ambientale dell’arcipelago e sul rispetto delle norme che regolano l’utilizzo del territorio.
“Il comitato “Salviamo lo Stornello e le Egadi” – dichiarano i suoi componenti – ha ritenuto opportuno organizzare una raccolta di firme online per sensibilizzare quante più persone possibile sul tema della tutela ambientale e del rispetto delle leggi e delle regole nelle isole Egadi. La risposta in pochi giorni è stata straordinaria: più di 2000 firme, che dimostrano come esista di fatto una coscienza civica sull’argomento, tanto che ogni giorno nuove persone si iscrivono al comitato rendendosi parte attiva in vari modi.Il tema delle autorizzazioni per chioschi a diretta fruizione del mare col metodo del silenzio-assenso, talora anche in aree private che non hanno la diretta fruizione del mare o che si trovano in aree di dissesto idrogeologico, è diventato una prassi scandalosa di cui gli enti preposti alla tutela del territorio egadino sembrano non curarsi. Anche nei casi in cui la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali ha espresso il proprio parere ed emanato prescrizioni, il comitato ha verificato l’inadempienza dei privati. Le prescrizioni non vengono rispettate – ad esempio il divieto di movimenti di terra e scavi, quasi sempre disatteso – oppure viene ignorato l’obbligo di smontaggio delle strutture a fine stagione estiva, che quasi nessuno rispetta.È chiaro che si è instaurata una prassi che invoglia i privati a investire anche laddove sarebbe impensabile farlo, perché mancano i dovuti controlli in ogni fase, sia prima sia dopo il rilascio delle autorizzazioni. Tutto questo accade sotto gli occhi di tutti e il comitato ha sentito il dovere civico di denunciare una situazione nella quale è evidente che qualcosa non funziona. Per questo sono stati chiesti controlli puntuali a tutte le autorità competenti.Il rischio di collasso ecosistemico che abbiamo denunciato attraverso una diffida legale esiste concretamente. Adesso attendiamo le verifiche e le giuste sanzioni o revoche, a garanzia dei diritti di tutti e della conservazione di un territorio già fragile e troppo sfruttato a fini commerciali. Invieremo le firme raccolte alla Commissione europea per l’Ambiente, al MASE e all’Assessore regionale, in attesa di essere auditi in Commissione Territorio e Ambiente dell’Ars. Non possiamo più tollerare che permanga questo sistema di aggiramento delle norme a danno del nostro territorio. Attendiamo che gli enti di controllo rispondano alla nostra diffida entro i termini, poi tutto verrà inviato alla Procura della Repubblica”.La vicenda, nei giorni scorsi, era approdata anche nell’aula del Consiglio comunale di Favignana, durante la seduta aperta dedicata al primo anno di amministrazione del sindaco Giuseppe Pagoto. A sollevare la questione era stato il consigliere di opposizione Francesco Sammartano, capogruppo di “Egadi Meravigliose”. Nel corso del dibattito, il sindaco ha annunciato di aver trasmesso una richiesta formale al Demanio e alla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Trapani affinché vengano riesaminati tutti i pareri già rilasciati sulle concessioni, aprendo così un nuovo fronte istituzionale su una vicenda che continua ad alimentare il dibattito pubblico nell’arcipelago.